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David di Donatello 2016: trionfa “Perfetti Sconosciuti”, pluripremiati anche “Il Racconto dei Racconti” e “Lo Chiamavano Jeeg Robot”

Di certo sono stati entusiasmanti i David di Donatello 2016, grazie al prezioso supporto di Sky che ha dato nuova linfa a questa 60° edizione, ma soprattutto per i film in concorso. Perché, com’è stato sottolineato più e più volte nel corso della serata, il cinema italiano quest’anno ha dato il meglio di sé. Basti guardare ai candidati per miglior film: “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi che ha già trionfato a Berlino con l’Orso d’Oro, “Il Racconto dei Racconti” di Garrone, “Non Essere Cattivo” dello scomparso Claudio Caligari, “Youth – La Giovinezza” di Sorrentino e poi il vincitore, “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovese, che si è portato a casa anche il premio come miglior sceneggiatura (scritta da Rolando Ravello, Paola Mammini, Filippo Bologna, Paolo Costella, oltre che dallo stesso Genovese). Una sorpresa, dati i tre giganti in gara (Rosi – Garrone – Sorrentino) e l’ultima opera di Caligari, grande esclusa nonostante le aspettative. L’emozione si sente anche nelle parole di Genovese, che insiste per chiamare tutto il cast sul palco per ritirare il premio ed esordisce dicendo “io di solito faccio commedie, non vinco premi”.
Un film, “Perfetti Sconosciuti”, che ha stupito tutti, classificatosi al secondo posto per i film più visti in Italia quest’anno (al primo l’ormai celebre “Quo Vado?” Di Zalone, assente da ogni categoria), un successo di pubblico e di critica i cui diritti sono già stati venduti per vari remake in molti paesi del mondo, tra cui Francia e Giappone. Ponendo come tema il pericolo rappresentato dalla tecnologia, la storia vede sette amici (Marco Giallini, Kasia Smutniak, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Alba Foglietta, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher) riunitisi per una cena e coinvolti in un gioco innocente quanto pericoloso: condividere qualsiasi messaggio, chiamata o mail che arriverà nel corso della cena con tutti i presenti. Il risultato scardinerà le basi di un’amicizia che dura da tutta la vita. Un film sull’importanza della verità, ed è proprio alla verità che Genovese dedica il premio, indicandosi l’adesivo che quasi tutti indossano a mo’ di spilla, con su scritto “Verità per Giulio Regeni”.
I due premi alla regia (miglior regista e miglior regista esordiente) sono andati invece, rispettivamente, al “Racconto dei Racconti” di Matteo Garrone, che ringrazia soprattutto coloro che hanno avuto fiducia nel suo “progetto spericolato” di portare il fantasy in Italia, e a Gabriele Mainetti per “Lo Chiamavano Jeegrobot”, che aveva fatto incetta di nomination, ben sedici, e ne conquista sette: oltre al già citato, vincono Luca Marinelli per miglior attore non protagonista, Antonia Truppo per miglior attrice non protagonista, Andrea Maguolo per miglior montaggio, Ilenia Pastorelli per miglior attrice, Claudio Santamaria per miglior attore. Vince inoltre anche il premio per la miglior produzione.
Come era prevedibile, gran parte dei premi per le maestranze sono andati al “Racconto dei Racconti”: il visionario fantasy di Garrone vince la miglior fotografia, a cura di Peter Suschitzky, la miglior scenografia, creata da Dimitri Capuani e Alessia Fuso, i migliori costumi di Massimo Cantini Parrini, il miglior trucco di Gino Tamaglini e le migliori acconciature di Francesco Pecoretti.
Un bel momento della serata è stato l’omaggio al maestro Ennio Morricone, una splendida interpretazione di “C’era una volta il West” cantata dal soprano Sumi Jo, vincitrice tra l’altro del premio per la miglior canzone (“Simple Song”, dal film “Youth – La Giovinezza”), già candidata ai Golden Globes, ai Critic Choice Awards e agli Oscar. “Youth” vince anche il premio per la miglior colonna sonora, composta da David Lang. Il premio è stato consegnato dal premio Oscar Nicola Piovani, che ha anche mandato un bel messaggio ai produttori, sull’importanza di fornire i mezzi per lavorare ai giovani compositori: “non basta dar loro un computer e dirgli di lavorare da casa, se continua così staremo sempre a lamentarci che non ci sono più i talenti di una volta”.
E che il talento in Italia non manca viene detto e ridetto più volte, a cominciare da Michele Placido che consegna il David a Gabriele Mainetti per "Lo chiamavano Jeeg Robot" (“io vi auguro che questo sia il vostro ultimo film – ironizza – perché siete talmente bravi che a noi che lavoriamo da un po’ ci fate paura”), fino a Gabriele Salvatores che consegna il premio al miglior documentario a Alex Infascelli per “S is for Stanley”. Vince inoltre il premio per il miglior cortometraggio Alessandro Capitani con il suo “Bellissima”.
Infine, Angelo Bonanni vince il premio come miglior fonico di presa diretta per “Non essere cattivo”, mentre il premio per i migliori EDI (Effetti Digitali Italiani) va a Makinarium, per il “Racconto dei Racconti”.
Una premiazione ricca anche di momenti emozionanti, come l’omaggio allo scomparso Ettore Scola fatto da Pif, oppure il bel messaggio di Roberto Saviano sull’importanza di continuare a sentire e raccontare storie, unica vera speranza di migliorare la realtà.
L’unica piccola nota stonata forse è la conduzione del bravo Alessandro Cattelan, che non per colpa sua si cala in siparietti comici fuori luogo. Non manca di sottolinearlo nemmeno Toni Servillo, che leggermente infastidito declina una scenetta con Cattelan probabilmente organizzata dagli autori. Tutto sommato, comunque, la serata è stata piacevole, “veloce e indolore”, come afferma lo stesso conduttore alla fine, visibilmente emozionato. Soprattutto, è stata una sessantesima edizione che ha premiato, per una volta, un’ottima annata di cinema italiano. Speriamo solo che possa diventare una tradizione.

Giuseppe Cassarà 19/04/2016

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