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Premio De André 2015, i vincitori

Una due giorni di musica per rinfocolare il ricordo del più grande cantautore italiano. Il Premio Fabrizio De André ha tenuto banco all'Auditorium Parco della Musica nello scorso freddo weekend romano, il 22 e il 23 gennaio, nel solito mix tra nuove generazioni e vecchi maestri della musica nostrana.
Il premio presieduto da Dori Ghezzi e diretto da Luisa Melis e Massimo Cotto ha lo scopo di stimolare e promuovere i musicisti esordienti e meno noti al grande pubblico. Si tratta di uno degli appuntamenti più attesi per i giovani artisti che scelgono di percorrere una strada più artigianale rispetto alle vetrine televisive. La rassegna vedeva in competizione sia artisti solisti che gruppi, per una varietà di generi e stili che andava dall'irish folk al cantautorato tout court: Gabriella Martinelli, Eugenio Rodondi, i Cinque Uomini sulla Cassa del Morto, Davide Finesi, Marta Lucchesini, VinaRancio, Diego Esposito, La suonata balorda, Luciano D'Abruzzo, Marco Greco, Blindur, Carlo Valente e Mariano Macale.
Per la sezione Interpreti ex aequo al gruppo La suonata balorda e al cantautore Luciano D'Abruzzo. Pari merito anche nello spazio dedicato alla canzone d'autore, che ha visto imporsi Marco Greco e Blindur. Il premio dei lettori di Repubblica è invece andato a Carlo Valente, mentre la sezione poesia è stata vinta da Mariano Macale.
Non sono mancati, come in ogni kermesse che si rispetti, gli ospiti big. Il Premio De André è andato alla lady del rock d'autore Cristina Donà "per aver scelto di portare sul palco, con la sensibilità rara che da sempre la contraddistingue, Fabrizio De André e le sue anime salve, le vie del campo e il suo inverno". La Donà è infatti in procinto di pubblicare un progetto dedicato a Faber, "Amore che vieni amore che vai – Le donne e altre storie". Sul palco dell'Auditorium, la cantautrice milanese ha interpretato alcuni brani deandreiani come "Rimini", "La ballata dell'amore cieco" e "La canzone di Marinella".
Premio De André alla carriera per Piero Pelù, che con il suo frak rockeggiante si è calato in una parte insolita, più cantautoriale, cantando accompagnato dal solo pianoforte. L'ormai canuto ciuffo leader dei Litfiba ha ricevuto il riconoscimento "per aver cantato in forma rock la stessa umanità disparata, e a tratti disperata, ma mai vinta dei personaggi di Fabrizio De André, per non aver mai scelto la strada più facile e asfaltata", ma anche e soprattutto "per aver inventato il rock cantato in italiano". Il rocker fiorentino si è cimentato in una personalissima versione di "Il pescatore". Oltre a Donà e Pelù hanno allietato il pubblico romano i Tetes De Bois, con la loro poesia in forma rock, e Fausto Mesolella, con l'inseparabile insanguinata.
La giovane musica italiana nasce e cresce nel segno di Faber. "Non è certo Fabrizio che ha bisogno della nostra memoria, siamo noi che abbiamo bisogno di ricordarlo", le sante parole di Dori Ghezzi.

Daniele Sidonio 26/01/2016

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