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Botero a Roma: la voluminosa retrospettiva

Al Complesso del Vittoriano si apre il cuore dell’opera di Fernando Botero al pubblico romano. Dal 5 maggio fino al 27 agosto l’occasione per conoscere questo splendido e dissacrante pittore diventerà altresì la scoperta di un artista che ha saputo dare una forma ulteriore al prodotto precostituito. E scopriremo come e perché a partire semplicemente dalle origini colombiane, dalle influenze internazionali e dallo stato apolide.

Di Botero si può cominciare a parlare definendo incantevole e affascinante la dimensione plastica del suo sguardo e la stesura del colore. Le versioni degli antichi maestri, le Nature Morte, la Religione, la Politica, la Vita Latino-americana, i Nudi e il Circo. Nonostante le sezioni mostrino delle tematiche ben chiare che lo hanno ispirato per tutta la vita, trapela comunque in ogni quadro una palese ispirazione alla storia dell’arte, mostrandosi concettualmente iconico nella sua pittura. Quello che infatti caratterizza l’arte contemporanea nel corso del Novecento è appunto il rimescolamento delle carte del passato attraverso il proprio stile personale, ma in lui si aggiungono una linea e una brillantezza del colore che lo mettono in bilico tra il personale stile latino-americano e quello pop novecentesco appartenente allo smalto statunitense ed europeo.LaVedovaBotero

Divisa in otto sezioni tematiche inclusa quella delle sculture che accoglie il pubblico all’entrata, l’esposizione mette in mostra cinquanta maestosi pezzi. Botero nelle forme ispessisce i contorni di tutto quello che lo ha influenzato della contemporaneità artistica, mantenendo inalterata una dignità che raramente verrebbe riconosciuta a un altro qualsiasi pittore. Come non considerare grotteschi e quasi comici i visi paffuti, le forme sbilenche, gli sguardi impecoriti, lo sbilanciamento delle proporzioni vistose in un pittore che ha ridisegnato l’arte a suo dire? Nelle versioni degli antichi maestri trapela la dissacrante vena ironica che non fa altro che accentuare le bruttezze di ritratti ben noti. Non è un caso che sono proprio quelli di Piero Della Francesca e la Menina di Velazquez a essere scelti tra i suoi rifacimenti. Non è nemmeno un caso che le sue tematiche inoltre abbiano sfiorato la Religione, la Politica e il Circo fatta di preti e diplomatici strabici e bizzarri esibizionisti. Una qualità che ben traspare anche dalle nature morte.

Nonostante queste definizioni, come lo strabismo, la bruttezza dei volti, aggiunte alle forme strabordanti dei nudi, quello a cui lascia spazio il pensiero, infine, è una bellezza d’insieme superiore a tutto. Nelle sue linee infatti non definisce l’irrisione vera e propria del soggetto, ma una riflessione piena del suo sguardo sulla realtà che unisce brillantemente il passato al contemporaneo. Un sentimento che in omologia al pensiero novecentesco si potrebbe accostare a quel pirandelliano Umorismo e al sentimento del contrario che riflette sulla realtà apparente delle cose.

La mostra, che si presenta come la prima grande retrospettiva dell’opera di Botero in Italia, apre a Roma al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini il 5 maggio sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con il patrocinio della Regione Lazio e dell’Ambasciata di Colombia in Italia. Organizzata e co-prodotta da Gruppo Arthemisia e MondoMostreSkira, è curata da Rudy Chiappini in stretta collaborazione con l’artista.

Emanuela Platania 15/05/2017

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