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Pilar torna all'Auditorium e canta l'amore in tutte le sue forme

Mar 29

Canta l’amore Pilar, usando le sfumature della sua voce per renderne le sfaccettature. Un incredibile ventaglio di tonalità, da quelle gravi a quelle acute, si mescola a un genere musicale contaminato da sonorità jazz, rock e atmosfere popolari. È trascorso un anno e mezzo dall’uscita dell’ultimo album “L’amore è dove vivo”, e la cantautrice e interprete romana è tornata all’Auditorium Parco della Musica per riproporre alcuni dei suoi successi ed eseguire cover di fama mondiale.
Gli spettatori, assidui estimatori del talento che l'ha portata a vincere diversi concorsi da L'artista che non c'era (2005) al Bindi (miglior interprete nel 2008), hanno avuto modo di apprezzare anche la performer Pilar, al secolo Ilaria Patassini, con le sue battute mordaci, l’ironia intellettuale e la presenza scenica navigata. “Ho portato un po’ di queste canzoni anche in Canada, dall’altra parte del mondo”, sottolinea nei camerini poco prima di calcare il palcoscenico del Teatro Studio. pilar teatrostudio 17 70
Da questo album è tratto il pezzo che apre il concerto, “Eternamente”, singolo musicato da Tony Bungaro, con cui collabora stabilmente, e scritto da Pino Romanelli e dalla stessa cantante. Accanto a lei, nella formazione a quartetto, alcuni dei migliori musicisti sulla scena romana, il pianista Roberto Tarenzi, il contrabbassista Andrea Colella e il batterista Alessandro Marzi. La composizione strumentale dà alle canzoni un tocco di swing, ma è in brani come “Il colore delle vene” e la title-track “L’amore è dove vivo” che si attua quell’unione perfetta tra spartito e testo. I virtuosismi sono congeniali alla voce di Pilar, soprano naturale dal timbro limpido ma anche intenso, arricchito da contrasti dinamici e da effetti carichi di espressività. La vocalità duttile spazia tra i vari registri e si presta anche a modulazioni quasi agli antipodi. Pilar gioca con i soffiati, emette acuti a piena voce, recita versi delle sue canzoni e intrattiene il pubblico con la sua verve pilar teatrostudio 17 134potente e immediata.
Alle suggestioni acustiche in continua metamorfosi si aggiungono ritmi coinvolgenti. “Cherchez la femme”, pezzo in francese che fa parte dell’album "Sartoria Italiana Fuori Catalogo” (sempre per la Esordisco), invoglia a tenere il tempo con le mani, ma anche a riflettere sugli stereotipi femminili che pervadono l’arte e la società. Temi impegnati, ma anche divertenti: “Autoctono italiano” è un inno al vino, tra le passioni di questa artista poliedrica.
Per il concerto all’Auditorium Pilar sceglie molte delle undici tracce del quarto disco, ma anche vecchi brani e alcune cover italiane e straniere. Accanto all’immancabile “Diamante” di Zucchero c’è anche un omaggio a Leonard Cohen, recentemente scomparso, e a “Moon River”, l’indimenticabile colonna sonora del film “Colazione da Tiffany”.
“Se hai una vocazione e non la segui sarai infelice. Ci sono delle cose che non puoi decidere, è un po’ come l’amore, non puoi scegliere di chi ti innamori, lo fai e basta”, dice parlando della sua vita nomade. La dedizione all’arte è un sentimento che brucia dentro e a cui non si può mettere quel “punto” che la canzone “Di pugno tuo” (Bungaro-Joe Barbieri) invoca per una relazione segnata dall’assenza. Il disco “L’amore è dove vivo” è il trampolino di lancio per parlare della sfera affettiva da un punto di vista più consapevole. Durante il concerto Pilar canta un inedito sulla maturità, su quella fase dell’esistenza che assomiglia tanto all’autunno che ama.

Foto: Paolo Soriani

Silvia Natella 30/03/2017

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