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I Ministri a Villa Ada: spettri, crateri e crowd surfing

Lug 03

Basta davvero poco per respirare l'entità di un concerto, per percepire l'energia che sprigiona, i sospiri di un pubblico impaziente, l'aria frizzantina dell'estate che tarda ad arrivare, qualche birra da bere durante l'attesa e l'atmosfera di Villa Ada che fa da cornice -e si concede per tutta la stagione-alla buona musica italiana. Ad aprire il concerto dei Ministri il 29 giugno ritroviamo gli Spiritual Front, band energica e prorompente caratterizzata dal bisogno di sperimentazione: certamente una scelta non casuale, posizionata in scaletta poco prima di assistere ad un palco infuocato dall'alternative rock dei Ministri, quello che in Italia scarseggia, e di cui forse il nostro Paese avrebbe bisogno.
Non si tratta di urlare “al rogo” o di denunciare a spada tratta e con gli occhi bendati, come molto spesso accade agli eccessi di un genere che si fa portavoce dell'universo discostato e distante dal pop sentimentale; non si sta parlando certamente di politica e di tutta la sfera che concerne la situazione-tragica-del nostro Paese. Si tratta di contenuti, provocazioni nella giusta dimensione, senza mai scendere nel volgare, nel becero o nel poco rispetto verso il prossimo; si tratta di versi accarezzati da una poetica, quella di Federico Dragogna, paroliere e chitarrista del trio, che coincidono con la scarica di adrenalina veicolata dalla splendida voce di Davide Autelitano e dalle percussioni di Michele Esposito, quelle che concedono un ritmo incalzante in tinta con l'atmosfera che viene a crearsi in ogni live. Sul palco, protagonisti di rilievo, anche i due musicisti Marco Ulcigrai- già presente nello scorso tour- e la new entry assoluta Anthony Sasso.ministri
Suonano le note de “Il Sole”, brano contenuto in “Fuori”, album del 2010; un tuffo di testa nel passato della band, che con un luccichìo particolare negli occhi rivive il proprio racconto insieme ad un pubblico ormai fedele da tempo. La voce di Dragogna irrompe a fine pezzo dicendo che “prima o poi il conto del dentista arriva e adesso è arrivato. Bisogna ripartire da qualche parte, e noi ripartiamo da Idioti”, per poi proseguire con “Comunque”, “Spingere” e “Vestirsi male”.
Non mancano momenti di riflessione da parte dell'animo sensibile che compatta i Ministri in un'unica entità in piena sintonia con degli ascoltatori attenti, estremamente interessati. Dragogna ribadisce che il periodo in cui viviamo ci abituerà ad essere nuovamente una minoranza, rimarcando un concetto fondamentale: si stanno producendo valori di cui non sentirsi fieri. Ed ecco che un concerto può trasformarsi in qualcosa di più profondo e radicato, uno spunto per riflettere, e soprattutto uno spiraglio per guardar bene-e dall'interno-la propria coscienza, prima di voler/dover puntare il dito contro qualcun altro.
Uno dei momenti topici della serata vede la presentazione del nuovo singolo “Fumare”, già cantato a memoria dai fan, ma soprattutto brano manifesto di una generazione, la nostra, che aderisce al piacere corrotto di una malsana necessità di masochismo; carattere in tinta con l'alone di buio prediletto da un gruppo che ha deciso di lasciare la squallida luce al neon fuori dalla propria carriera. Segue “Fidatevi”, titolo del nuovo album, canzone che possiede una forza incommensurabile e un'ironia di base che va a scandagliare quella fetta di discografia che sceglie la chiarezza dei (non)contenuti. Il pubblico canta in coro “chissà che fine farà la nostra città” del brano “Gli alberi”, per poi passare a brani come “Mille Settimane”, mentre ci si avvicina alla fine. Ed è la fine che, come in ogni live dei Ministri, riserva le sensazioni migliori, oltre che un'autentica anima rock preservata dagli inizi sino ad oggi.
Sulle note di “Una Palude”, Divi (Davide Autelitano) si lancia tra la folla che, prontamente, lo sostiene acclamandolo e producendo un effetto crowd surfing degno di star internazionali e mostri sacri del rock'n roll.
Per chiudere in bellezza “Diritto al tetto” e “Abituarsi alla fine”, marchi di fabbrica a sostegno di una musicalità aggressiva, poetica, dilaniante di un gruppo che arriva forte, chiaro, senza inutili giri di parole, con un'autenticità impossibile, ma in questo caso reale.

Giorgia Groccia 03/07/2018

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