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“La mia pancia è un cervello col buco”: il ricco pasto musicale di Gabriella Martinelli

Giu 07

“Noi siamo ciò che mangiamo”, diceva il filosofo Ludwig Feuerbach, a sottolineare quanto il nostro appetito, soddisfatto o meno, è destinato non soltanto a definire il nostro fisico ma anche, in modo del tutto particolare, la nostra coscienza e il nostro pensare. Curiosamente, lo stesso esatto principio è valido, oltre al cibo, anche per la musica. Ne è perfetto esempio e connubio, di entrambi gli elementi, l’album di Gabriella Martinelli, “La pancia è un cervello col buco”: presentato il passato 22 aprile al Monk di Roma, dove tornerà il 7 giugno, al Teatro Arciliuto.
Di un azzurro trasognato e marino, il disco vanta innanzitutto, alla vista, la copertina e otto illustrazioni (una per traccia) dell’artista Antonio Pronostico, che ben rimarca come ogni canzone si leghi a una storia, a una persona, seppure immaginata, composta di ricordi o pensieri, sogni e paure. “Casimira” apre le danze, scandita da morbide spazzole e un ritmo piccante, e sin da subito appare chiaro il nucleo metaforico dell’opera tutta, sempre in bilico tra la vita e la tavola imbandita. “La fantasia è un’arte di pasticceria che fonde il burro con il sogno”, è solo un esempio fra tanti.

E come tanti sono gli esempi di parallelismi musi-culinari, sono anche variegati i gusti offerti all’orecchio. La title song, in seconda posizione, tradisce e-saltanti influenze reggae, ipermetri di testo a tratti semi-recitato. “Esseri sottili”, invece, è campione del lato più delicato del disco (cui fa seguito il pianoforte malinconico della bilingue “La vagabonde”), quello che mostra, sempre attraverso l’espediente narrativo, le vulnerabilità dell’animo umano.

L’arazzo non si ferma qui, Gabriella sembra non volersi accontentare di un genere, né di molti, se è per questo. Ogni strumento contribuisce ad arricchire il suo racconto: la chitarra dal multiforme ingegno di Andrea Jannicola, il violino di Andrea Libero Cito, sempre incisivo, anche quando pizzicato, le percussioni di Alessandro Marzi e il basso di Paolo Mazziotti. Ogni canzone è prima una scoperta, poi un viaggio e infine una riscoperta, ma se da un lato la varietà è indubbio valore artistico, d’altra parte presta il fianco a rischi non indifferenti. Così com’è incredibilmente arduo trovare l’equilibrio, cucinando un piatto ricco di sapori diversi tra loro. Per fortuna, la “cuoca”, autrice e cantante è abilissima nel tenderci la mano, con costanza e simpatia, e condurci in un percorso che spesso, ancor più che innovare, rivoluziona se stesso.
Sebbene sia facile, quindi, sviluppare preferenze per talune canzoni invece di altre (esattamente come succede per le persone nella nostra vita), è impossibile non rimanere colpiti da almeno una parte del cammino, proprio in virtù della sua universalità. E, perché no, anche per la voce narrante di Gabriella Martinelli, sorridente e seducente compagna di viaggio.

Andrea Giovalè 07/06/2018

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