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Venerdì 25 ottobre debutta "Le Sorellastre": Ottavia Bianchi e Giorgio Latini ci raccontano lo spettacolo

Inizia con una produzione inedita la Stagione di prosa 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio. Venerdì 25 e sabato 26 alle 20 e domenica 27 ottobre alle 17, si inaugura il terzo anno di attività di un luogo che, negli anni, è diventato un polo culturale di riferimento per il quartiere Prati e per la città di Roma. In scena Le Sorellastre di e con Ottavia Bianchi, accompagnata sul palco da Patrizia Ciabatta, Flaminia Cuzzoli e Giulia Santilli per la regia di Giorgio Latini. La dinamiche familiari sono al centro dello spettacolo, con un intreccio che affronta temi - spesso irrisolti - comuni a tanti nuclei affettivi, che disperdono nel “non detto” l’amore filiare e fraterno. Abbiamo incontrato i direttori del teatro per farci raccontare il progetto che apre la stagione intitolata "La bellezza è di tutti!".

La stagione 2019/2020 sta per cominciare e il debutto sarà una produzione dell’Altrove Teatro Studio: chi sono “le sorellastre”?5

Ottavia: Sono quattro sorelle che non si parlano da molti anni e che non sono mai andate d’accordo. Diversissime tra loro per indole, desideri, confessati e inconfessati, ma tutte unite dalla contingenza: il funerale di una madre un po’ strampalata e poco ordinaria che, come ultimo dono, le costringe ad un gioco al massacro che vede in palio un’eredità inaspettata. I colpi di scena saranno molti, ciascuna sorella, in nome del dio denaro  e del desiderio di riscatto, giocherà la sua partita e, come nelle migliori famiglie, quando il castello di bugie crolla, si può avere finalmente una visione più chiara della realtà delle cose, a cominciare da chi si pensa di conoscere da sempre. Insomma uno spaccato di vita familiare “vera” che se raccontata sinceramente è grottesca, a tratti addirittura comica.

4Una commedia “familiare” con tutti i connotati tipici - vizi e virtù - della dinamiche tra sorelle, figlie e madri: sono temi comuni a qualunque “focolare” e quindi sarà facile - vedendo lo spettacolo - riconoscersi e ridere (o piangere) di noi stessi?

Giorgio: Assolutamente sì. Benché le dinamiche tra queste quattro sorelle vengano portate alle loro estreme conseguenze, come è nella natura del teatro, spesso la realtà supera di gran lunga l’immaginazione. Infatti “Le Sorellastre” è un testo che ha preso spunto da una serie di interviste svolte dall’autrice. Non mi stupirei affatto se il pubblico avesse già vissuto parte delle situazioni che vedranno in scena. La risata è il modo che lo spettatore ha di esorcizzare le sue paure e, benché per le quattro sorelle la situazione sia di una serietà assoluta, vista dall’esterno la vicenda ha degli elementi talmente estremi (anche se mai macchiettistici) che fanno scaturire la risata.

Ci descrivi Emma, Elvira, Emilia  e Ughetta?

Ottavia: Emma è “la brava di casa”, il ruolo da me interpretato. Come lei stessa ama definirsi, una normale madre di famiglia sposata ad un chirurgo di fama. Il suo dogmatismo, il bisogno fortissimo di salvare le apparenze sono la sua forza e la sua debolezza. Interpretata da Flaminia Cuzzoli, Elvira è “la bella di casa”, la sorella più scaltra e la più sola. Apparentemente sicura di sé. Sembra non avere problemi a dire le cose come stanno e invece condivide verità scomode che hanno radici nel passato. In ogni gruppo di fratelli c’è sempre il figlio o la figlia che sembra più legata alla casa, quella che non è mai andata via, la più responsabile è lei. Tuttavia, come talvolta accade, le acque chete nascondono segreti insospettabili. Emilia è interpretata da Giulia Santilli. Patrizia Ciabatta interpreta “ la strana di casa”. Ughetta, la più legata alla madre, è una donna adulta rimasta un po’ bambina, una creatura fragile in contatto con una realtà tutta sua fatta di vecchi racconti, spiriti di parenti andati, pietre divinatorie. Si dice sempre” io sono stupida” ma forse è la più saggia.2

I nomi delle dramatis personae sono legati a una scelta connotativa o magari sono il frutto di un’esperienza di vita diretta?

Ottavia: Ogni nome ha un suo significato che si riferisce un po’ all’anima più nascosta del personaggio, un po’ alla sua connotazione sociale nella vita. Sia come autrice che come persona, tendo a dare moltissima importanza ai nomi, anzi sono sempre stata sicura che il nome che ci viene donato alla nascita abbia il potere d’influenzare un po’ il nostro destino. Emma vuol dire madre, Elvira significa straniera; tra i significati di Emilia c’è l’invidiosa e Ughetta vuol dire Spirito.

La regia è affidata a Giorgio Latini, in che modo l’unico componente “maschile” è riuscito a misurarsi e a dare equilibrio scenico allo spettacolo?

3Giorgio: Lavorando con accuratezza sulle recitazione, le sfumature, le nevrosi dei singoli personaggi. Non voglio generalizzare ma penso che, specie nei testi intimi e che richiedono molta sincerità come Le Sorellastre, le donne abbiano una marcia in più, sappiano aprirsi al lavoro con meno difese e una maggiore capacità di autocritica e, in questo caso contro ogni luogo comune, una grande capacità di fare squadra. Diversamente da quello che racconto scherzando, lavorare con quattro donne non mi ha creato nessun problema. Non le vedo come donne, ma semplicemente come professioniste preparate e capaci. Avere delle compagne di lavoro che sanno come muoversi sulla scena mi ha consentito di portare lo spettacolo ad una qualità recitativa che altrimenti non avrei potuto ottenere.

L’augurio è che questo spettacolo possa trovare presto una produzione e una distribuzione anche fuori dall’Altrove: c’è un desiderio specifico in tal senso?

Giorgio: Sì, quando hai un bel prodotto fra le mani, l’obbiettivo è certamente quello di farlo girare il più possibile, anche per portarlo fuori dal contesto romano che, per molti versi, è ripiegato su se stesso. Coloro che hanno avuto la possibilità di leggere il testo in anteprima hanno manifestato un interesse particolare, proprio per la crudezza e la sincerità con cui il tema “famiglia” viene trattato. Tuttavia cerchiamo di rimanere concreti quindi per prima cosa ci occuperemo di mostrare lo spettacolo in tutta la sua bellezza in occasione debutto romano, se poi qualcuno si dimostrerà interessato a portarlo in tourneé,  tanto meglio. In questi giorni siamo molto concentrati sulle ultime prove, i momenti sono febbrili e non siamo proiettati tanto sulle date che faremo, quanto più sul rendere lo spettacolo bello ad appetibile affinché queste date si concretizzino.

Daniele Sidonio

18/10/2019

 

ION: intervista con il collettivo I.T.A.C.A. in scena il 6 ottobre al Festival InDivenire

Domenica 6 ottobre alle 19.30, il collettivo teatrale ITACA presenta ION, spettacolo scritto e diretto da Dino Lopardo da un’idea di Andrea Tosi, con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco. Lo studio è in concorso alla terza edizione del Festival InDivenire, il progetto multidisciplinare ideato da Alessandro Longobardi, con la direzione artistica di Giampiero Cicciò, che ha l’obiettivo di valorizzare progetti di teatro e danza in cerca di un contesto in cui esprimersi e realizzarsi, attraverso l’assegnazione del Premio inDivenire. Abbiamo incontrato i ragazzi del collettivo per farci raccontare cosa vedremo in scena.IMG 7169

ION è un "progetto" in fase di sviluppo, ma con una identità definita nei temi trattati e negli intenti produttivi: com'è nata l'idea?

L’idea è nata dall’esigenza di raccontare una storia che fosse vicina alla gente. La famiglia ad esempio che è il fulcro della nostra storia: se un nostro congiunto non è proprio come ci si aspetta che cosa facciamo? Se lui o lei ha qualcosa che lo differenzia per l’aspetto fisico, per il modo di parlare, per le sue abitudini come ci si comporta, lo si accetta o rinnega? Conta per noi il giudizio della gente? Queste domande ci hanno spinto a raccontare questa storia.

Il collettivo ITACA è nato in funzione di questo lavoro, con un'ispirazione di "artigianato teatrale": come vi siete incontrati e come avete lavorato in questi mesi? Quali le difficoltà?

Ci siamo incontrati in passato solo per piccole collaborazioni poi abbiamo provato a lavorare insieme: il risultato è stato molto incoraggiante! Per la realizzazione di uno spettacolo ci sono molte spese da affrontare: costo dello spazio di lavoro, acquisto del materiale scenico, spostamenti; tutto questo determina tempi più lunghi e condizioni peggiori di lavoro. La maggiore difficoltà nell’autoproduzione è quella economica.

La partecipazione al Festival InDivenire sembra la naturale conseguenza per un progetto che ha potenzialità di sviluppo e produzione: quali opportunità cercate sul palcoscenico dello Spazio Diamante?

L’aspirazione è quella di mostrare il lavoro nella massima condizione per le potenzialità di ciò che è ancora un’autoproduzione. In questo modo cerchiamo di ottenere fiducia, conforto e soprattutto sostegno da chi è preposto a questo ruolo. Speriamo che il lavoro possa piacere e quindi darci conferma del percorso avviato. Sarebbe un ottimo risultato.

Il "caso" a cui è ispirato ION è una vicenda che De André definirebbe forse "Una storia sbagliata": il teatro è ancora il "luogo" in cui affrontare certi fantasmi sociali?

Si, perché il teatro è uno dei “luoghi” in cui accade qualcosa di magico, un rito collettivo che alle volte scuote l’animo di chi vi entra per poi costringerlo alla riflessione. Non c’è luogo migliore che il teatro per iniziare a prestare attenzione ad una paura, ad un modo di vedere la vita, a confrontarsi con se stessi, e a conoscersi.

Redazione

26/09/2019

Le opere della Johannesburg Art Gallery, dagli Impressionisti a Picasso, in mostra a Palazzo Sarcinelli

La splendida cornice di Palazzo Sarcinelli a Conegliano, ospita una eccezione esposizione delle più grandi opere presenti alla Johannesburg Art Gallery, uno dei più importanti musei d’arte ad oggi esistenti nel continente africano, che saranno esposti nello storico palazzo Sarcinelli, rappresentando un’occasione per ammirare dei pezzi unici della storia dell’arte.
Un patrimonio artistico di grande valore che si è costituito grazie alle donazioni fatte da collezionisti sudafricani sensibili all’arte che hanno voluto promuovere il museo come centro di aggregazione culturale di riferimento per il loro Paese.
Il nucleo di questa importante raccolta è il lascito di Lady Florence Phillips, appassionata collezionista che, grazie ai suoi prestigiosi contatti, riuscì ad acquisire capolavori immortali di
celebri artisti europei tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del secolo successivo.

Dai capolavori dell’Ottocento inglese, passando per i maestri dell’Impressionismo, fino ai movimenti artistici rivoluzionari del Novecento: sessanta opere, dipinte dai più grandi artisti tra ‘800 e ‘900, voleranno per ben 11.000 chilometri dal museo di Johannesburg, fino a raggiungere la Città di Conegliano.
L'esposizione che aprirà i battenti il prossimo 11 ottobre sarà visitabile sino a febbraio 2020, si potranno così ammirare opere realizzate dai principali protagonisti della scena artistica internazionale del XIX e del XX secolo come Turner, Rossetti, Courbet, Monet, Cézanne, Warhol e molti altri. Un vero e proprio viaggio nella storia dell’arte europea e mondiale.

Davide Antonio Bellalba  26/09/2019

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