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Se scrivi non sbagli

Quello di delegare a un tasto il compito di digitare una lettera è una prassi a cui noi ci siamo abituati e con cui le nuove generazioni stanno crescendo. Cade sempre più in disuso l’utilizzo della penna e della carta per prendere appunti, scrivere. Anche gli errori, così, svaniscono.
Eppure non sempre la tecnologia aiuta e stimola le nostre capacità celebrali, anzi. In questo caso probabilmente proprio perché il nostro cervello deve solo spingere quel tasto uguale a tutti gli altri, non sforzandosi di capire e memorizzare davvero un’informazione, questa perde subito vividezza nella nostra memoria.
Ricercatori di fama mondiale si sono cimentati in questa scoperta, sono Audrey van der Meer e Ruud van der Weel del Norwegian University of Science and Technology (NTNU) di Trondheim. Hanno capito che prendendo appunti digitando scritturacascosensoritramite una tastiera rende meno attento e ricettivo il nostro cervello rispetto all’azione del prendere appunti concretamente con carta e penna. Questo è dovuto probabilmente alla costrizione di dover capire, selezionare e memorizzare velocemente le informazioni per poi scrivere quelle più necessarie.
Nella fattispecie a venti studenti è stato chiesto di elaborare tre attività diverse che comprendevano ciascuna rispettivamente digitazione - scrittura - disegno. Tali attività erano concepite sui parametri del noto gioco di società Pictionary™ (Hasbro, 1985). I partecipanti erano studenti dell’Università di Trondheim selezionati da corsi di laurea e laurea magistrale di età compresa tra i 21 e i 25 anni. Ciascuno di loro durante tali attività ha indossato uno speciale “copricapo” composto di oltre 250 sensori che rilevavano sensibilmente variazioni delle attività celebrali in base alla zona del cervello utilizzata. Ebbene, è emerso che con l’attività di scrittura attività aree del cervello le cui attività di ricezione e memoria sono molto più vivide.
Ergo, prendere appunti con la penna è un’attività molto più importante di quanto si pensi per il nostro cervello, diventato ormai una memoria cassetto. Siamo abituati fin troppo a scordarci tutto con la comodità di avere qualunque informazione a portata di mano grazie alle tecnologie di cui disponiamo. Ma sicuramente non scorderemo mai quella poesia che ci hanno fatto scrivere in classe alle elementari.

Ci sarà perdonato l’errore commesso qualche anno fa, quando si pensava che l’umile penna potesse scomparire dal nostro mondo ossessionato dalla tastiera: in realtà, è evidente che si tratta di uno strumento tuttora indispensabile, così come lo è stato per molte generazioni prima di noi. Forse non dovrebbe sorprendere che l’acquisizione e l’interiorizzazione delle nozioni possano migliorare grazie a un gesto naturale, ossia prendere appunti a mano.” (Alexa Joyes, Direttore di Policy, Teaching & Learning, Worldwide Education Microsoft).

Emanuela Platania 29/07/2016

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