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Cosa Nostra: serialità televisiva e cinematografica dell'Italia moderna

Dopo aver mostrato sul grande schermo la storia del pentito Tommaso (Masino) Buscetta, il 6 giugno Marco Bellocchio presenta a Palermo, terra originaria delle vicende narrate, il film acclamato dalla critica europea Il traditore. Partendo dalla storia del primo pentito di mafia, collaboratore dei giudici Falcone e Borsellino, andremo ad analizzare come la criminalità, nello specifico Cosa Nostra, è stata raccontata - al pubblico del piccolo e grande schermo - nel corso degli anni. Prendendo in esempio storie di vittime e di colpevoli, indagheremo su come i linguaggi televisivi e cinematografici abbiamo ampliato il genere narrativo utilizzato.

Ricordiamo le vicende che hanno segnato maggiormente la storia della mafia cittadina e quella corleonese: le uccisioni dei due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti nella lotta per un'Italia migliore cercando di sconfiggere la malavita siciliana attraverso l'organizzazione "pool antimafia" guidata da Rocco Chinnici e poi da Antonio Capannato. A raccontare da vicino la Palermo infettata degli anni ottanta e dei primi anni novanta è la miniserie televisiva del 2004 Paolo Borsellino diretta dal regista Gianluca Maria Tonarelli.

borsellino

Nella sceneggiatura si presta attenzione al rapporto tra il pool e i malavitosi di Cosa Nostra, che mette sempre più a rischio di morte le vite dei componenti della squadra. L'uccisione di Falcone prima, e quella di Borsellino dopo, segnano la forte potenza della criminalità mafiosa di quegli anni, nonostante i numerosi tentativi di difesa nei confronti di Cosa Nostra che ha preso vita ed è cresciuta nel tempo. Nella produzione è messo a fuoco il punto di vista del Magistrato e del suo voler sconfiggere un fenomeno che rendeva malata la sua terra d'origine, cercando di riportare la Sicilia a quella del tempo in cui Borsellino è nato e cresciuto.

Un film che sviscera dall'interno le vicende di Cosa Nostra è I 100 passi (2000) di Marco Tullio Giordana. Peppino Impastato, figlio del boss Luigi, convive tra il mondo della giustizia e quello della criminalità. Sfuggendo a quello che sarebbe stato il suo destino, pur essendo a cento passi dal suo nemico don Tino, Impastato sceglie di denunciare le dinamiche che in prima persona ha vissuto durante l'infanzia, regalando allo spettatore una visione interna degli avvenimenti realmente accaduti.

i cento passi

Uno sguardo che si posiziona nel mezzo è dato da Giuseppe Ferrara, che con Cento giorni a Palermo (1984) ripercorre gli ultimi mesi del generale Carlo Alberto della Chiesa prima dell’agguato mafioso. In questo caso, la narrazione avanza seguendo una linea di sangue che parte dell'omicidio del capo della squadra mobile (Boris Giuliano) fino a della Chiesa, senza approfondire le dinamiche della criminalità organizzata. Lo stesso accade con Maltese – Il romanzo del commissario (2007), prodotto televisivo ambientato a Trapani con Kim Rossi Stuart,che rilegge il genere gangster in chiave giallistica.

maltese

Cosa Nostra diventa quindi un’identità ignota, una realtà nascosta, che il commissario è chiamato ad esorcizzare. La risoluzione finale viene assemblata come un puzzle di indizi e prove materiali. L’elemento aggiuntivo presente in Maltese è una sottotrama forte, la storia d'amore con Elisa, che va di pari passo con la narrazione principale. L'amore è invece l'unica spinta utilizzata in Sicilian Ghost Story (2017), regia di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, in cui per la prima volta si assiste alle conseguenze di Cosa Nostra attraverso lo sguardo innocente, quello della tredicenne Luna. La protagonista, innamorata di Giuseppe (figlio del boss scomparso misteriosamente), si rifugia in un universo di fantasia in cui il coetaneo è ancora al suo fianco. Con questo lavoro Grassadonia e Piazza riscrivono i canoni del genere crime italiano, portando a casa numerosi riconoscimenti da parte della critica e del pubblico.

Anche il panorama seriale italiano ha raccontato Cosa Nostra: dal classico La piovra, ancora oggi la serie tv italiana più conosciuta al mondo, e all’epoca osteggiata per il quadro didesolante connivenza dello Stato di fronte alle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni, alla favola di Pif, prima film e poi serie tv, La mafia uccide solo d’estate. La serialità italiana ha tracciato anche affascinanti biografie, come quella di Totò Riina ne Il capo dei capi, ma si èoccupata anche degli eroi della lotta alla malavita, come nel caso della già citata miniserie Paolo Borsellino, Giovanni Falcone - L’uomo che sfidò Cosa Nostra e Brancaccio, dedicato al prete antimafia don Pino Puglisi.

squadra antimafia

La mafia siciliana è stata raccontata dalla serialità anche attraverso storie di finzione, come nel caso di Squadra antimafia - Palermo oggi e del suo spin-off Rosy Abate, o ne L’onore e il rispetto. In questo caso, però, al successo di pubblico non ha corrisposto altrettanto successo di critica.

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