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Viviana Altieri racconta "Signorotte": "il dolore è un'opportunità"

Dal 2 al 5 maggio, in prima nazionale assoluta allo Spazio 18b, debutta “Signorotte”, spettacolo scritto e diretto da Massimo Odierna e interpretato da Viviana Altieri, Elisabetta Mandalari e Sara Putignano. Una tragicommedia che affronta il disagio e la miseria, la ricerca di un posto nel mondo, le nevrosi ed i vizi umani, focalizzando l'attenzione sulle contraddizioni moderne e sulla brutalità dell'uomo. Il giorno dopo la prima abbiamo incontrato Viviana Altieri:

Viviana, puoi raccontarci le emozioni della prima?

"Prima di debuttare, nonostante tu sia preparato e cerchi di fare del training per rilassarti, sei sempre molto teso. Appena entri in scena e le luci si spengono, lo vivi come un momento di blackout. Io, Sara ed Elisabetta eravamo molto emozionate, ma anche felici di fare questo gioco insieme, come se dovessimo fare bungee jumping".

Avete studiato tutte e tre all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico".

"Sì, eravamo compagne di classe, anche con Massimo (Odierna). Dopo il diploma abbiamo iniziato un percorso di collaborazione lavorativa, fondando la compagnia BluTeatro, che è stata il perno che ci ha tenuti insieme".

“Signorotte” è l'ultimo capitolo della cosiddetta trilogia del disagio: cosa pensi delle due opere precedenti e dei parallelismi che le legano a “Signorotte”? viviana altieri 19 copia e1539708057120

"Le tre opere sono accomunate dalla discesa agli inferi dei personaggi. Per la drammaturgia di Massimo sono necessari gli attori: lui scrive per loro, infatti il testo di “Signorotte” è scritto apposta per me, Betta e Sara. Tutti i protagonisti della trilogia sono dei perdenti, hanno difficoltà a stare al mondo, sono degli antieroi che vivono situazioni grottesche. “Signorotte” però si differenzia dagli altri due spettacoli per una diversa visione della donna, di più ampio respiro".

Che tipo di lavoro hai fatto sul tuo personaggio?

"Abbiamo fatto un lavoro di gruppo perché i personaggi a sé stanti non hanno ragione d'essere, non funzionano. È nella dialettica tra di loro che assumono un ruolo: intorno a Ida, il mio personaggio e la leader del gruppo, si sviluppano gli eventi della storia. Ho cercato di capire cosa Massimo avesse visto di me in nel personaggio e credo che dal mio carattere abbia preso la tendenza a trovare delle soluzioni in qualunque momento, nel tentativo, a volte vano, di far stare tutti a proprio agio".

Se dovessi paragonare “Signorotte” ad un'altra opera, anche non teatrale, quale sceglieresti?

"Le tre sorelle di Cechov perché in quei personaggi che abbiamo interpretato all'accademia, ognuna di noi (io, Betta e Sara) si era identificata in determinati tratti caratteriali. Le tre sorelle ambiscono a dei sogni che non realizzeranno mai, dovranno accettare compromessi e rinunce e nuoteranno in un lago di tristezza e disperazione".

Massimo Odierna ha detto che “esiste per tutti un momento di crisi e di disagio nel quale l'individuo si confronta con se stesso. Il disagio è dunque una condizione umana che racchiude in sé malinconia e tristezza, preoccupazione e agitazione”. Cosa ne pensi?

"Ci pensavo in questi giorni. I momenti di crisi e disagio li viviamo male, faremmo di tutto per uscirne, eppure è proprio passandoci attraverso, immaginando questo dolore come un varco, che riusciamo ad andare dall'altra parte. Metterti di fronte a te stesso implica un momento di conoscenza, impari qualcosa di te e del mondo che prima non sapevi. Il dolore è un'opportunità: grazie alla caduta ti elevi perché ogni ferita comporta un'evoluzione".

Le tre protagoniste di “Signorotte” affrontano il dolore e ne escono sconfitte?

"Per tutta la vita si sono trovate in situazioni di disagio che hanno cercato di affrontare. Sono allo stesso tempo vittime e carnefici, vincenti e perdenti. Questa risposta, se siano sconfitte o meno, dipende da ciascuno spettatore. Ieri abbiamo avuto i primi feedback del pubblico: qualcuno ci ha visto una vittoria delle donne, per altri invece è stato un momento di riflessione profonda intorno al fallimento".

Alessandro Ottaviani 5/05/2019

"Signorotte": Recensito incontra Sara Putignano

Brillanti e divertenti, ora sfacciate ora psicotiche. Sono le "Signorotte" di Massimo Odierna, interpretate in modo eccelso da Viviana Altieri, Elisabetta Mandalari e Sara Putignano.
Parlandone con Sara Putignano - pugliese, classe 1986, vero talento del teatro italiano - non abbiamo potuto fare a meno di constatare che un po’ ricordano le "Donne sull’orlo di una crisi di nervi" di Almodovar, ognuna a modo suo.

Tre personalità molto diverse quelle di Ada, Ida e Beta. Cosa le lega nel profondo, a parte uno scabroso segreto che ci viene rivelato solo alla fine?
Sicuramente una grande amicizia, nata tra i banchi di scuola. Si è instaurato questo rapporto fatto di un magico equilibrio. Ci sono Ada e Beta che si scontrano di continuo e Ida che fa da intermediaria, ma tutte e tre sono completamente diverse tra loro. Rappresentano tre punti di vista diversi sugli uomini, tre modi diversi di vivere le cose, tre ambienti familiari diversi che poi portano ad una visione del maschile ben precisa.

Il rapporto con gli uomini è uno dei punti centrali in effetti…
Sì, ed è strettamente legato all’ambiente familiare che ognuna vive. C’è Beta per esempio che vive in un contesto domestico dove regna la violenza, è cresciuta nella realtà della periferia, Beta la vita l’ha vissuta. Non è un caso che pur commettendo tutte e tre degli omicidi Beta sia l’unica che si sporca davvero le mani. Ada invece è completamente estranea a tutto questo, è cresciuta in un ambiente ovattato e quando già da giovane inizia ad essere annoiata dagli uomini, si lancia nel suo percorso artistico cercando di esplorare la sua vocazione. E anche da adulta poi fa lo stesso, perché si sposa con un uomo perennemente assente, ha una figlia a cui per non far mancare niente ha dato troppo e si ritrova comunque da sola.

Il tuo personaggio è quello che più di tutti deve fare i conti con la solitudine, una solitudine che riempie la sua quotidianità nonostante tenti di cacciarla in tutti i modi.
Esatto, Ada si rifugia nella sua vocazione artistica e si crea una dimensione tutta sua, si fa costruire un teatro dentro casa ed è costretta a pagare una compagnia per mettere in scena le sue creazioni. Si rifugia in una realtà ricostruita, come nel teatro. La sua è una grande solitudine che nasconde il suo fallimento. Lei, che sui banchi di scuola prendeva in giro il professore di matematica e chiedeva alle altre di giurare di non diventare mai come lui, è la prima ad aver fallito perché tutto quello che si erano promesse la spaventava. E da adulta continua inutilmente a cercare di realizzarsi.

Questo passaggio continuo tra l’età adulta e l’età giovanile nel cinema è facile da realizzare, ma a teatro? Soprattutto con una scenografia così scarna. È stato complicato da mettere in scena?
All’inizio avevamo tutti un’idea più articolata della cosa. Avevamo pensato a degli espedienti estetici, metterci più strati di costumi e far corrispondere ad ogni cambio d’abito un’età precisa. Poi però ci siamo appoggiati all’essenza del teatro, ci siamo fidate del suo potere e della nostra capacità di creare. Il bello del teatro è che si tratta di una convenzione, quindi il pubblico vede quello che noi vogliamo fargli vedere. Se lo spettatore ha fatto il nostro stesso viaggio allora lo spettacolo funziona. Anche negli ultimi lavori che ho fatto mi sono trovata a lavorare in spazi vuoti. Non c’è niente, ci sei solo tu. E questi lavori ti mettono a nudo, dipendono completamente da te, perché se non fai bene allora crolla tutto.

Tu poi hai avuto modo di fare anche cinema, quindi hai potuto constatare personalmente le differenze tra questi due modi di recitare. Tra i due quale senti un po’ di più il tuo habitat naturale?
Sicuramente il teatro, ho cominciato con il teatro e lo faccio da dieci anni. La cosa che ho scoperto facendo entrambi è che avendo due meccanismi di creazione completamente diversi è necessario anche sviluppare un tipo diverso di allenamento per ciascuno. Il teatro si nutre delle reazioni del pubblico, è sempre diverso, in continuo divenire ed è in mano tua in quel momento. Tu attore sai che la tua performance non sarà mai uguale il giorno dopo. Nel cinema tutto questo non esiste. Magari ci metti cinque ore per tre battute e in quelle ore devi saper tenere sempre alta l’attenzione per incanalarla nei cinque minuti giusti o sei finita. Nel cinema tu non hai il controllo e questo in un certo senso è frustrante. 
Devi tener conto anche dell’aspetto tecnico che è molto più presente, come la limitazione dei movimenti, la camera che ti riprende. Però devo dire che essendo io ipercritica, il cinema mi ha aiutata. Mi piace molto e vorrei continuare ad esplorarlo.

Ce lo vedresti "Signorotte" al cinema?

Sì dai, come hai detto anche tu prima proprio per il continuo spostarsi da una dimensione temporale all’altra, secondo me si presterebbe davvero bene.

Giulia Mirimich

Evento Domino #11 presenta le eccellenze della danza italiana

Giunto alla sua undicesima edizione riparte Evento Domino, sabato 4 maggio, presso Spazio 900 a Roma, ancora più potente e ricco di novità, grazie alla collaborazione di artisti, dj, visual artist, danzatori, fumettisti, personaggi del mondo dello spettacolo. Evento Domino è un format artistico. Un evento che celebra le nuove eccellenze della danza italiana. Un appuntamento fisso che ha registrato nella scorsa edizione più di 1500 presenze. È un progetto che nasce dalla voglia di far conoscere, a un pubblico di non addetti ai lavori, le nuove generazioni che rappresentano nel mondo la danza made in Italy. ED 10 0

I protagonisti della nuova edizione: Macia Del Prete, vanta collaborazioni prestigiose per video musicali, concerti e festival con noti artisti italiani come Renato Zero, Emma Marrone e Marco Mengoni Francesco Cariello danzatore per video musicali di Emma Marrone, per il concerto del Maestro Bocelli, nello show di Enrico Brignano, Orlando Moltoni, ballerino alle finali di Xfactor e nel film Disney ABCD2, Giorgia Ianniccheri e Annalisa Marcelli ballerine italiane tra le pochissime specializzate negli stili Waacking e Voguing, Johannes Palmieri ballerino e coreografo esperto nelle discipline hiphop in particolare Locking, Marco Pipani, ballerino per diversi programmi tv come Ciao Darwin 8, The Voice 2018, Shady Salem, fondatore della compagnia Damnedancers, Matteo Vignali attualmente nel cast per il tour di Rita Ora. I nove ballerini e coreografi, dalle ore 22.30, si alterneranno sul palco di Spazio 900 con il loro personale e inedito progetto. Nei soli cinque minuti a disposizione gli artisti racconteranno il proprio genere di danza. Ad accompagnarli la musica del dj X.Charls, noto per le sonorità che hanno accompagnato gli after party della Vogue Fashion’s Night Out romana e di AltaRoma AltaModa. 

Nato da un’idea di Adriano Bettinelli, Irma di Paola e Luca Paoloni, danzatori e coreografi, e con la collaborazione di Roberta Pitrone, Evento Domino è diventato una piattaforma per lo sviluppo e la promozione della danza italiana attraverso produzioni artistiche, eventi e workshop.

Evento Domino è emerso dalla necessità impellente di ampliare l’offerta coreografica presente in Italia e di stimolare l'ambiente artistico è una serata all’insegna dello spettacolo e del divertimento no-stop che oltre a portare sul palco coreografi e artisti di calibro internazionale vedrà la presenza di personaggi dello spettacolo e del jet set.

 

SPAZIO 900: Piazzale Guglielmo Marconi 26b, Roma
Biglietto di ingresso: €15,00 acquistabile direttamente il giorno dell’evento al botteghino.

U.s.

3/05/2019

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