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Villa Ada incontra Frah Quintale: a metà tra le stories di Instagram e i treni la notte

Giu 25

Se il nome Francesco Servidei non vi ricorda nulla provate a pensare a Frah Quintale: impossibile non conoscerlo oggi, a ridosso del periodo più indipendente della discografia italiana e soprattutto dopo il gran successo riscosso dal suo ultimo album, Regardez Moi (Guardatemi); un nome, un progetto ben riuscito.
Classe '89, dopo essersi scostato dal progetto rap con suo fratello, decide di pubblicare un EP nel 2012, subito dopo un mini album-“2004”-che contiene alcuni dei maggior successi del cantautore, e poi un vero e proprio trampolino di lancio, fuori da novembre 2017 per Undamento (casa discografica di Coez, giusto per intenderci) e prodotto da Ceri. Il 23 giugno 2018 Villa Ada si tinge arcobaleno grazie alla policromia composta da felpe, cappellini, giacche jeans e bicchieri di birra immolati al cielo; un giovane pubblico condivide abbracci appassionati e selfie filtrati dalle patine vintage delle stories di Instagram, con occhi chiusi e sorrisi stampati; il tutto viene incorniciato dall'eco di cori che incitano Quintale a venir fuori per iniziare la festa. Ad aprire le danze il rapper DOLA, un misto tra le reminiscenze hip-hop vecchia scuola e l'ultramoderna trap, tanto apprezzata tra i giovanissimi.
Frah Quintale vien fuori dalle quinte molleggiando, in linea con l'abbigliamento casual ma distintivo e un sound che miscela le percussioni tipicamente pop e il sapore del rap anni novanta (così tanto tornato in voga). Dopo pochi minuti il giovane quintale1pubblico è già in visibilio, si canta in coro: "dove sei, stavo cercando di vederti in mezzo a tutta questa...folla!" per poi proseguire con "Stupefacente", "Colpa del vino", "Fare su" e "Chapeau" di Carl Brave, amico e collega di Quintale.
Si entra nel vivo con pezzi che sono già tormentoni come "Hai visto Mai", arricchita dagli effetti strabilianti dell'auto-tune, e "Accattone" nella quale il cantante, immedesimandosi nei suoi stessi versi, si getta per terra con quella confidenzialità che al suo pubblico piace tanto.
"Si ah", addirittura bissata sul finale insieme a "Cratere", incita i giovani ascoltatori a partecipare attivamente al concerto, che ha le sembianze di una festa dove tutti si vogliono bene, dove non c'è odio ma solo il bisogno di cantare con le mani al cielo e la voglia di abbracciarsi, accarezzarsi e accarezzare un pensiero, forse le parole di un ragazzo come tanti che è indubbiamente diventato uno dei maggiori esponenti del manifesto indipendente in Italia. Testi pregni dei tempi che corrono e del tempo che scorre, costellati da un'ombra vaga di illegalità innocua, notti insonni che hanno l'odore di vino rosso e birre stappate agli angoli delle strade, un romanticismo che dà voce a una generazione bisognosa di altro proprio a causa della pesantezza data dall'instabilità socio/politico/economico/culturale. L’opposizione autentica prende vita con e grazie alla musica, semplicemente la musica che, per quanto se ne possa dire, sta chiaramente smuovendo qualcosa.
Si prosegue con "Missili", che ha in serbo una bella sorpresa, forse un regalo o forse semplicemente il modo migliore per ringraziare un pubblico così inaspettatamente numeroso e appassionato: quintale3fa capolino e intona il già celebre ritornello il collega di Bomba dischi, Giorgio Poi, che con la sua presenza dà voce al coro di ragazzi che conoscono già tutte le parole a memoria: "mi hai fatto a pezzi la voce e adesso non ti parlo più!"
Dopo una breve pausa colmata da un brano cantato dal batterista, si prosegue con "Gli occhi", "Gravità"-contenuto in 2004-e "Floppino". Così, accompagnati per mano come bambini al parco giochi, si giunge verso la fine con "Nei treni la notte", che ripropone scenari torbidamente poetici e una veridicità che combacia con l'unione di un numero indefinito di sconosciuti che in quel momento condividono una sola scia luccicante di accendini immolati verso il cielo grigio e nuvoloso, proprio quel cielo che Frah Quintale riesce a cantare così magnificamente rendendolo vero, palpabile. Abbandonata l'intrepida malinconia dilagante, si chiude in bellezza con "Tornado" e "Avanti/Indietro", per poi concedere e concedersi un altro bagno di folla con il mash-up di alcuni brani già proposti durante la serata.
Tralasciando per un solo secondo la profondità opinabile o meno di testi e sonorità-apparentemente leggere-bisogna necessariamente riconoscere a Frah Quintale la capacità innata nel coinvolgere persone di diversa età e appartenenza. In questo momento costellato da divisioni nette e polarizzanti, pregno d'odio verso il prossimo, è sinceramente magnifico, per una volta, guardarsi attorno e osservare gente sconosciuta tenersi per mano, cantare all'unisono e a memoria ogni singola parola, scattare foto e commuoversi. Gente che, in qualche modo, per una sola sera forse, si vuol bene, bene davvero.

Giorgia Groccia 25/06/2018

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