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“Quando eravamo eroi”: Silvio Muccino presenta il suo nuovo libro

“Per me approdare alla letteratura significa approdare alla libertà. Tra tutte le cose che ho fatto non esiste una cosa più libera, incosciente e spontanea come questo libro”. Dopo “Parlami d’amore” e “Rivoluzione n°9” scritti a quattro mani insieme a Carla Vangelista, Silvio Muccino esordisce con “Quando eravamo eroi” - edito da La nave di Teseo - il suo primo personale romanzo. Ed è proprio con la scrittrice e sceneggiatrice romana, e con Paolo Di Paolo nelle vesti di moderatore, che l’attore ha presentato il suo libro il 5 aprile presso la Feltrinelli di via Appia.

Tre ragazzini vestiti da supereroi si stagliano sulla copertina: con quest’immagine il messaggio potrebbe già essere chiaro. Alex ha 34 anni e dopo 15 anni passati ad Amsterdam decide di tornare in Italia. Lui, Melzi, Eva, Torquemada e Rodolfo sono gli amici che rincontrerà al suo ritorno, quegli stessi amici che non sono riusciti a conformarsi al mondo esterno dopo aver compiuto i 19 anni ed essere usciti dalla scuola. È un racconto basato sulla forza dell’amicizia, quella vera, e che riesce a resistere al tempo, alle distanze e ai cambiamenti. Un racconto che guarda al passato, che trasmette il senso di paura dei personaggi di diventare adulti. Perché secondo l’autore “a 15 anni hai qualcosa che non avrai mai più: un passato piccolo ma un presente e un futuro sconfinati. A 35 anni, come i protagonisti del libro, hai un passato che si fa già sentire e un futuro ben incasellato in una strada”. Muccino 1

Il titolo del romanzo trae in inganno, in quanto potrebbe sembrare un titolo nostalgico. Muccino invece sfata quest’idea, sostenendo che in realtà i protagonisti possono rimettersi in gioco e provare a diventare di nuovo degli eroi come quando erano adolescenti. “Nel disagio di questi tre ragazzini della copertina si annida il disagio dei miei alieni”. Ed è proprio con questo termine che l’autore ama chiamare i suoi personaggi che sono stati catapultati in un pianeta sconosciuto, la vita vera, a cui non sono riusciti ad adeguarsi. Però nulla è perduto e ognuno di loro ha la possibilità di riprendere la sua vita in mano.

Non c’è niente di autobiografico in questo libro, “ma non mi sono mai messo a nudo come quando ho scritto queste pagine” ha dichiarato Silvio Muccino, il quale il cinema non è mai riuscito a dargli quella vera sensazione di libertà. Con la letteratura invece non bisogna avere alcun confronto con un produttore ma esclusivamente con sé stessi. Poi conclude: “Questo libro è un tributo agli anni Novanta, una vera e propria dichiarazione d’amore. Ma prima di tutto è una lettera aperta da me a voi”.

Eugenia Giannone
07/04/2018

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