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In Movimento: i nuovi orizzonti della danza contemporanea al Teatro Eliseo

Dal 22 al 28 maggio il Teatro Eliseo ha aperto la scena a “In Movimento”, animando il cuore di Roma con un “frullatore” di appuntamenti e incontri. Un bel risultato per la direttrice del progetto, la manager Valentina Marini, che anche quest’anno continua la sua opera di avvicinamento alla danza contemporanea, spaziando tra i generi, le nazionalità, i linguaggi. La sala gremita di giovani, studenti e allievi, è del resto la riprova della volontà, sottesa all’intero progetto, di offrire uno scorcio il più variegato possibile delle diverse espressioni che lo compongono,dall’Italia alla Spagna, dalla Svezia a Israele.
Ed è Israele ad aprire la rassegna di quest’anno, con “Mr. Gaga” di Tomer Heymann, film-documentario e ritratto lirico del coreografo Ohad Naharin: direttore artistico della Batsheva Dance Company di Tel Aviv, Naharin è l’inventore di quel particolare linguaggio del corpo che va sotto il nome di “Gaga”, una tecnica che vuole essere un ritorno all’istinto, all’origine del movimento, partendo dalla comprensione del corpo e dei suoi limiti al fine di superarli. Un linguaggio che, tuttavia, viene indagato solo a metà da Heymann, lasciato sullo sfondo rispetto al vero personaggio principale, la figura del coreografo, personalità irrequieta e anticonformista sempre in movimento, da un maestro all’altro, da Martha Graham a Maurice Bejart, da New York a Tel Aviv. Filmati di famiglia e scene girate in super 8 si alternano a spezzoni di interviste, con continua slittamenti tra passato e presente. Filo conduttore, collante che tiene insieme la compagine variegata del film, è la voce di Naharin stesso nell’atto di raccontare la propria vita, dalla New York anni ’70, vera e propria mecca della danza, alla nomina a direttore artistico della Batsheva. Finita la visione risulta difficile non confrontarlo con il più noto “Pina” di Wim Wenders, notando la netta prevalenza accordata da Heymann alla componente biografica rispetto al lavoro artistico in senso stretto. Una scelta registica che comunque non compromette il risultato finale del film: far avvicinare chiunque, anche un pubblico di “illetterati”completamente digiuno di danza, a questa affascinante figura, tra le più innovative degli ultimi anni.
Tra queste figure si inserisce anche Emanuele Soavi il fondatore di Kompact Wolfang Voigt che, attraverso leInMovimento3 musiche sensoriali create da Stefan Bohne, analizza l’incompletezza della natura umana. Con lo spettacolo PAN/remastered il coreografo italiano attua una vera e propria trasposizione della figura mitologica del dio Pan nel mondo contemporaneo. Il riferimento al mito greco porta a riflettere bruscamente sui sistemi psichici consci e inconsci di cui è intrisa la società attuale. La storia del dio, costretto in un corpo caprino che non gli appartiene, viene raccontata da una danza priva di tecnicismi ma fatta, al contrario, di gesti animaleschi e istinti che rimandano a una dimensione primordiale. La linea drammaturgica dello spettacolo ruota principalmente intorno alla sfera sessuale le cui sollecitazioni, pur risiedendo naturalmente in ogni uomo, spesso restano misteriosamente nascoste. Nella coreografia si legge chiaramente la metafora del noto flauto di Pan, costruito tagliando un giunco di canna in tanti pezzi diversi e legandoli tra di loro. Allo stesso modo Soavi crea una bambola di pezza che diventa l’oggetto impassibile del suo piacere. Unendo pezzi di stoffa trova il modo di concretizzare ogni suo impulso e liberare tutta la sua carica erotica. Così un braccio, una gamba, una spalla prendono vita e danzano insieme a lui intorno al fulcro della scenografia, un enorme fallo di plastica posto al centro del palcoscenico. Dietro la volgarità delle movenze si nasconde la repressione delle inclinazioni sessuali. Intrappolato in un limbo che segna il confine tra il mondo animale e quello divino, Pan lotta continuamente con la doppia natura del suo aspetto. Solamente nel finale Soavi-uomo sembra prendere una posizione costruendo sul suo stesso viso una maschera di cera dalle sembianze caprine. È la scelta dell’uomo di sfuggire alla razionalità, alla logica, ai doveri e ai pregiudizi.
InMovimento2Sul finale della rassegna il collettivo “democratico” Dancing Partners, progetto avviato in rete nel 2013, che pone la danza al di sopra di tutto: non più la singola compagnia, o il singolo artista che monopolizza l'intera serata, ma uno spettacolo dalle molte teste e i molti volti, un gruppo di coreografi, ognuno con la sua specificità, impegnato a dividersi palcoscenico e pubblico. Ad aprire le danze è la Spellbound Contemporary Ballet, compagnia italiana sperimentale fondata nel ’94 da Mauro Astolfi, che porta in scena "Mysterious Engine” e pone lo spettatore davanti all’espressione fisica di una condizione di “non libertà” degli uomini e ad un uso del corpo non narrativo, ma incentrato piuttosto sull’energia allo scopo di creare emozioni. I danzatori danno vita a vere e proprie geometrie in un’atmosfera vuota, in assenza totale di scenografia, resa ancora più inquietante dal gioco di luci. Le difficoltà insite nei rapporti di coppia, nel confronto tra uomo e donna, sono invece alla base del duetto “Small Crime”, la seconda perfomance in cui i ballerini della Spellbound Maria Cossu e Giovanni La Rocca si cercano e si perdono, si rincorrono per poi ritrovarsi, indagando le conseguenze di chi compie il “piccolo crimine” di entrare a forza nella vita di un’altra persona.
Tra le due performance si inserisce “and so it is...” l’assolo di Adi Salant, che porta avanti, integrandolo, il discorso iniziato da Heymann con “Mr. Gaga”. Ecco allora che la co-direttrice della Batsheva Dance Company, illuminata da un cono di luce, le braccia protese in avanti, le spalle che ruotano lentamente, dà concretezza a quel particolare linguaggio del corpo inventato da Naharin che enfatizza l’aspetto visivo e immaginifico rispetto alla perfomance in sé. Si passa poi ai “dialoghi fisici” della compagnia spagnola Thomas Noone Dance. In “Breathless”, due coppie instaurano un discorso corporeo che spesso e volentieri ha l’aspetto di una lite, in cui ognuno degli interlocutori, uomini o donne, tenta di prevalere sull’altro.
In Movimento si chiude con “AB3”, una forma molto particolare di teatro danza, portato in scena dalla compagnia svedese Norrdans. Nella coreografia di Martin Forsberg quattro personaggi si muovono intorno ad un oggetto misterioso, una torre creata con centinaia di quelli che sembrano origami di colore nero. La coreografia è un rigoroso schema matematico che gioca con i numeri ma anche con i diversi linguaggi della danza, mescolando motivi e musiche del balletto classico con altri più dichiaratamente contemporanei: il risultato è una perfomance complessa eppure divertente, misteriosa e ironica allo stesso tempo.

Desirée Corradetti, Roberta Leo 01/06/2017

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