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Gli “Ultras” di Lettieri: i sentimenti immutati di generazione in generazione

Sulle note dei Righeira che cantavano “Sto diventano grande, lo sai che non mi va”, Lettieri ci trascina immediatamente nella vita di un gruppo di uomini più e meno giovani mossi dagli stessi obiettivi. Uomini cui la propria esistenza, forse, non muterà mai.
Il primo impatto con una realtà secolare che pare abitare Napoli da sempre. Sono intoccabili, immutabili ed inafferrabili devoti alla maglia e ai colori, ecco gli Ultras.
Il punto d’arrivo sono gli spalti, ma cosa c’è prima? Una religiosa preparazione alle giornate di campionato, come una messa solenne dove alle 15:00 di ogni domenica si recita il rosario.
La partita è l’appuntamento della settimana, il più importante e come il terzo comandamento rammenta “di santificare le feste” allo stesso modo la domenica del calcio va onorata.
Gli Ultras riservano ai più giovani un trattamento simile a quello degli spartani per i propri figli. La crescita e la formazione di un nuovo e valido esercito è significativa e va curata sin dalla più giovane età, proprio come il rispetto per la gerarchia.
La scrittura di Peppe Fiore esalta gli equilibri del gruppo che conservano un sapore primitivo e tribale, supportati da un cast in cui ognuno possiede una dimensione ben precisa. Sono soldati meticolosi, dalla precisione accademica pronti a progettare senza sosta striscioni e coreografie. Il tempo della vita è scandito dalle giornate di campionato e allora ogni tanto ci si domanda, quando ci riflettiamo nei volti disincantati degli adolescenti, cosa succederà per loro alla fine della stagione calcistica e da cosa sarà acceso il domani.
Il racconto di queste esistenze, che sembrano viaggiare solo per giungere ad un vicolo cieco, si articola su due diverse linee temporali e parallele: la nuova e la vecchia guardia del gruppo ultras. Ultras 01jpg
Quando finirà l’antico potere? Difficile stabilire i confini delle delicate supremazie; il patto di fratellanza è troppo potente e le loro vite, prima fra tutti quella di Alessandro (il Mohicano), sono letteralmente incastrate con quelle degli altri compagni. Sono un domino che non può essere toccato, una catena di montaggio dove ognuno è indispensabile all’altro. «Un ultras da solo non vale un cazzo, il gruppo fa la differenza.», questo è il credo di Sandro, diffidato ma ancora a capo degli Apache.
La consecutio della pellicola in modo chiaro ma non semplicistico vede snodarsi sullo sfondo di Napoli una tra le sue infinite realtà: il credo calcistico fedele e solido.
A partire dalle metà del film si impone un racconto dicotomico: Sandro tenta faticosamente di uscire dalla realtà degli ultras mentre il giovane Angelo fa di tutto per essere coinvolto nelle azioni pericolose. Questo specchio continuo produce molti interrogativi per Sandro, l’uomo si rende conto di aver bisogno di una svolta che prenderà il nome di Terry.
I volti segnati degli ultras, autentici, stanchi e sfruttati dalle vite disgraziate e dalla droga compongono assieme agli scorci napoletani dei quadri significativi, tra il presente e il passato di una città unica nel suo genere come la sua gente.
Il regista Francesco Lettieri, al suo primo lungometraggio, è un meticoloso costruttore dell’immagine e ce la consegna all’ennesima potenza. Sul lungo periodo della pellicola dimostra di saper elaborare un racconto più esteso rispetto alle sue narrazioni solite di videoclip musicali.
I colori freddi sono incorniciati da una colonna sonora elettronica curata dall’artista dal volto ignoto: Liberato. Il calore di Napoli è trasformato da Lettieri in un ferro freddo di cui possiamo quasi percepirne la durezza.
In Ultras si cerca di non abbassare mai la guardia per renderci continuamente partecipi e vedere cosa accade dall’interno. Scoprire l’approccio dei “nuovi” per svelarci che, in fin dei conti, non è cambiato niente.
Ultras narra un’altra faccia di Napoli: spigolosa, gelida e ostinata come il mare profondo che ci congeda alla fine del film.
Dimentichiamo presto lo stadio e i campi da calcio per lasciare spazio alle dinamiche umane delle tifoserie organizzate, tentando di capire mentalità replicate che sembrano non esser state intaccate dal tempo.
L’immagine è largamente diluita e tenta di vincere rispetto alla parola, rigorosamente in dialetto. Un lungometraggio dai ripetuti tratti documentaristici narra la genuinità e la disperazione, fornendo la possibilità di accedere alla visione di in un microcosmo a sé stante.
Ultras è una produzione italiana e originale Netflix disponibile dal 20 marzo sulla piattaforma.

Arianna Sacchinelli
20-03-2020



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