Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Faust a Copenaghen: le rockstar della fisica raccontate da Gabriella Greison

La fisica è sottovalutata. È una nicchia nella quale si dibattono pochi eletti, selezionati accuratamente da qualche forza maggiore a noi sconosciuta, per poter spiegare con difficili formule e fraseggi di dubbia comprensione i fenomeni che però possiamo tuttavia osservare sotto i nostri occhi giornalmente.

Quanti di noi sanno che salendo su un autobus o su qualsiasi mezzo di locomozione entriamo direttamente ed inconsciamente a contatto con le leggi di inerzia? Faust a Copenaghen 4Ben pochi se ne rendono conto, ben pochi lo sanno, certamente nessuno si pone il problema di natura prettamente scientifica, lontano dalla fruibilità dell'informazione stessa.

Gabriella Greison portando in scena il 22 maggio 2018 al teatro Spazio Diamante di Roma "Faust a Copenaghen", tratto dal suo libro Hotel Copenaghen, con la regia di Emilio Russo, decide di farsi carico di un impegno decisamente mastodontico, quasi come fosse una missione. La fisica ci spiega come funziona il mondo alla base, nei suoi ingranaggi nascosti: è in tutto ciò che vediamo, in ogni frangente, in ogni oggetto, in qualsiasi corpo animato.

Lo spettacolo, messo in scena dai fisici Premi Nobel del XX sec. in Danimarca, ispirato all'opera di Goethe, viene riadattato dalla stessa Greison che, oltre ad averlo scritto, diviene parte integrante dello stesso, restando in scena per tutta la sua durata, interagendo con gli attori, creando un vero e proprio ponte tra i fisici del novecento e lo spettatore medio che ha poca dimestichezza con la materia in questione.

La messa in scena fa parte di una rassegna, EVVIVA LA FISICA le menti che hanno creato il nostro mondo, in programma dal 20 al 24 maggio 2018, dedicata in toto all'universo scientifico. L'idea nasce e viene ideata dalla stessa Greison che, oltre ad essere fisica e scrittrice, riveste anche ruoli da giornalista, interprete e autrice. Il progetto, che fa parte di Eureka!, voluto fortemente dal Campidoglio, ha ricevuto prestigiosi ed illustri consensi da parte del Teatro Sala Umberto gestito da Longobardi, il quale ha deciso di produrre l'operato della Greison, che si fa appunto portavoce e mediatrice tra l'universo dei cervellotici scienziati indecifrabili e tutti noi altri comuni mortali. Faust a Copenaghen 3

La sfida era quella di traslare la storia di un libro in uno spettacolo. Operazione che si rivela ancora più ardua, quando la materia dello spettacolo è la fisica e, davanti a te, hai un pubblico a digiuno anche dei concetti più basilari. Gabriella Greison ha dovuto avvicinare i suoi spettatori a un mondo lontano e anche riproporre termini specialistici e situazioni, senza far calare l’attenzione per i cin-quanta minuti di rappresentazione.

Ci si trova così davanti a un testo pop, che però non prescinde da implicazioni anche pesanti sul mondo e sulla storia della fisica. Gabriella Greison trasforma una rappresentazione che nel 1988 era rigorosa trascrizione dei dibattiti scientifici del 1932 alla corte del fisico Niels Bohr in un “documentario recitato”. Novella Federico Buffa del mondo scientifico, cammina sul palco, illustrando nomi e situazioni, additando personaggi e loro vizi più o meno segreti, offrendo un contesto. Il tutto sulle note di canzoni scelte non per la congruenza al periodo storico ma per il posto che occupano nel nostro immaginario (è il caso di “What’s Up?” dei 4 Non Blondes, che chiude lo spettacolo romano).

Allo spettatore, magari disorientato dalle disquisizioni sui neutrini e la loro presunta assenza di massa, viene offerto un appiglio storico concreto per capire la portata delle scoperte fatte all’Hotel Copenaghen. A questi intermezzi documentaristici si intervallano le parti recitate che, come pagine di un diario, ci proiettano nelle vite e nelle relazioni dei fisici, nei loro umanissimi contrasti al di là dell’amore ben più trascendentale per la fisica – teorica o sperimentale che fosse. Se così "Faust a Copenaghen" non può catalogarsi come divulgativo in senso stretto – non si possono trasmettere nozioni di fisica quantistica nello spazio di una serata – riesce comunque bene nell’avvicinare emotiva-mente lo spettatore alla materia e ai suoi protagonisti più importanti, risvegliandone la curiosità. Faust a Copenaghen 1

La regia, a cura di Emilio Russo, risulta accuratamente studiata e si affaccia al mondo della fisica con un linguaggio semplice, facilmente comprensibile a chi potrebbe trovare l’argomento scientifico complesso e ostico. Il regista si è confrontato molteplici volte sia con la materia protagonista dell’opera – grazie all’aiuto della sua collega Gabriella Greison –, sia con gli allievi della Compagnia STAP! Brancaccio di Roma, con cui ha collaborato per la prima volta.

Se da una parte la rappresentazione è ben riuscita nel suo intento comunicativo ed espressivo, dall’altra sul palco sembra essersi sentito, seppur lievemente, la necessità di maggior tempo da dedicare alle prove dello spettacolo. Questo perché, come ha confermato Russo, il concept iniziale del racconto ha avuto un’evoluzione, durante i lavori: il progetto, in fieri, ha subìto modifiche e tagli di sequenze, concedendosi a più riprese e lavorazioni. I riadattamenti sono stati necessari perché hanno definito diversi assetti di presentazione dell’opera a pubblici differenti, definiti sulla base delle occasioni in cui essa è stata proposta e messa in scena.

La passione e l’impegno dei giovani allievi della compagnia, il grande studio di Gabriella Greison e l’entusiasmo del regista nell’intraprendere al loro fianco una nuova esperienza, si sono mostrati agli spettatori nella forma di una sfida vinta, che ha ottenuti risultati positivi.

Giorgia Groccia, Lucia Santarelli, Ilaria Vigorito 26/05/2018

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM