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Some Disordered Interior Geometries - All'Altrove Teatro Studio la coreografa Paola Bedoni della Compagnia Xe

Domenica 3 novembre alle 18.30 inizia la stagione di musica e danza dell’Altrove Teatro Studio con Some Disordered Interior Geometries coreografia e interpretazione di Paola Bedoni con la partecipazione speciale di Clara Consolandi e le musiche di Charles Ives, Gyorgy Ligeti, Cesar Frank. Una produzione della Compagnia Xe, con il supporto di  MiBACT, Regione Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa.  Un personale omaggio alla fotografa Francesca Woodman di Paola Bedoni in sette piccoli quadri ispirati alla sua opera: Untitled, And I had forgotten how to read music, Charlie the model, On being an Angel, Self portrait talking to Vincent, It must be time for lunch now, Postcard to mum and dad.Locandina

Some Disordered Interior Geometries (parafrasi sul ritrovamento di un corpo) si ispira al lavoro della fotografa Francesca Woodman e ne indaga le principali sfumature artistiche come pretesto di studio e traduzione attraverso la danza. Il mimetismo, l’autoritratto, le citazioni all’arte classica, i riferimenti iconografici e cinematografici, divengono spunto creativo ed emergono via via sul corpo di un’unica donna. Uno studio del corpo come strumento espressivo attraverso il quale filtrare l’immaginario e il mondo interiore del performer. Trovare la reale necessità drammaturgica di un corpo, la sua urgenza creativa e raccontarla in modo essenziale. La coreografia è ritmo, spazio, respiro. È la restituzione di un gesto che nasce dal sentire e che si mostra come testimonianza reale di una storia.

NOTE DI REGIA

Quale sono io? Qual è la mia identità? Una moltitudine di contraddizioni per una sola donna. Un autoritratto come concessione per cogliersi e non essere cancellati. Un’architettura domestica per uno spazio interiore. Sul corpo va in scena l’immaginario.

NOTE BIOGRAFICHE

Paola Bedoni nasce a Milano nel 1981. Inizia a studiare danza classica e moderna all’età di 5 anni. Approfondisce lo studio della danza contemporanea e del tip tap. E’ diplomata alla Scuola di Arte Drammatica Paolo Grassi, atelier di teatro danza. Lavora con Luciana Melis, Reinhild Hoffmann, Sarah Taylor e Yong Min Cho, Lucinda Childs, Susanna Beltrami, Avi Kaiser e Sergio Antonino,Tino Seghal, Luciano Padovani. Dal 2007 è in compagnia come danzatrice stabile della Compagnia Xe di Julie Ann Anzilotti in tutte le produzioni. È assistente alla coreografia di Luca Veggetti e, dal 2012, è docente di improvvisazione e creazione coreografica presso l’atelier di teatro danza e per il corso attori all’Accademia Paolo Grassi di Milano. Some disordered interior geometries è il primo lavoro interamente diretto e danzato da lei. Clara Consolandi è la sua mamma.

Per tutte le informazioni riguardanti la Stagione 2019/2020 dell’Altrove Teatro Studio è possibile visitare il sito www.altroveteatrostudio.it

scrivere all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare telefonicamente il 351/8700413.

U.s.

29/10/2019

Gianfranco Pedullà racconta il suo “La Scomparsa delle lucciole”

E’ in scena in questi giorni, il 17 e il 18 ottobre, al Teatro Palladium ,“La Scomparsa delle lucciole”, spettacolo scritto da Gianfranco Pedullà con Manuela Critelli, che si configura come una lucida fotografia dell’Italia degli anni Settanta e Ottanta.
Il titolo è un chiaro riferimento al famoso intervento di Pasolini su “La scomparsa delle lucciole”, nel quale il grande poeta segnalava la fine di un mondo, quel cambiamento epocale avvenuto dopo il boom economico e con la successiva affermazione di una cultura consumistica. Proprio i momenti più significativi dei due decenni attraversano il palco in due atti, diversi tra loro come il periodo storico che rappresentano: il primo – con un andamento epico e lirico - è dedicato agli anni Settanta; il secondo agli anni Ottanta fino all’inizio degli anni Novanta.
Un viaggio attraverso la nostra storia e la nostra società, tramite quei profondi cambiamenti che ci hanno accompagnato negli anni facendoci diventare ciò che siamo adesso. Un’occasione per riflettere a teatro, per riappropriarsi di valori che abbiamo perso o stiamo perdendo.
In questa intervista, rilasciata a Recensito, l’autore Gianfranco Pedullà ci racconta il senso più profondo de “La scomparsa delle lucciole”, offrendo un’istantanea di ciò che siamo, siamo stati, saremo.

Quali sono, secondo Lei, le “lucciole” che oggi stanno scomparendo?
L'idea di relazioni umane dirette non mediate dalle nuove tecnologie che - se male utilizzate - riducono i rapporti fra esseri umani a fredda tecnica. Il rischio della perdita delle dimensioni umane, del rispetto e della dignità di se stessi e degli altri.

E’ un testo estremamente attuale. Com’è nato questo progetto? lucciole2web
Avevo voglia di capire da quali dominanti culturali e politiche scaturisce l'Italia di oggi. Capire da dove veniamo e darne alcune sintesi con i mezzi del teatro

Pasolini aveva previsto con lungimiranza quanto è accaduto e sta accadendo in questi anni. Come tratteggiate in scena la figura dell’intellettuale e quali sono gli aspetti che ne mettete in risalto?
Nello spettacolo abbiamo la presenza scenica di Pasolini ma non è un personaggio. Da me (e dall'attore Marco Natalucci che lo rappresenta) viene intesa come un presenza quasi iconografica, una figura di testimone, quasi il fantasma di Pasolini. E ne mettiamo in risalto il senso tragico della sua esperienza di vita e di morte.

Due atti per due periodi storici diversi: anni Settanta e Ottanta. Cosa è cambiato da allora? Sono stati fatti passi avanti o indietro?
Dopo la grande stagione delle ideologie degli anni Settanta gli anni Ottanta sono gli anni dell'individualismo, dell'egoismo, del neo consumismo, del narcisismo esasperato.
Ogni epoca ha le sue contraddizioni ma gli anni Settanta hanno avuto il senso di cambiare il mondo, ha avviato delle utopie (nonostante gli esiti anche contraddittori) mentre gli anni Ottanta avviano un periodo di restaurazione culturale che è alla base dell'attuale fase reazionaria che viviamo in Italia.

La diversità tra i due periodi storici è resa registicamente anche attraverso un punto di vista stilistico. Può farci qualche esempio in merito?
Il primo atto un colore più bianco/nero il secondo è molto più colorato; il primo esprime un clima tragico, il secondo ha un clima farsesco.

Lo spettacolo è una riflessione sul nostro tempo e la nostra società, ma anche sulla nostra storia. Cosa spera possa trasmettere al pubblico?
Che sulle questioni collettive perdere memoria significa perdere libertà

L’arte è sicuramente uno strumento di formazione. Può salvare dal consumismo oppure si sta adattando ad esso?
Siamo tutti immersi nel consumismo (che ovviamente ha anche aspetti positivi) ma va relativizzato ai veri bisogni e non solo a quelli indotti, che ci stanno portando piano piano verso una deriva negativa che sta distruggendo molti aspetti importanti della vita umana. L'arte ci insegna a prenderci cura delle persone e dei valori più importanti

Maresa Palmacci 18-10-2019

ION: intervista con il collettivo I.T.A.C.A. in scena il 6 ottobre al Festival InDivenire

Domenica 6 ottobre alle 19.30, il collettivo teatrale ITACA presenta ION, spettacolo scritto e diretto da Dino Lopardo da un’idea di Andrea Tosi, con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco. Lo studio è in concorso alla terza edizione del Festival InDivenire, il progetto multidisciplinare ideato da Alessandro Longobardi, con la direzione artistica di Giampiero Cicciò, che ha l’obiettivo di valorizzare progetti di teatro e danza in cerca di un contesto in cui esprimersi e realizzarsi, attraverso l’assegnazione del Premio inDivenire. Abbiamo incontrato i ragazzi del collettivo per farci raccontare cosa vedremo in scena.IMG 7169

ION è un "progetto" in fase di sviluppo, ma con una identità definita nei temi trattati e negli intenti produttivi: com'è nata l'idea?

L’idea è nata dall’esigenza di raccontare una storia che fosse vicina alla gente. La famiglia ad esempio che è il fulcro della nostra storia: se un nostro congiunto non è proprio come ci si aspetta che cosa facciamo? Se lui o lei ha qualcosa che lo differenzia per l’aspetto fisico, per il modo di parlare, per le sue abitudini come ci si comporta, lo si accetta o rinnega? Conta per noi il giudizio della gente? Queste domande ci hanno spinto a raccontare questa storia.

Il collettivo ITACA è nato in funzione di questo lavoro, con un'ispirazione di "artigianato teatrale": come vi siete incontrati e come avete lavorato in questi mesi? Quali le difficoltà?

Ci siamo incontrati in passato solo per piccole collaborazioni poi abbiamo provato a lavorare insieme: il risultato è stato molto incoraggiante! Per la realizzazione di uno spettacolo ci sono molte spese da affrontare: costo dello spazio di lavoro, acquisto del materiale scenico, spostamenti; tutto questo determina tempi più lunghi e condizioni peggiori di lavoro. La maggiore difficoltà nell’autoproduzione è quella economica.

La partecipazione al Festival InDivenire sembra la naturale conseguenza per un progetto che ha potenzialità di sviluppo e produzione: quali opportunità cercate sul palcoscenico dello Spazio Diamante?

L’aspirazione è quella di mostrare il lavoro nella massima condizione per le potenzialità di ciò che è ancora un’autoproduzione. In questo modo cerchiamo di ottenere fiducia, conforto e soprattutto sostegno da chi è preposto a questo ruolo. Speriamo che il lavoro possa piacere e quindi darci conferma del percorso avviato. Sarebbe un ottimo risultato.

Il "caso" a cui è ispirato ION è una vicenda che De André definirebbe forse "Una storia sbagliata": il teatro è ancora il "luogo" in cui affrontare certi fantasmi sociali?

Si, perché il teatro è uno dei “luoghi” in cui accade qualcosa di magico, un rito collettivo che alle volte scuote l’animo di chi vi entra per poi costringerlo alla riflessione. Non c’è luogo migliore che il teatro per iniziare a prestare attenzione ad una paura, ad un modo di vedere la vita, a confrontarsi con se stessi, e a conoscersi.

Redazione

26/09/2019

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