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Xavier Dolan si racconta: dalle difficoltà come attore all'urgenza di raccontare storie fino all'importanza del québécois in "Matthias & Maxime"

L’ultimo film di Xavier Dolan Matthias & Maxime - presentato in concorso al Festival di Cannes 2019 - sarà disponibile su Miocinema e Sky Primafila a partire dal 27 giugno 2020. Per l’occasione il trentunenne canadese, che odia essere chiamato enfant prodige, ha tenuto un incontro con il critico cinematografico Fabio Ferzetti in cui ha ripercorso le tappe della sua carriera.
In collegamento dalla sua casa di Montréal, con t-shirt bianca e berretto, Dolan ha raccontato la sua quarantena trascorsa in compagnia e durante la quale ha scritto molto in preda all’ispirazione. Ha rivelato che per lui il cambiamento più drastico è legato all’incertezza di non sapere quando poter tornare a girare film senza distanziamento. Ha espresso la preoccupazione legata all’enorme peso di questa incertezza sul mondo dell’arte in generale, sull’industria del cinema ma soprattutto sulla distribuzione nelle sale. Ferzetti sottolinea come sia effettivamente difficile associare la parola "distanza" ai film di Dolan, sempre incentrati su complesse dinamiche familiari e relazionali. A tal proposito il regista ha raccontato la delusione legata alla sua carriera da attore, cominciata alla tenera età di quattro anni, periodo in cui ha ricevuto richieste per molte parti che sono diminuite durante l’adolescenza finché «a un certo punto della mia vita il famoso telefono degli attori non squillava quasi più». Quindi i primi film sono nati soprattutto dalla voglia del Dolan attore di tornare sul grande schermo con un ruolo tutto per sé. In riferimento all’esordio alla regia, con il film strettamente personale J’ai tué ma mère, il cineasta ha dichiarato di aver pensato: «solo io avrei potuto interpretarle quel ruolo, se quel film si fosse fatto nessun altro avrebbe potuto rubarmi, strapparmi quella parte». Con gli anni Dolan è cambiato, ora a spingerlo principalmente a scrivere sono l’urgenza, la necessità e la voglia di raccontare delle storie, nelle quali non cerca più di imporsi come attore, come invece accadeva all’inizio.
L’ultimo Matthias & Maxime lo vede anche nel ruolo di attore, ma stavolta a convincerlo sono stati i suoi amici che, quando lo hanno visto ponderare se interpretare o meno il ruolo di Maxime, hanno esclamato «Ma sei pazzo? Questo è il ruolo per te!». Il film narra la storia di due amici d’infanzia che si isolano dal resto del gruppo dominato dagli scherzi e dai giochi degli ultimi anni della gioventù. Questo sgretolamento della loro cerchia sociale stravolgerà al contempo le vite dei protagonisti. Matthias & Maxime è anche una grande festa del linguaggio, la lingua parlata è infatti il dialetto québécois, un francese antico e di natura meticcia. Per questo, per quanto incomprensibile possa essere anche a chi mastica il francese, Dolan consiglia di guardare il film in lingua originale con sottotitoli, al fine di non perderne le sfumature legate al contesto specifico del Québec, poiché tutto quel che succede culturalmente e socialmente viene inglobato in questo dialetto.
Alla domanda se si senta più libero nel girare un film in québécois piuttosto che in inglese Dolan risponde che per lui non fa differenza e che la libertà consiste nel poter raccontare le storie che si desidera. Si è parlato anche del suo penultimo film, La mia vita con John F. Donovan, il quale non è stato accolto felicemente da pubblico e critica. Il regista ammette i propri errori affermando che la prossima volta che si cimenterà in un film così ambizioso allora cercherà davvero di realizzare un film del tutto americano - anche per quanto riguarda la produzione e la distribuzione - dal momento che gli americani sono a loro agio con una macchina produttiva così grande rispetto ai canadesi. Dolan aggiunge poi: «Mi fa ridere che questo film venga definito "americano" perché in realtà non lo è affatto». Difatti il cast è formato da attori americani ma anche inglesi e il film è stato girato nella Repubblica Ceca, in Inghilterra e, appunto, in Canada.
Quanto al personaggio di Donovan, la star dalla "celebrità tossica", il cineasta canadese dichiara di identificarsi molto poco con lui, mentre si sente più vicino al ruolo del piccolo Rupert: «Mi dispiace che questo non sia così evidente, perché avrei voluto esplorare più in profondità il personaggio di Donovan nella sua identità, nella sua psicologia e nella sua malattia. Ci sono tante cose che purtroppo ho dovuto togliere dal film e che se ci fossero state avrebbero reso questo personaggio molto più interessante e profondo. Se c’è una lezione che ho imparato da questa esperienza internazionale è che la prossima volta che mi imbarcherò in una cosa del genere esaminerò in modo più attento la sceneggiatura, perché secondo me i problemi principali del film risiedono nella scrittura e avrebbero dovuto essere affrontati in fase iniziale».
In conclusione il regista si spoglia completamente e ammette le sue numerose paure: «ho paura del mondo in cui stiamo vivendo, ho paura per il futuro del pianeta, della solitudine, di morire prima di aver raccontato tutte le storie che voglio raccontare e di girare tutti i film che voglio girare; ho paura di essere costretto a vivere in un mondo in cui il cinema, l’arte e la cultura non siano più delle cose necessarie. Durante la pandemia ci siamo resi conto che alla fine le cose fondamentali sono altre, mentre abbiamo dovuto fare a meno per molto tempo della cultura e anche del divertimento. Questo è un mondo nel quale non mi piacerebbe assolutamente vivere. Nonostante io abbia tutti questi timori, la mia passione nel fare cinema, raccontare storie e comunicare con il pubblico è molto più grande di ogni paura. Il fatto di avere un filo diretto con le persone che guardano i miei film e poi mi scrivono, condividendo con me le loro emozioni, la loro vita e quelle delle loro famiglie è un aspetto fondamentale dell’artista che ambisco ad essere».

Martina Cancellieri  26/06/2020

Il dialogo tra Dolan e Ferzetti è visibile gratuitamente sul canale YouTube ufficiale di MYmovies, mentre sulla piattaforma digitale è possibile visionare sette film del cineasta canadese, sia nella versione originale con i sottotitoli sia nella versione doppiata. Ecco quali:

Matthias & Maxime (dal 27 giugno)
È solo la fine del mondo
Mommy
Tom à la ferme
Laurence Anyways e il desiderio di una donna
Gli amori immaginari
J’ai tué ma mère

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