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Sang Jijia e Olimpia Fortuni a Firenze per Fabbrica Europa

Multimedia e danza, Cina e Italia. Due coreografi, due tematiche e due modalità di messinscena simili ma anche due temperamenti diversi. Martedì 8 maggio, nell’ambito del festival Fabbrica Europa, vanno in scena alla Stazione Leopolda di Firenze “Re-Mark” di Sang Jijia e “Soggetto senza titolo” di Olimpia Fortuni.

SangJijia1 minUna creazione site specific nonché un intenso percorso di scambio fra il coreografo tibetano Sang Jijia e un gruppo di otto danzatori reclutati in territorio fiorentino. Con dieci repliche in quattro giornate consecutive, "Re-Mark" va in scena in prima assoluta, prodotta da Fabbrica Europa in collaborazione con City Contemporary Dance Company/Hong Kong, The Dance Industry/Spellbound Contemporary Ballet e Versiliadanza. «Ogni giorno nella nostra vita lasciamo dietro di noi, inavvertitamente, molti segni […] Questi segni evocano pensieri sulle persone che abbiamo avuto intorno, sulle cose che sono esistite o accadute, sul tempo che è passato. Alcuni segni potrebbero portarci a trovare noi stessi o suggerire agli altri di venire a cercarci». È il punto di partenza per la creazione coreografica; “Re-Mark” si avvale dei grandi spazi della Stazione Leopolda e, pur sviluppandosi in modo apparentemente non tradizionale, è portatrice di molti elementi di cui la danza contemporanea da sempre si nutre: video-danza, costumi di scena morbidi e in colori pastello, indagine sul proprio corpo e sulla presenza fisica altrui, esplorazione dei limiti anatomici, dello spazio e della memoria. La scena è scissa in due dimensioni, quella fisica e reale, in cui i danzatori agiscono e interagiscono, e quella virtuale o multimediale, che riproduce la realtà in atto e la mostra da diversi punti di vista. Danza e video-danza tornano a incontrarsi in una modalità originale ma non dimentichiamo che si tratta di un connubio già sperimentato e in gran parte superato; la novità di Sang Jijia sta nello svelare l’artificio del video e del montaggio, nel rendere il digitale funzionale alla messinscena e nel servirsi dell’hic et nunc spettacolare: due cameraman riprendono la performance che, in tempo reale, è trasmessa su un maxi-schermo alle spalle degli spettatori. L'espediente è utile sia per facilitare la fruizione sia per concedere prospettive inedite, primi piani, angolazioni difficili, dettagli. Suggestivi e in perfetta armonia con lo spazio della Leopolda, sono i colori tenui dei costumi, diversi ma complementari. Altro tocco contemporaneo è l’uso del calzino, usato e abusato ma degna parte di una divisa che, come la moda nel mondo esterno, non contempla la libertà assoluta del piede. Prestanza fisica dei danzatori, contatto, ripetizione, visibile impianto coreografico e preparazione: ci sono tutti gli ingredienti per una saggia messinscena contemporanea che, pur portando avanti una propria sperimentazione, rientra in quello che, istituzionale o no, è ormai un canone.

olimpia fortuni1 minCome Sang Jijia, Olimpia Fortuni sfrutta i mezzi multimediali ma lo fa in modo profondamente diverso: le immagini, di cui si serve solo nel finale, sono proiettate sullo sfondo di un unico spazio scenico e mostrano qualcos'altro da lei, la città, la natura, il tempo che passa. In un luogo più intimo e ristretto va in scena “Soggetto senza titolo”, la performance di una sola interprete diretta da sé stessa con il supporto di Cinzia Sità, Associazione Sosta Palmizi e Teatro la Cavallerizza di Torino. Olimpia Fortuni mette in scena una jungla quotidiana: ambiente freddo, sporco, spoglio, tessuto sonoro denso, evocativo. Si tratta di un’altra ricerca contemporanea sul corpo in quanto umano, di un viaggio a ritroso che parte da un prossimo futuro per tornare alle origini e infine inglobarsi in tutta la propria naturalezza nella metropoli, nella paesaggio, nel mondo. "Soggetto senza titolo" si apre su una figura nera incappucciata che rimanda alla paura contemporanea del criminale e del terrorista; ma è un problema in parte più grave: rappresenta la personificazione di un nessuno, di un individuo che perde la propria faccia e la sua identità diventando un fantoccio smidollato, capace di muoversi soltanto in virtù delle vibrazioni sonore. L’automa degli anni Duemila si accorge di indossare più di quello di cui ha bisogno; appende al chiodo la propria esteriorità, inizia a spogliarsi del di più e intraprende un viaggio a ritroso, trasformandosi in un essere primitivo e animalesco. La metamorfosi cessa quando l’individuo torna alla natura e si ingloba in essa: è nudo e forse si ricorda di provare pudore ma nessuno se ne accorge perché nella mimesi quotidiana torna a essere parte di un tutto, solo più consapevole.

Benedetta Colasanti 09/05/2018

 

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