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Archiviare offline o archiviare online: le “cloud” dei big

Dopo aver trattato di soluzioni di archiviazione “cloud” per così dire “indipendenti”, quello che l’industria dell’informatica offre sono solitamente servizi altamente integrati e funzionali all’attività che l’utente ha con i terminali o i sistemi operativi forniti da una determinata casa (Microsoft, Apple, Google ad esempio).
L’integrazione e la sinergia che raggiungono con questi sistemi ne fanno servizi che entrano in simbiosi con i sistemi proprietari nonostante talvolta sia la capacità in GB quella che scarseggia.
Due, a esempio, sono UbuntuOne e iCloud, legati, rispettivamente, ai terminali con sistemi operativi open source “Ubuntu” e a quelli di casa Apple.
Il profilo gratuito offerto inizialmente offre 5 GB utilizzabili e l’integrazione è automatizzata e totale proprio come ci si aspetterebbe da un prodotto sviluppato dalla stessa casa del sistema in cui vive.
Se la capacità risultasse poca, come per gli altri servizi dello stesso tipo, lo spazio aggiuntivo può essere acquistato.
Molto diffusi e forse anche più versatili sono OneDrive e Google Drive, rispettivamente sviluppati e in combinata con i sistemi Windows e Android. 15 GB è lo spazio che offrono a chi si iscrive utilizzando il profilo gratuito, si può sempre acquistare, come per gli altri, ulteriore spazio.
La funzione di creazione documenti di testo, fogli di calcolo o presentazioni tramite software web è una peculiare caratteristica di questi due servizi online (compreso iCloud) legati a due imponenti industrie.
OneDrive è forse quello che, da una analisi più approfondita, risulta il più completo in assoluto, sia per la diffusione di Windows su terminali più complessi, sia per l’offerta. Vengono concessi GB aggiuntivi gratuiti con l’acquisto di un WindowsPhone e si ha la possibilità di raggiungere la capacità di 1 TB tramite l’attivazione del pacchetto Microsoft Office che, utilizzabile gratuitamente via web, può aiutare l’utente a creare documenti nei principali formati conosciuti e riconosciuti globalmente.
L’archiviazione “cloud” risulta quindi essere alternativa e complementare a quella fisica, con alcuni servizi (“indipendenti” e non) che aumentano le possibilità di condivisione e creazione da parte dell’utente, sfruttando il principale beneficio che una tecnologia del genere può dare: trasformare nella propria area di lavoro il PC di un internet café, di una biblioteca, di un ufficio o uno smartphone appena comprato.


(Federico Catocci)

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