Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Racconti di viaggio: le molte facce del teatro a Berlino

"C’è un motivo per cui si preferisce Berlino ad altre città: perché è in costante evoluzione. Ciò che oggi non funziona, può essere migliorato domani. Io e i miei amici auguriamo a questa grande e vivace città che la sua intelligenza, il suo coraggio e la sua cattiva memoria, in pratica che le sue caratteristiche più rivoluzionarie rimangano in vita" (Bertolt Brecht).

Berlino accoglie, seducente ma fredda, spalanca le braccia della propria storia senza fermarsi, in un brulicare continuo di gente, popoli, culture, volti, disperazioni, gru, palazzi, progetti, visioni, con un’energia che sembra quasi amplificarsi ogni anno di più, da ventisette anni a questa parte. Berlino è una città di controsensi ben amalgamati, una città che consuma, una città polifonica che non vuole dimenticare e, al tempo stesso, corre veloce senza voltarsi troppo indietro, è l’hic et berlin00nunc della contemporaneità europea: senza inibizioni, nido e approdo di contaminazioni, accarezzata dall’architettura moderna e del nuovo millennio a farsi spazio tra i simboli di un classicismo sia storico che artistico. Berlino sta nei luoghi simbolici di Mitte, nelle 2711 steli-sarcofaghi di cemento dell’Holocaust Mahnmal, nel memoriale silenzioso dedicato ai rom e ai sinti vittime del nazismo; sta nel labirinto geometrico di Alexander Platz, nei canali della Sprea che si intrecciano e si inseguono, nelle verticalità colme di respiro e luce di Potsdamer Platz; sta nelle tentazioni di perdizione del Tiergarten, nel mondo sommerso tra artisti e borderline del Cassiopea di Friedrichshain, nei murales della turistica East Side Gallery; sta nel multietnico e rumoroso Kreuzberg, nelle linee eleganti di Charlottenburg e della sua reggia, nell’aria di contenuta serenità nordeuropea di Prenzlauer e Wedding. Mastodontica ma sobria, si lascia addomesticare senza, però, tentare di farlo con chi decide di fermarvisi, Berlino concede a tutti, in maniera indiscriminata, la possibilità di viverla, di stare, di essere.
Anche l’offerta teatrale ricalca perfettamente la natura della città: nella settimana della nostra permanenza, l’ultima di agosto, il nostro sguardo, scegliendo, frugando, scartando, si è spostato dal Berlin Circus Festival, a Tanz im August al faraonico musical “Tanz der Vampire”.

berlino2Spettacolo che ha quasi vent’anni di vita, tratto dal film “Per favore non mordermi sul collo” di Roman Polanski, “Il ballo dei vampiri” ha cominciato ad entusiasmare milioni di spettatori ancor prima che la saga di Stephenie Meyer, autrice di Twilight, prendesse forma. Attualmente è uno dei musical con la più lunga tenitura a Berlino, dove è stato messo in scena nel barocco ed elegantissimo Theater des Westens, uno dei teatri tedeschi più tradizionali. Un intreccio narrativo circolare, le canoniche figure della favola – eroe, eroina, aiutanti e antagonisti– musica orchestrale dal vivo, coreografie coinvolgenti (gli attori entrano più volte in platea), costumi e scenografie di altissimo livello, e colore, tanto colore, sono gli elementi strutturali della storia del viaggio del vampirologo Abronsius (formalmente somigliante ad Einstein) e del suo goffo assistente Alfred verso l’oscura Transilvania, alla ricerca del nostro “Dracula” e dei suoi compagni. Nonostante la scontata storia d’amore lasci presagire riscatto e salvezza, i due, non solo non riusciranno a uccidere i vampiri, ma dovranno soccombere alla potenza del male, il cui fascino non lascia scampo a quasi tutti i personaggi “umani”. “L'uomo deve poter scegliere tra bene e male, anche se sceglie il male. Se gli viene tolta questa scelta egli non è più un uomo, ma un'arancia meccanica” (Stanley Kubrick).

La tre giorni dedicata al circo-teatro prende vita in uno degli angoli del vecchio campo volo del Tempelhof, dove prima si volava fisicamente e adesso con la fantasia, pullulante di vita eberlino5 di moto perpetuo, con un rosso chapiteaux e piccole aree dedicate alla musica e alle installazioni di giovani artisti. Ad aprire il festival, "When someone moves" dei francesi Collectif de la bascule, una perla in grado di riassumere ironia, leggerezza, grandi capacità fisiche e poesia. Sulla scena cinque giovani perfomer pronti a saltare in aria con il supporto di un’asse basculante; sempre più in alto, con evoluzioni sempre più difficili, i cinque, coadiuvati da un musicista che ha tracciato per loro il giusto supporto sonoro, disegnano in aria storie di circo – dall’acrobata russo all’ipnotizzatore di fama mondiale – ricalcando le difficoltà di un’intera generazione. Accettare o meno la precarietà in cui sono costretti a vivere è il punto di rottura di cui sono alla ricerca: i loro personaggi tentano con goffaggine e disperazione di ritagliarsi un pezzetto di mondo, di notorietà con ciò che sanno meglio fare. C’è un’evidente adesione tra soggetto e interprete e anche se lo spettacolo manca di una struttura narrativa forte – le scene si sovrappongono senza trovare sempre una cucitura naturale – la giovane compagnia sorprende e fa sorridere, in un melting pot di trovate creative e simboliche e giocando con un moderno concetto di equilibrio esistenziale (qui anche fisico) messo costantemente alla prova. “Da quando si è messo in piedi sugli arti posteriori, l'uomo non sa più riacquistare l'equilibrio” (Stanislaw Jerzy Lec).

berlino3Sempre di tempi odierni e di ansie moderne si parla nel programma di Tanz im August, festival di danza contemporanea caratterizzato da quasi un mese di spettacoli che uniscono, in una linea ideale di valori, visioni e idee, zone diverse della città.
Yoann Bourgeois (artista residente a Grenoble) ha portato sulla vasta scena della Haus der Berliner Festspiele il folgorante “Celui qui tombe”. Un piccolo residuo di umanità, una versione in miniatura della società, si evolve, sviluppa sentimenti e azioni su una grande pedana basculante manovrata dall’esterno: i sei performer raccontano, attraverso movimenti vertiginosi a metà tra danza e circo, le difficoltà e le sfide di una società alla deriva sulla grande altalena che a tratti ci sembra un’amaca, ma anche una nave alla deriva, una navicella spaziale persa in un allunaggio. Un burattinaio/dj muove le fila (qui le corde e il grande perno centrale) di queste esistenze affaticate lanciate a grande velocità verso un epilogo che già ci immaginiamo – nel titolo il presagio – e per le quali ogni scoperta – dall’amore alla curiosità per un mondo diverso – ha una fine certa. La caduta, qui, non può essere gioco (ai sei è richiesta una prova atletica impressionante) né scherzo, ma è disfatta, errore, disattenzione, morte. Uno spettacolo che penetra i nostri sensi e che commuove, sbattendoci in faccia l’analisi (poetica) della vita contemporanea: siamo tutti uno che cade, rincorrendo qualcosa che spesso resta irraggiungibile, fragili, mortali.
Anche Meg Stuart (di stanza a Bruxelles) impasta nel suo “Blessed” la precarietà dell’uomo con la sua capacità di adattarsi (o non) agli ineluttabiliberlino4 cambiamenti della natura, della società, dei propri ideali. Una pioggia sempre più fitta stravolge l’andamento lento di Francisco Camacho (performer e danzatore portoghese) e tutto ciò che lo circonda, la piccola casa, la palma e il grande cigno, unici elementi in scena con i quali dialoga, tutti interamente fatti di cartone, che si macera, si piega sotto l’acqua incessante. È un’apocalisse di cartone quella che l’uomo si ritrova a vivere, immerso nelle tenebre, negli incubi e nelle proiezioni/visioni della propria mente (Kotomi Nishiwaki è un’apparizione colorata e quasi effimera, un breve carnevale di colori e suoni esasperati, una divinità spregiudicata), solo e denudato. Nei suoi movimenti perlopiù lentissimi, da tai chi, a tratti scattosi e irregolari – ci sembra un automa privo di controllo, in cortocircuito – c’è il tentativo vano di ribellarsi alla natura matrigna e alla propria impotenza per non sprofondare nella poltiglia dei resti, di oggetti e sentimenti, e non smettere di cercare la propria capacità di rigenerazione, benedetto da se stesso in assenza di un dio salvatore.

"Non potrei dire chi sono, non ne ho la minima idea! Sono qualcuno che non ha origini, né storia, né paese e ci tengo! Sto qui, sono libera, posso immaginarmi tutto. Tutto è possibile. Non ho che da alzare gli occhi e ridivento il mondo". (“Il cielo sopra Berlino”, Wim Wenders).

Giulia Focardi 13/09/2016

Tanz der Vampire: https://youtu.be/DLBrctLLkdg 

When someone moves: https://youtu.be/LE5Kna8XXM4 

Celui qui tombe: https://youtu.be/Uv32xsQpzIU 

Blessed: https://youtu.be/IKuUJ5tWCmE 

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Recensito su Twitter

#musica @danielecelona in #abissitascabili: un album/fumetto per i supereroi del nuovo millennio Giorgia Groccia https://t.co/FRbaVw7KVO

Digital COM