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“Diavoli” ci ha sedotti ma è riuscito a prendere la nostra anima?

Ci sono degli squali che hanno evoluto il sistema olfattivo più di altri e sono in grado di riconoscere una molecola di sangue tra un miliardo di molecole di acqua.
Dominic Morgan (Patrick Dempsey) e Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) fanno parte di quella specie: arguti, attenti, millimetrici e risoluti nella finanza. Il primo detiene il trono della banca NYL e l’altro è il suo fidato ma ricalcitrante cavaliere.
Diavoli si fonda sull’ambivalenza delle dinamiche umane, un doppio riproposto per ogni ambito e situazione. Tra la dicotomica personalità del protagonista interpretato da Borghi, squalo spregiudicato ma anche uomo di forte sentimento; e il rapporto di amore e odio fra il presente Dominic e il brillante futuro Massimo.
Sullo sfondo una banca mai in “off”, titoli shortati, venduti, comprati, falliti, truccati e comprati.
È forse questo l’inferno che dall’alto -o meglio dal basso- muove i fili e gestisce i labili equilibri economici e geopolitici mondiali?
La serie italiana di Sky Atlantic, pensata come un prodotto a respiro internazionale e realizzata con Inghilterra e Francia, è tratta dal bestseller I Diavoli di Guido Maria Brera. Diavoli 02
Ambientata nel 2011, in piena crisi per i paesi periferici dell’eurozona (i cosiddetti PIIGS), procede con flashback nel 2008, ripercorrendo il tragico scenario del collasso finanziario che generò il deficit economico globale.
Dieci episodi riassumono la silente sfrontatezza sommata a gelidi movimenti di uomini e donne, che acquistano e perdono ingenti quantità di denaro. Soldi intangibili, lontani ma pronti ad influire su numerosi sistemi e vite. Un Butterfly Effect monetario, capace di arrivare dall’altra parte del globo in un istante. Ma fino a qui niente di nuovo, svariati riferimenti -o ispirazioni- a progetti che già avevano esplorato un mondo simile, ben rivisitati per l’occasione.
La storia diventa audace e reale con il supporto dalle immagini autentiche di repertorio, la trovata dà forza alla narrazione rendendo gli accadimenti aderenti all’universo indagato. Gli eventi che toccano la vita di Dominic e Massimo sono quelli che hanno coinvolto l’economia in grande e piccola scala. Sono passi indietro utili allo spettatore per per afferrare le macchinose dinamiche di un villaggio globale somigliante, ogni giorno di più, all’intraducibile Torre di Babele.
Uomini che non vogliono capirsi, ma procedere per obiettivi muovendo le giuste pedine, schema retorico ma funzionale e funzionante per la costruzione delle puntate.
Diavoli lancia infiniti stimoli agganciandosi alle nebulose logiche finanziarie, fagocitando l’oscuro privato dei protagonisti. Tutto sembra dipendere dal Dio Denaro: si insinua, trascende nel mefistofelico, seduce gli animi e li penetra, facendoli suoi per sempre.
Una confezione accurata per un risultato finale che cerca di inserirsi negli interstizi ancora troppo vuoti della serialità italiana, poco coraggiosa e dai tratti remissivi.
Nell’entusiasmo di un cast di tutto punto e di una tematica ambiziosa, che tiene conto dei contorni psicologici, Diavoli appare come un tela bianca riempita man mano da elementi che non disegnano mai un quadro preciso: carico ma anche labile, pronto a disgregarsi alla prima criticità.
È Alessandro Borghi il simbolo concreto di una volontà internazionale: magnetico e perturbante -come l’angelo più bello cacciato del paradiso- incarna il perno della vicenda, sostiene e si fa sostenere armonicamente da Dempsey e Smutniak.
Questi sono i diavoli della finanza, quelli noti. Ma chi si cela realmente dietro un’impalcatura di movimenti monetari, costruita minuziosamente e priva di scrupoli?
Nel corso delle puntate la storia prova a risponderci, aprendo lo sguardo e considerando tutte le variabili di un sistema complesso, analizzato con l’aiuto di un montaggio intrigante e provocatorio.
L’uscita della serie si immette in un contesto storico delicato e prossimo alla recessione: ora che tutti ci interroghiamo sul domani dell’economia, Diavoli è ufficialmente un ottimo spunto di riflessione per provare ad immaginare quale profilo assumeranno le soluzioni governativo-finanziare del futuro e, sopratutto, come l’universale si riverserà nel particolare.

Arianna Sacchinelli   15-05-2020

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