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La bollannntro’w: il male in gioco

Collocare la propria pratica artistica nella storia dello spazio in cui la si esercita non è usuale, specie se questa scelta risulta sganciata da ricorrenze particolari o anniversari.
La Galleria Marie-Laure Fleisch ospita dal 21 Settembre al 28 Novembre 2015 “La Bollannntro’w”, mostra dell’artista spagnolo Bernardί Roig.
Ciò che si espone prende l’avvio da un omaggio, un processo mnestico, un esercizio celebrativo in onore della via Pallacorda (in cui si situa la galleria stessa), famosa per l’episodio che vide come protagonista Caravaggio nell’omicidio di Ranuccio Tomassoni proprio durante una partita al gioco della pallacorda – antica versione del tennis - e cui seguì la messa al bando definitiva da Roma e una condanna a morte in contumacia del pittore.
L’atmosfera racchiusa nel piccolo spazio della galleria viene riordinata da Roig all’insegna di una cross-storicità in cui i materiali scultorei, le luci e l’apparecchio-video rimbalzino questo strano e accattivante connubio tra violenza e gioco. Infatti, spicca di profilo all’ingresso della mostra una piccola scultura bianca, quasi caricaturale, di Caravaggio che si atteggia a giudice con una sorta di copricapo papale nero, con i pantaloni sbottonati e un volto reso indiscernibile da una risata disordinata e scomposta. Quasi frontale alla scultura appare in dimensioni notevolmente ridotte rispetto a tutto il resto la testa di Ranuccio Tomassoni, a delineare un rigurgito irrisolto per Caravaggio. Ma ben saldo al muro.
Il bianco della scultura – impronta cromatica generale dell’artista – è intensificato da un ammasso di luci al neon accatastate nella parte inferiore della postazione dell’arbitro di tennis, da cui vorrebbe emergere la supremazia del giudizio di Caravaggio.
Il bianco può rendere tutto uniforme, accecare, ridurre la forma a dettaglio, compromettere la capacità di sentirsi partecipi. “La Bolannntro’w” riduce queste percezioni con inserzioni di suoni provenienti da un monitor posto per terra da cui scorrono sequenze tratte dalla finale di Wimbledon del 1981 in cui il campione di tennis John McEnroe pronunciò la famosa frase contro il suo avversario Bjiorn Borg: “La palla era dentro!”. “La Bolannntro’w” è proprio la trascrizione fonetica dallo spagnolo di questa frase e connota tutta la volontà di Roig di concentrarsi sull’ira dell’antagonismo, sulla letterale finzione del gioco, sulle palle da tennis lasciate sul pavimento nei dintorni del monitor quasi a suggerire al pubblico un continuum fra quelle immagini, di quell’anno, e noi. Giocatori potenziali, avversari dell’arte forse.
Su due pareti parallele della galleria sono allineati una serie di disegni ispirati all’Aristocrazia Nera di Jean-Auguste-Dominique Ingres in cui Bernardί Roig usa la forma del ritratto per ampliare la sua visione del potere assieme ad una critica del simbolo d’onnipotenza per eccellenza: la testa. I volti nei suoi ritratti non equivalgono al resto del corpo raffigurato, raccontano di personaggi nobili e borghesi del ‘700 nutrendosi di una riflessione sulla società di massa: la forza e il crimine del pensiero appartengono a tutti. E a tutte.
Non si gioca mai troppo sul serio.

Rosa Traversa 26/09/2015

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