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Roma: alla RvB Arts di via delle Zoccolette la personale di Massimo Pulini

Iconogrammi - Dipinti Alfabeti, è quetso il titolo della mostra dell'artista Massimo Pulini allestitata, dal 7 marzo al 16 aprile, alla RvB ARTS di Roma, nelle ultime opere, recentemente esposte anche al Museo Diocesano di Massa, Pulini fa omaggio al potere misterioso e dinamico delle parole e delle immagini quali fattori fondativi nella vita dell'autore. Utilizzando lastre di vetro e di plexiglass, l'artista ha condotto un primo ciclo di 105 opere dipingendo quattro alfabeti - latino, greco, ebraico e arabo, “le colonne del mondo nel quale sono nato e vissuto”, come lui stesso ci dice.
Le raffigurazioni di base corrispondono ai grandi generi della storia pittorica, sono ritratti, nudi, nature morte e paesaggi, un repertorio che Pulini ha frequentato anche nella sua lunga esperienza di storico dell'arte, che lo ha fatto divenire specialista dell'epoca barocca. Le lettere si fondono con i soggetti rappresentati, creando un insieme inedito. L'accostamento di queste due dimensioni, immagine e parola, apporta un nuovo significato e apre a ulteriori narrazioni.
“I caratteri alfabetici – spiega l'artista – sono i simboli di una chimica del linguaggio, che legano i fonemi alle persone, i nomi alle cose. Una lettera è come una figura in posa, può contenere già tutta la parola, l'azione; un intero racconto, prima ancora di averlo letto.”
Massimo Pulini (Cesena, 1958) è titolare della Cattedra di Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Da più di tre decenni svolge un'intensa attività artistica, che lo ha portato ad allestire mostre personali in musei italiani, francesi, inglesi e spagnoli. Nel 2000, invitato da Maurizio Calvesi, ha allestito una propria installazione nella mostra Novecento alle Scuderie del Quirinale.
La carriera artistica di Pulini inizia nei primi anni Ottanta quando prende parte a mostre curate da critici come Calvesi, Italo Tomassoni e Italo Mussa che sono all'origine di gruppi variamente definiti coma Anacronisti, Ipermanieristi o Pittura Colta. Abilità pittoriche di stampo tradizionale e attenzioni alla storia dell'arte creano un mix che ha un forte appeal in un mondo critico e artistico che sta riscoprendo mezzi espressivi ormai abbandonati e si sta incanalando verso un ritorno alla figurazione. La sua ricerca personale ha varie stagioni e si distingue anche per l'utilizzo di numerosi mezzi espressivi, ma costanti rimangono i suoi interessi nei confronti della storia della pittura e della memoria.

Davide Antonio Bellalba 04/03/2019

L'interno della Casa di Luigi Pirandello

“Io dunque son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco, denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti.” 

Quale migliore inizio delle parole del Premio Nobel per la letteratura Luigi Pirandello per narrare l’esperienza di visita al luogo dove riposa e dove nacque nel lontano 1867? Attirata dal richiamo della mia terra e dalla curiosità di vedere con occhi il luogo che ha dato i natali ad uno dei più brillanti geni dello scorso secolo, mi sono recata nella Casa Museo di Luigi Pirandello.
A pochi chilometri dalla maestosa e plurimillenaria Valle dei Templi, al confine tra il territorio appartenente al comune di Agrigento e quello di Porto Empedocle si trova una contrada di campagna, denominata appunto “Caos”. Qui sorge la casa natale di Pirandello, in origine una costruzione rurale di fine ‘700 di proprietà della famiglia Ricci Gramitto, avi della madre dello scrittore. Nel 1897, anno della nascita di Luigi, la madre Caterina vi si rifugia per sfuggire ad una violenta epidemia di colera. La casa sorge a strapiombo sul mare, è questa la prima e potente caratteristica del luogo circondato da colline e da molti alberi. Ed è proprio sulla parte più vicina allo strapiombo che riposano i resti di Pirandello, raggiungibili attraverso un lungo e stretto sentiero lungo il costone. Un verde giardino abbraccia la tomba dello scrittore: una grossa pietra con delle iscrizioni. Era questo il luogo preferito di Luigi, il luogo dove amava riflettere e scrivere davanti al mare circondato dal verde e baciato dal sole siciliano, all’ombra di un pino che purtroppo qualche anno fa una tromba d’aria ha sradicato. I dipendenti del museo però hanno lasciato quanto sopravvissuto dell’albero, in memoria dell’attaccamento al luogo da parte dello scrittore. Nessuna statua o scultura adorna la semplice tomba di Luigi, come suo desiderio. 

“Bruciatemi. E il mio corpo, appena arso, sia lasciato disperdere, perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare, sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti dove nacqui.”

Non è difficile immaginare perché questo luogo fosse tanto amato dallo scrittore, si respira una pace infinitamente dolce in questi posti cullati dal rumore delle onde attutito dalla roccia e dalla voce dei gabbiani che librano sereni sopra gli alberi mossi dal vento.
Ad accogliere i visitatori nell’atrio antistante la casa un busto in bronzo dello scrittore. Ristrutturata nel 1952 a seguito dell’acquisizione da parte della Regione Siciliana, la casa si divide in due piani. La visita comincia dal pianterreno, sede di mostre temporanee dedicate allo scrittore e alla sua famiglia. Entrando si percepisce da subito la scelta di rendere omaggio al celebre Luigi, ma di valorizzare anche le attività artistiche di alcuni membri della famiglia Pirandello. Si possono ammirare soprattutto le raccolte di dipinti di Rosolina, sorella di Luigi, quella dello stesso scrittore e quella del figlio Fausto. Testimonianza di quanto fosse importante l’arte per la famiglia Pirandello. Cuore della casa con la vista mozzafiato sulla costa e fulcro dell’esposizione il piano superiore. Le stanze sono arricchite da qualche pezzo di mobilio facente parte dell’arredamento originale della casa e alle pareti sono esposte numerose foto in bianco e nero raffiguranti le diverse “stagioni” della vita e della carriera di Luigi, dai momenti quotidiani in famiglia alle foto della cerimonia del Nobel ricevuto nel 1934. Moltissimi i documenti scritti da e per Pirandello, a tal proposito la lettera per il conferimento del prestigioso premio che ne esplicita la motivazione: «Per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale.» Frutto di un aneddoto particolare riguardante le interviste concesse ai giornalisti nel suo studio di Roma per l’assegnazione del premio, il foglio da lui scritto a mano durante gli scatti fotografici sul quale viene ripetuta copiosamente la parola «Pagliacciate!», simbolo dell’ironia contraddistinguente lo scrittore.
Così come Pirandello è stato uno scrittore versatile e dinamico diviso tra letteratura, novelle, teatro e racconti ogni stanza raccoglie i documenti della sua produzione artistica spaziando tra i generi e le opere. Le lettere scritte a mano e i dattiloscritti originali dei suoi più famosi capolavori costituiscono la parte più preziosa dell’esposizione, dalla corrispondenza con colleghi come Antonio Moravia e Grazia Deledda alle prime edizioni di libri con dediche autografe, restituendo la pienezza e l’ecletticità di una personalità straordinaria in un luogo incantato nei meandri della torrida e malinconica campagna siciliana.

Erika Di Bennardo
02/03/19

Europa in danza: l'opportunità di costruire un ponte tra la danza italiana e il resto del mondo

In occasione dell’evento EUROPA in Danza 2019 abbiamo incontrato i due direttori artistici Steve La Chance e Alessandro Rende. Il primo ballerino, coreografo e insegnante statunitense, il secondo un talento nostrano, danzatore del Teatro dell’Opera di Roma e già direttore artistico di numerosi eventi per la promozione e diffusione della danza. Recensito li ha incontrati per raccontarci di EUROPA in DANZA e delle peculiarità di questo appuntamento unico nel suo genere che si terrà nell’esclusivo “The Church Village” di Roma venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 marzo 2019.

Cominciamo da Alessandro. Che cos’è Europa in Danza?
"Europa in Danza è una manifestazione che in una maratona di tre giorni racchiude le principali realtà europee e italiane formative più rinomate, che saranno protagoniste di lezioni, audizioni, un concorso e un premio. La parola d’ordine di questo evento è sicuramente opportunità. Europa in Danza si articola soprattutto sullo schema lezione-audizione, ossia, lezioni in cui i giovani talenti italiani partecipanti possono studiare con personalità di spicco della danza mondiale ed eventualmente essere selezionati per continuare a formarsi e perfezionarsi in Scuole e Compagnie rinomate in tutto il mondo. Si tratta di una prestigiosa vetrina ma anche di un’occasione concreta per essere selezionati senza necessariamente spostarsi da una nazione all’altra, evitando o limitando le spese che i danzatori italiani sostengono per farsi visionare in audizioni all’estero. Inoltre, qui si ha la possibilità di studiare e sostenere più audizioni in un unico posto".

Europa in Danza è un evento che punta sulla qualità della danza ma l’accoglie nella sua totalità e in ogni sua sfaccettatura. Come si concretizza questa policy? 

"Europa in Danza è già alla sua quarta edizione. Negli anni c’è stato sicuramente un crescendo in termini di professionismo e qualità tecnica. I premiati sono nominati da artisti di altissimo livello sia per le loro carriere che per esperienza nel campo della formazione. Abbiamo deciso di estendere la manifestazione e, in particolare il Premio, non solamente a danzatori ma anche a anche critici, insegnanti e coreografi, e operatori del settore. Già in passato non sono mancate collaborazioni anche con case editrici specializzate nel settore coreutico, come ad esempio Gremese. Tutto ciò che per noi risulta valido per aiutare la danza a crescere è ben accetto".

Steve, tu sei stato un ballerino sicuramente di formazione classico ma che ha costruito la sua carriera soprattutto sul modern come testimonia anche la tua lunga esperienza negli USA. Come ti rapporti con le grandi scuole italiane presenti a Europa in Danza che sono principalmente di stampo classico-accademico?

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"Nella manifestazione sono presenti prestigiose scuole italiane come l’Accademia del Teatro alla Scala di Milano, l’Accademia Nazionale di Danza, la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Sono tutti enti di formazione principalmente classico-accademica ma molti dei premiati, così come le esibizioni, spaziano anche su altri stili. Oltre al classico, si va dal neoclassico al contemporaneo, al modern. Del resto la danza è unica e ciò testimonia che le grandi scuole italiane non restano chiuse ma aprono la mente e il corpo anche ad altre frontiere. Lo denota la loro stessa partecipazione ad una manifestazione come la nostra in cui sono presenti oltre a quelle già nominate anche grandi scuole americane di tradizione modern come Peridance Capezio, Brodway e altre. Si chiama Europa in Danza proprio per questo. Crea un ponte tra l'Italia, l'Europa e il mondo.

Quali sono i punti di forza dell’evento?

"Ai ragazzi che vogliono fare audizioni per studiare nelle accademie europee spesso viene offerta la possibilità di inserimento in compagnie. Grazie a questo evento molti sono andati fuori a studiare e poi hanno trovato un lavoro. Non voglio fare critiche ma Europa in Danza offre opportunità concrete e non fa, come purtroppo accade in altri concorsi, mera pubblicità di vari stage della durata di un week-end. Il nostro evento offre un’occasione di formazione a lungo termine".

Roberta Leo 

25/02/2019

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