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Intervista a Marco Gervasio: Romics d’Oro 2018 per il papà di Fantomius

Classe 1967, Marco Gervasio si laurea in Economia e, mentre si guarda intorno, comincia la Scuola Romana di Fumetti. Un anno dopo incontra Giovan Battista Carpi, che resta così colpito dalle sue tavole da portarlo alla redazione di “Topolino” a Milano. Era il 1997 e, ormai ventun’anni dopo, Marco Gervasio non è soltanto una delle matite di punta del magazine italiano dedicato al topo più famoso del mondo, ma collabora ad altre testate di casa Disney e realizza fumetti anche per il franchise di Angry Birds.

Presente alla conferenza stampa per la XXIV edizione del Romics, a cui parteciperà sia come soggetto di una mostra dedicata alla sua carriera, sia attraverso panel e live performance sul suo lavoro di disegnatore, Marco Gervasio si racconta per Recensito, partendo dal Romics d’Oro per risalire fino agli esordi della sua carriera.

Gervasio 2Partiamo dalla fine. Partiamo dal Romics d’Oro: com’è stato ricevere la notizia del Premio?

La notizia è stata una forte emozione. La prima volta che mi hanno comunicato che avrei avuto questo premio, ho pensato a uno scherzo. La seconda volta ci ho creduto ed è stato un bel regalo. Per me ricevere un riconoscimento così importante, anche contando chi è stato premiato prima di me, è stata anche una grossa responsabilità. Dopo il Romics d’Oro non potrò più permettermi di scendere di livello, dovrò mantenere sempre uno standard di lavoro alto.

Come si struttura la tua collaborazione con il Romics? Sarai presente in fiera per tutta la durata della kermesse?

Sì, le premiazioni del Romics d’Oro avverranno domenica 7 ottobre ma io sarò presente al Romics già dal giovedì. Il venerdì eseguirò un live painting, sabato realizzerò un disegno sul muro del Romics e poi parteciperò a vari incontri. Sarò anche presente allo stand Panini per presentare un cofanetto con tutte le storie di Fantomius racchiuse insieme con una litografia omaggio quindi ci saranno parecchi modi di incontrarmi.

A proposito di Fantomius, com’è nato il concept della storia? E com’è lavorare a questa serie da solo, visto che gestisci sia le storie che l’aspetto grafico del fumetto?

Mi sento un po’ il papà di questa mia creazione, anche se è buffo essere il padre di un figlio “ladro” come Fantomius. Questo personaggio nasce come semplice nome nella prima storia di Paperinik. All’epoca ero solo un lettore e avrei voluto saperne di più. Poi ho cominciato a lavorare ma, essendo nato come disegnatore, non potevo scrivere niente, eppure vedevo che questo personaggio continuava a non essere usato. Quando ho cominciato a scrivermi le storie da solo, ho provato a proporre l’idea di creare una serie sul ladro gentiluomo, Fantomius. La mia proposta è piaciuta e ho pensato a quattro storie iniziali, che potevano anche finire lì. Invece proprio in occasione del Romics su “Topolino” uscirà il ventitreesimo episodio della serie e sto già lavorando alla ventiquattresima e alla venticinquesima storia.

Quali credi che siano stati i motivi del successo di un personaggio secondario, di cui per anni i lettori di “Topolino” hanno conosciuto solo il nome?

Probabilmente il successo del personaggio è dovuto anche alla sua diversità: si tratta di un protagonista moralmente grigio, un criminale, anche se gentiluomo. Le sue storie sono ambientate negli anni Venti, e questo gli dà una continuity che per le storie di “Topolino” non è usuale. Mi aiuta anche il fatto che in quel periodo storico Fantomius non deve interagire con i personaggi classici della Disney, a parte zio Paperone, quindi ho molta più libertà creativa per quanto riguarda le caratterizzazioni. Ambientare Fantomius negli anni Venti, dall’altro lato, non è stato semplice: ho dovuto documentarmi sulle mode e le atmosfere di quel periodo e soprattutto sulla tecnologia. Tendiamo a dare per scontato tanti elementi nella nostra vita quotidiana e devo costantemente ricordarmi, per esempio, che all’epoca non c’erano la televisione o i cellulari.

Quanto è cambiato il tuo lavoro in questi vent’anni, con l’evolversi delle tecnologie per disegnare e colorare? Gervasio 3

La mia tavola inizia con la matita e il foglio, per me è indispensabile lavorare sul materiale fisico. Il digitale mi aiuta molto quando devo passare alle inchiostrazioni, invece. Mi affido alla Cintiq per l’inchiostrazione e questo velocizza non poco il mio lavoro. Con la china tradizionale dovevo ricorrere al pennello e alla boccetta d’inchiostro e per ogni sbaglio bisognava usare col bianchetto. Grazie al digitale, invece, con un semplice click cancello un errore e posso ricominciare. E ovviamente mi aiuta tantissimo anche nella colorazione, che nel caso di Fantomius realizzo completamente io.

A proposito degli esordi della tua carriera, tu ti sei laureato in Economia e Commercio. Come sei finito alla Scuola Romana del Fumetto, prima di incontrare Carpi?

Non ho mai abbandonato il disegno, che è una passione che avevo fin dalle elementari. Così, presa la laurea e avendo un po’ di tempo libero, ho pensato di frequentare la Scuola Romana di Fumetti. Il primo anno, dovendomi applicare seriamente, ho realizzato una quindicina di tavole. In quello stesso periodo Giovan Battista Carpi è venuto a presenziare una fiera romana, Expo Cartoon, e io ho provato a presentargli il mio lavoro. Gli è piaciuto e durante il secondo anno della Scuola Romana di Fumetto sono entrato nella redazione di “Topolino”.

Com’è la redazione di “Topolino”? Com’è stato lavorare con loro durante questi anni?

È stato sicuramente bello. Dopo tanti la redazione di “Topolino” è per me quasi una famiglia, è come interagire con degli amici, siamo sempre in sintonia sui progetti che decidiamo di intraprendere insieme.

Non solo Disney, però. Nell’ultimo periodo sei approdato anche ad Angry Birds. Come ci sei arrivato?

Angry Birds è stata un’occasione, grazie a un mio caro maestro e amico, Giorgio Cavazzano, che ci lavorava. Mi ha chiesto di partecipare e io ho accettato, anche perché si trattava di qualcosa di nuovo e di diverso dal lavoro con la Disney. Diciamo che la reputo una bella avventura, che ho trovato molto divertente.

Di Ilaria Vigorito, 20/09/2018

Presentata la terza edizione di “vinoè”

È stata presentata a Palazzo Vecchio, la terza edizione di vinoè, kermesse enologica firmata FISAR - Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori che avrà luogo da sabato 27 a lunedì 29 ottobre 2018 alla Stazione Leopolda di Firenze.

Vinoè è un momento e un’occasione di incontro per operatori e amanti del vino che in poco tempo si è affermata tra le manifestazioni enoiche più importanti d’Italia, presentando ogni anno un ricercato palinsesto di degustazioni, incontri, tavole rotonde e cooking show. Nella splendida vigna indoor della Leopolda oltre 8.000 persone si riuniranno per scoprire, sotto la guida dei Sommellier FISAR, più di 800 etichette - tra cantine celebri e realtà indipendenti meno conosciute, ma altrettanto eccellenti - presenti ai 140 banchi d’assaggio.

Giungeranno alla manifestazione produttori da tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia con ampia rappresentanza della Toscana e delle sue tradizioni vitivinicole. vinoe FISAR2

Vinoè accompagnerà un’esperienza di degustazione e scoperta del patrimonio enoico tricolore a momenti di approfondimento dedicati alle grandi eccellenze d’oltralpe. Tra questi, la degustazione verticale di Clos des Réas, inebriante vino rosso di grande qualità prodotto con Pinot nero in purezza, alla scoperta del terroir della Borgogna e delle diverse sfumature che caratterizzano le bottiglie prodotte tra il 2011 e il 2015, e la Masterclass dedicata ai Millesimi dello Champagne, guidata da Cristina Willemsen di Fier Ce Fit, che racconterà come un’eccezionale vendemmia, con uve di prima scelta, porti alla nascita di vini dal forte carattere distintivo prodotti con frutti di una singola annata.
Il Brunello di Montalcino sarà invece al centro di festeggiamenti per i 40 anni dell’azienda Castello Banfi. I Sommelier FISAR realizzeranno una degustazione verticale alla scoperta delle infinite peculiarità delle bottiglie di sei annate diverse, svelando la vita e l’invecchiamento di una delle più grandi eccellenze italiane.

Interessante poi sarà il viaggio nella cultura enogastronomica dell’Oriente: vinoè presenterà quest’anno un approfondimento dedicato al Sakè, fermentato di riso giapponese ottenuto dalla lavorazione con acqua e spore koji che da secoli affascina l’Ovest del mondo.
Giovanni Baldini di Firenze Sakè e il produttore nipponico Arimitsu Sake Brewery condurranno il pubblico in viaggio dalle origini alla ritualità di questa bevanda, da gustare ad una temperatura di 35-40° dopo aver riscaldato a bagnomaria il tokkuri.

Tra tradizione e modernità si colloca, inoltre, l’incontro sui segreti della vinificazione in Anfora: dall’epoca greco-romana in cui per la prima volta si iniziò a fermentare l’uva in grandi vasi di terracotta, alle più moderne tecniche di produzione che valorizzano la sostenibilità con materiali ricercati.

Da sempre ambasciatrice della sottile arte dell’abbinamento tra vino e cibo, FISAR proporrà a vinoè un ricco calendario di incontri con importanti ospiti illustri che, interpreti di un nuovo modo di vivere la cucina e il cibo, si cimenteranno in sorprendenti cooking show ai fornelli della Cucina di vinoè.
Un percorso di scoperta enogastronomica che dalla materia prima condurrà alla complessità del piatto, guidato da giovani imprenditori all’avanguardia come Michelangelo Masoni, unconventional macellaio di Viareggio che opera secondo l’etica della macellazione quale sacrificio per la nutrizione, Simone Cipriani, Chef di Essenziale (Firenze), Alessio Sparacino, Chef dello stellato Cum Quibus di San Gimignano, Edoardo Tilli, Chef Autodidatta rivelazione della Val di Sieve che presenterà la sua cucina agrituristica gourmet, e il team della cucina del Dek di Prato che presenterà il progetto di pescheria contemporanea SHARK.

Novità dell’edizione 2018, infine, è il Premio vinoè 2018, competizione che inviterà gli espositori a proporre la loro migliore bottiglia tra vini bianchi, spumanti, rosè e rossi. La Commissione di Degustazione, composta da 7 Sommelier FISAR, degusterà i vini in gara valutandone colore, gusto e profumo e decretando, per ciascuna tipologia, i due vincitori del Papillon D’Oro e Papillon D’Argento. Le bottiglie vincenti, premiate nella giornata di sabato 27 ottobre, saranno presenti a vinoè per essere scoperte e degustate dal pubblico.
Vinoè si riconferma un evento unico che celebra il vino in tutte le sue sfumature.

 Maresa Palmacci 12-09-2018

Padova: a Palazzo Zabarella in mostra gli Impressionisti del Museo danese di Ordrupgaard

I capolavori di Cézanne, Degas, Gauguin, Manet, Monet, Berthe Morisot, Renoir, Matisse sono proposti in Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard, dal 29 settembre 2018 al 27 gennaio 2019, a Palazzo Zabarella.
La Fondazione Bano e il Comune di Padova sono entrati, nel pool di quattro grandi sedi mondiali selezionate ad accogliere la celebre Collezione danese, eccezionalmente disponibile per il completo rinnovo del Museo che ad essa è dedicato a Copenaghen. In questi mesi la mostra Gauguin e gli Impressionisti è in corso alla National Gallery of Canada, per raggiungere quindi l’Italia, in Palazzo Zabarella e concludersi in una sede svizzera, prima di rientrare definitivamente all’Ordrupgaard Museum, a nord di Copenaghen.Gauguin e gli Impressionisti. Capolavori dalla Collezione Ordrupgaard consentirà al pubblico italiano di ammirare una strepitosa selezione di opere, il fior fiore della Collezione creata ai primi del Novecento dal banchiere, assicuratore, Consigliere di Stato e filantropo Wilhelm Hansen e da sua moglie Henny. Collezione che è considerata oggi una delle più belle raccolte europee di arte impressionista. E che, all’indomani del primo conflitto mondiale veniva valutata come « senza rivali nel nord Europa ». 

Hansen, che sino ad allora aveva collezionato solo pittura danese, fu affascinato dalla nuova pittura francese in occasione del suo primo viaggio d’affari a Parigi nel 1893. Viaggio seguito da metodiche visite al Salon, alle gallerie e ai musei. Da queste frequentazioni maturò, nel 1915, il progetto di creare una collezione di arte francese all’altezza della sua collezione danese. Alla decisione non fu estranea l’idea che l’arte francese fosse destinata ad un rapido aumento di valore e risultasse quindi un perfetto investimento, purché ad essere acquistate fossero le opere realmente più importanti sul mercato. Scelta che spiega la presenza, in Collezione, di una concentrazione così elevata di capolavori. In soli due anni, dal 1916 al 1918, Hansen riuscì a creare, grazie anche agli avveduti consigli di uno dei più importanti critici d'arte del momento, Théodore Duret, una collezione che il suo collega collezionista svedese Klas Fåhræus avrebbe descritto come la “migliore collezione impressionista al mondo”.
Per finanziare l’acquisto di opere d’arte, Hansen creò un Consorzio, nel quale coinvolse amici facoltosi, interessati a portare in Danimarca la nuova arte francese e in particolare gli Impressonisti, gli artisti che li hanno preceduti, i loro due successori, Cézanne e Gauguin.
Nell’immediato dopoguerra, il Consorzio colse le occasioni che il mercato offriva, acquistando intere importanti collezioni e singole opere d’eccezione. Ad esempio, nella primavera del 1918, riuscì ad investire oltre mezzo milione di franchi per comperare opere offerte nelle aste della tenuta di Degas, che misero sul mercato la sua favolosa collezione d'arte.
Per la Collezione, Hansen costruì una nuova Galleria dove, una volta la settimana, il pubblico poteva ammirare le sue 156 opere - che spaziavano dalle tele neoclassiche e romantiche, con David e Delacroix, al realismo e all'impressionismo, al post-impressionismo con Cézanne e Gauguin, e infine Matisse come il primo dei fauve.
Nel ’22, la Landmandsbanken (la banca danese degli agricoltori), a quel tempo la più grande banca privata del paese, fallì e trascinò nel suo fallimento anche il finanziere e collezionista che, per evitare il tracollo, decide di svendere i suoi quadri francesi.
Poi la ripresa e, con essa, la decisione di ricostituire la Collezione.
Tra le nuove acquisizioni c'erano il Ritratto di George Sand di Delacroix, una Marina a Le Havre di Monet, Il Lottatore di Daumier. Anche la favolosa interpretazione di Courbet del Capriolo nella neve si unì alla collezione di Hansen, dove avrebbe preso il suo posto come una delle sue opere principali.
L’ultimo acquisto fu di un piccolo pastello di Degas, raffigurante una ballerina che si chinava per aggiustarsi la scarpetta. Il pastello era stato in precedenza di proprietà di Paul Gauguin, che era un grande ammiratore di Degas, e aveva incorporato il pastello sullo sfondo di una delle sue immagini di fiori. Nel 1931 Hansen aveva acquistato il pastello dal politico e scrittore danese Edvard Brandes, che lo aveva avuto da sua cognata, Mette Gauguin.

Davide Antonio Bellalba  12/09/2018

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