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"Il trequartista non sarà mai un giocatore completo": una Spoon River del pallone

Pier Paolo Pasolini affermava che il calcio è «l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo». Difficile dare torto al compianto PPP: in oltre un secolo di storia, il gioco del pallone in oltre un secolo di storia ha unito, diviso, sconvolto, appassionato milioni di italiani, negli stadi gremiti oppure davanti ai televisori dei bar, per seguire la propria squadra del cuore. Le più grandi vittorie - e le brucianti sconfitte - hanno scandito le nostre vite e ci hanno lasciato ricordi vividi e indelebili nella nostra memoria.

"Il trequartista non sarà mai un giocatore completo", opera prima dello scrittore e blogger milanese Gianvittorio Randaccio e uscito per la Piccola Biblioteca di Letteratura Inutile, è un’indagine ironica sul calcio come fenomeno di massa, evento mediatico, presenza costante nelle chiacchierate in tutto lo Stivale. Con un’ironia arguta e sottile, Randaccio racconta piccole storie, aforismi e brevissimi racconti sul calcio: non solo quello giocato nei grandi eventi, ma specialmente tutto ciò che sta attorno, l’enorme atmosfera emotiva e corale che si crea dopo ogni gol. Sì, perché lo sport più popolare d’Europa, come scrive Massimo Raffaeli nella prefazione, «è oggi un’anti-realtà più viva e corposa della realtà medesima», una «sublimazione mediatica», l’ultima e la più inattaccabile ideologia. Per questo, forse il solo modo di parlare davvero di calcio «consiste, paradossalmente, nell’avallarne gli infiniti stereotipi e mostrarne, mutamente, la natura, la dinamica fatale».

Con il suo stile fresco e semplice, Randaccio sembra procedere in punta di piedi nella miriade di piccole storie, spunti e assaggi, che stimolano la nostra immaginazione e rievocano lontani ricordi. Si va dalla lode delle telecronache di tale Mino Fucecchio, inventore delle cosiddette «parole con la scia» (termini desueti in grado di creare una gradevole eco nell’orecchio del telespettatore non distratto), all’allenatore di periferia fautore del più brutale fallo tattico. Si passano in rassegna diverse tipologie di giocatori dilettanti e non, come quelli condannati a segnare solo gol non decisivi, alle gare di palleggi fra ragazzini di provincia. C’è l’allenatore smemorato, il calciatore giramondo, il veterano perso nei ricordi passati, il muratore-centrocampista che, da un giorno all’altro, crede di essere Diego Armando Maradona. Randaccio compone un mosaico di ritratti, un delizioso microcosmo di tipi, che insieme formano una gustosa Antologia di Spoon River del calcio. In mezzo ai racconti, l’autore mette in fila gustosi aforismi, che riprendono con voluta naïveté stereotipi, luoghi comuni e buffi paradossi. Come: «Se non ci fosse la traversa i portieri dovrebbero essere altissimi», oppure «Agli attaccanti che fanno molti colpi di testa non vengono le rughe».

"Il trequartista non sarà mai un giocatore completo" non è soltanto, e non proprio, un libro sul calcio, ma piuttosto un viaggio surreale attraverso le storie di persone comuni e professionisti accomunati dalla passione più pura e primigenia per questo sport, non solo come intrattenimento ma anche come ragione di vita. Un racconto nel quale è impossibile non riconoscersi.

Michele Alinovi, 28/06/2017

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