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Conversando con Dario Argento

È lo scorso 9 maggio che, nella cornice del Giulio Cesare in Roma, è andato in scena l’incontro tra il critico Steve Della Casa e Dario Argento. Con l’occasione è stato presentato il libro Due o tre cose che so di lui, curato dal critico torinese, i cui contenuti vanno dalle testimonianze e colloqui avvenuti nel corso degli anni. Banana Yoshimoto, George Romeo, John Carpenter fino a delle importanti firme della Cinémathèque Francaise e del Lincoln Center. 

Classe ’40 Argento ex critico di Paese Sera e giornalista, è una di quelle persone la cui presenza, dietro e davanti la mdp - si veda l’esordio recitativo in Vortex di Gaspar Noé -, è fra le più sentite in patria e ancora di più all’estero. Probabilmente molti titoli cinematografici che avete amato negli anni – che riempiono le collezioni dei cinéphiles e maniaci dell’horror – vanno dalla “trilogia degli animali” a Tenebre, da Suspiria a Phenomena fino a Profondo Rosso proiettato, nella versione restaurata dall’Istituto Luce, a seguito della chiacchierata. Sceneggiatore di b-movie, soggettista per Sergio Leone, figlio d’arte di un produttore, Salvatore Argento, e una fotografa, Elda Luxardo, fino a passare alla storia come “maestro del brivido”. Dalla chiacchierata con Argento, tanti i temi emersi tra aneddoti e incontri memorabili, come quello con John Wayne per le strade di Roma o con Fritz Lang in forma privata in un noto albergo romano.

Caro Dario Argento, siamo negli anni Sessanta e lei scrive per Paese Sera. Quali erano i registi che ha più amato nel corso della sua attività di critico?

"Sembra strano ma io amavo molto la Nouvelle Vague, Jean-Luc Godard, Chabrol ed altri. Li leggevo anche. Tutto quel fermento generò una grande passione scoperta da studente. Studiavo a Parigi e così mi sono innamorato di quel tutto quel clima. C’era anche l’espressionismo tedesco. Tutti doni della capitale francese".

E poi amava Bellocchio. Era stato tra i primi a parlarne su un giornale?"Esatto, era in occasione de I pugni in tasca il suo primo film. Adoravo Bellocchio perché anche lui risultò qualcosa di nuovo, che portava freschezza, bizzarro, strano ed importante per me".

C’è un aneddoto che raccontò. Lei ha avuto anche la fortuna di incrociare Alfred Hitchcock, un altro maestro che plasmava con intelligenza e grazia la tensione. Lei però non l’ha avvicinato. Le incuteva un certo timore?

"Più che timore, è una questione di educazione. Ero con mio padre in un ristorante di Roma e mentre mangiavamo nel locale entrò il regista inglese con tutta la sua troupe. Era anche in compagnia della moglie. Gli avevano portato delle tartine che imburrava con cura facendone una montagna che poi depositava nel piatto della moglie. Era molto taciturno, nonostante le tante persone a tavola. Era molto preso dalla sua composizione culinaria. Ogni tanto dava un’occhiata al tavolo, ma non per intrattenersi con qualcuno". 

L’inizio di Trauma è un po’ come un teatrino di carta, l’antenato della settima arte. Di quelli fatti di ombre che hanno qualcosa di magico. Un gioco di prospettive..

"Proprio quello volevo ricreare. Dei teatrini di cartone sullo schermo. A Minneapolis, dove girai il film in questione, c’era uno scultore bravissimo e gli chiesi a lui di costruirmi questa scena. Quella in miniatura rappresentante la rivoluzione francese, molto fedele all’immaginario storico. Ci misi tutto dentro: persino i finti botti dei cannoni. Fu una bella scena".

L’affascinano i burattini?

"Più che affascinano, m’interessano". 

Ha avuto dei rapporti con Mario Bava e Riccardo Freda?

"Con Bava eravamo quasi parenti. Con Freda poco, anzi non credo di averlo mai incontrato. M’interessavano i film di entrambi. Gotici, tragici, spaventosi. Un fascino ed amore a prima vista. Bava era ironico e scherzoso difatti i suoi film sono anche un po’ dei giochi. Poi essendo stato, in origine, un direttore della fotografia aveva questo gusto per i colori, come anche per i bianchi e i neri o le sfumature". 

Come è arrivato alla scrittura di questo libro Due o tre cose che so di lui?

"Sono testimonianze di grandi artisti e registi del passato. All’inizio si doveva intitolare Argento in the World, un libro che insomma ho concepito assieme a Della Casa arricchendolo di interventi e testimonianze inedite delle persone che hanno avuto a che fare con il mio cinema e non solo. Troverete me che dialogo con John Carpenter, di un incontro tenuto a Torino - riportato in parte per via della sua lunghezza - George Romero, Banana Yoshimoto e Jean-FrançoisRauger. Troverete il compositore musicale Franco Bixio che con la sua casa musicale mi ha seguito per buona parte della mia carriera. Molte testimonianze non comuni ed un attenzione particolare per il cinema". 

Conosciamo tutti la sua poliedrica passione per più di una forma artistica. Lei ha amato ed ama ancora molto la Lirica. Ci racconta di come questo interesse l’ha ispirata nel corso degli anni?

"Ero il più grande dei miei fratelli e siccome mia nonna avevano l’abbonamento al teatro dell’Opera ero incaricato ad accompagnarlo fin da quando ero piccolissimo. All’inizio mi annoiavo molto, poi pian piano con il tempo ne ho saputo ad apprezzare qualcosa: l’Opera, il balletto".

Carmela De Rose, Lorenzo Fedele 11/05/2023

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