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“Odyssey” al teatro romano di Ostia Antica: il mito di Omero tra danza contemporanea e canti siciliani

“Odyssey. Una storia d’amore siciliana”
Con Emanuela Bianchini
E la Mvula Sungani Physical Dance

Musiche originali di Alessandro Mancuso
Eseguite dal vivo insieme a Riccardo Medile

Regia e coreografie Mvula Sungani

Maitre de ballet: Carla Werenstein
Costumi: Giuseppe Tramontano
Scenografie: Andrea Bianchi
Ufficio stampa: MIDAS di Michele Mondella

Nella nuova creazione della Mvula Sungani Physical Dance la parola chiave è contaminazione: miscela di musiche, danze etniche e acrobatica, nella rappresentazione di un mito eterno, stravolto, smembrato e riassemblato, in una versione femminile e poetica.
Un’esibizione spettacolare in cui i sei ballerini, guidati dall’elegante Emanuela Bianchini, danno prova di grande talento e forza fisica, misurandosi in una performance che va dalla danza classica a quella contemporanea, dalle arti marziali alle tecniche circensi. Le musiche di Mancuso ci immergono nell’atmosfera mediterranea della Trinacria, terra di passioni forti e contrastanti, al suono di scacciapensieri e di canti siciliani. Il vero protagonista è il mare, nella sua malinconia, nel suo mistero. Mare che i danzatori ricreano in ogni sequenza, con i loro movimenti, in un dondolio armonioso che evoca il moto ipnotico delle onde.
La coreografia è suddivisa in vari episodi che richiamano i personaggi e le ambientazioni dell’Odissea, dalla maga Circe alle Sirene, armate di vertiginosi tacchi a spillo e di lunghe parrucche blu, fino a Polifemo, il cui occhio gigantesco sovrasta il palco da un’altezza di cinque metri. Il punto di vista, qui, non è quello di Ulisse, ma di Penelope, che, nell’attesa del marito, immagina il suo viaggio raccogliendo le sue fantasie in un diario: Omero è donna, dunque, nella lettura di Mvula Sungani, donna nell’interpretazione della Bianchini, grintosa e sensuale nel gestire con versatilità tutti i personaggi femminili.
Romantici passi a due si alternano a coreografie corali e frenetiche, in cui il corpo viene costantemente messo alla prova attraverso impegnative torsioni e giochi di forza. Nella coreografia, di poco più di un’ora, spesso si abbandona la trama per soffermarsi sulla spettacolarità dei movimenti, in grado di incantare letteralmente il pubblico.
Nel 1992 il coreografo italo-africano Mvula Sungani fonda la sua compagnia, iniziando a sperimentare ciò che poi chiamerà il modern black, una fusione tra tecnica classica e moderna, con contaminazioni di contact improvvisation e danza etnica. Negli anni il lavoro di Sungani si amplia, sempre in favore della spettacolarizzazione del corpo che acquisisce plasticità e spiritualità. Inserisce elementi di ginnastica artistica, karate e acrobatica, dando origine alla physical dance: la drammaturgia porta alla costruzione di veri e propri tableaux vivants dove il corpo esibisce la propria straordinarietà, in una fluidità che nasconde ogni traccia di fatica.

Chiara Bencivenga 31/07/2015

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