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“Sguardi e Architetture”: l’artista MIRESI ai Musei Capitolini e alla GAM fino al 23 agosto

Un dialogo fatto soltanto di sguardi. Questo vuole essere il concept espositivo alla base del nuovo progetto From La Biennale di Venezia & OPEN to RomeInternational Perspectives, promosso da Roma Capitale e Assessorato alla Crescita culturale.

L’iniziativa, attivata dalla Sovrintendenza Capitolina dal 2016, si propone infatti di far convergere le “prospettive” artistiche di Venezia e di Roma, due città italiane con un ampio respiro europeo ed un’attenzione particolare alle esperienze culturali internazionali. Alcuni spazi museali dell’Urbe si predispongono quindi ad accogliere mostre e allestimenti– ricomposti e rimodellati site-specific per Roma – provenienti dalla Biennale di Venezia e da OPEN, esposizione collegata alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Fino al 23 agosto, protagonisti dell’evento saranno i lavori dell’artista italiana MIRESI, dedicati a “Sguardi e Architetture” di tre città europee messe a confronto: Berlino (dove l’artista lavora da trent’anni), Roma e Barcellona. L’archeologia industriale sarà il tema dominante della mostra ai Musei Capitolini alla Centrale Montemartini, sede della prima centrale termoelettrica di Roma, e dunque location estremamente significativa, in quanto testimone del passato tecnologico della Capitale. Alla Galleria d’Arte Moderna sarà invece realizzata un’installazione di fotografie di volti europei, “a colloquio” con gli sguardi di marmo, bronzo e terracotta delle sculture facenti parte della collezione permanente. 

L’appuntamento di quest’anno – a cura di Claudio CrescentiniPaolo De Grandis e Carlotta Scarpa – è dunque fondato su una raffinata conversazione tra luoghi e cultura: un gioco di affinità e rispecchiamenti reso possibile tra città e architetture lontanissime tra loro, in virtù del sapiente obiettivo e della suggestiva pittura di MIRESI.

Chiara Molinari  11/06/2020

Cinque Minuti con Monet. A tu per tu con le Ninfee: una mostra a Genova per avvicinarci all’arte

Cinque Minuti con Monet. A tu per tu con le Ninfee è un evento da non perdere, che porta nella capitale ligure uno dei quadri più famosi e apprezzati del pittore impressionista. Dal 12 giugno al 23 agosto 2020 sarà possibile visionare il dipinto al Palazzo Ducale, esposto precisamente nell’Appartamento del Doge. Un momento unico, un percorso artistico irripetibile, nato dalla collaborazione tra Arthemisia e il Musée Marmottan Monet di Parigi, luogo che ospita abitualmente l’opera d’arte e che attira ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo. 

Claude Monet, famoso per aver fatto delle Ninfee uno dei soggetti più caratteristici della sua produzione, compose questo quadro tra il 1916 e il 1919; la serie pittorica, infatti, è universalmente riconosciuta come uno dei lasciti più importanti dell’artista parigino.

Il comune di Genova non ha potuto far altro che accogliere con entusiasmo questa iniziativa, non solo per il suo spessore culturale, ma anche e soprattutto in concomitanza con un periodo storico come quello che stiamo vivendo, in cui l’arte diviene un’occasione per unire nonostante il distanziamento. A tal proposito, la mostra è stata pensata proprio nel rispetto di norme e misure di sicurezza: dalla misurazione della temperatura all’ingresso, all’utilizzo obbligatorio della mascherina per tutta la durata della mostra. 

Ad aprire questa esposizione ci sarà il dipinto di Giovanni Boldini “La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt”. Il pittore genovese è stato uno dei più grandi sostenitori italiani di Monet e della sua arte. 

Micaela Aouizerate  08/06/2020

Venezia: online la mostra dell’Archivio Storico Registe alla Biennale – Biennale Teatro 1934-2016

Da mercoledì 3 giugno, sul sito web della Biennale di Venezia (www.labiennale.org) è online la mostra Registe alla Biennale – Biennale Teatro 1934-2016, che ripropone l’esposizione allestita al Ca’ Giustian nel 2017, in occasione del 45° Festival Internazionale del Teatro dedicato alla regia.

Il materiale è stato attinto dalla collezione dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee e selezionato dal direttore del settore Teatro Antonio Latella

Figure di passate e differenti epoche si ritrovano quindi a dialogare fra loro, divenendo viva testimonianza delle infinite possibilità che quest’arte può offrire. Locandine, manifesti e fotografie che, a detta dello stesso Latella, servono a “recuperare, attraverso adeguata documentazione, anche frammenti di esperienze forse cadute nell’oblio”.

Dagli anni ’50, ad esempio, riemergono personalità come Edwige Feuillère, considerata “la nuova Sarah Bernhardt", Shelah Richards o Krystyna Skuszanka.

Negli anni ’60, invece la Biennale ha avuto l’onore di ospitare delle vere e proprie paladine della rivoluzione teatrale in atto in quegli anni: Judith Malina, fondatrice del Living Theater insieme a Julian Beck e Mina Mezzandri, prima regista teatrale in Italia.

Ma anche negli anni ’70 e ’80 giungono personalità portatrici di nuove visioni, come Meredith MonkDacia Maraini ma soprattutto Pina Baush, ideatrice di un nuovo modo di concepire la danza e il teatro la cui influenza è viva ancora oggi. La selezione di alcuni suoi capolavori voluta fortemente da Franco Quadri rimane sicuramente uno dei punti più alti raggiunti dal Festival. 

Infine non mancano esponenti delle generazioni più recenti, fra cui Monica Conti, Alessandra Vanzi, Emma Dante e Valeria Raimondi (Babilionia Teatri.)

Dopo L’idea del corpo, un altro tassello dell’immenso patrimonio della Biennale Teatro viene caricato online, con lo scopo di valorizzare e rendere disponibili autentici pezzi di storia.

E con la speranza di tornare alla normalità, dopo i recenti avvenimenti dovuti al Covid, è stata già annunciata la 48° edizione del Festival, diretto sempre da Antonio Latella, che si svolgerà a Venezia  dal 14 al 25 settembre

Claudia Silvestri  04.06.2020

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