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Francesco Chiatante: uno, nessuno, centomila cartoni animati

Francesco Chiatante, videomaker nato a Taranto nel 1981, ha realizzato cortometraggi, documentari, backstage e video. Dopo gli studi all'Accademia di Belle Arti di Macerata, si specializza in “Arti Visive – Scenografia”. Approda a Roma nel 2007 per un Master in Effetti Speciali per il cinema. Negli ultimi anni ha lavorato per post-produzioni di film e fiction, collaborato come operatore video e montatore per una serie di progetti documentaristici prodotti e diretti da Franco Zeffirelli, diretto l'episodio 'Iride' del film indipendente a capitoli "Amores" (Italia, 2013) e realizzato backstage dei film diretti da Ivano De Matteo "Gli equilibristi" e "I nostri ragazzi" (vincitore del Premio Miglior Backstage 2015 - Festival del Cinema Città di Spello) e della serie tv Rai ‘Il sistema’ diretta da Carmine Elia. Ora ha esordito nel lungometraggio con “Animeland - Racconti tra Manga, Anime e Cosplay”, presentato nel 2015 al Roma Fiction Fest e nel 2016 a Lucca Comics and Games. Abbiamo colto l'occasione per incontrarlo e parlare proprio di questo suo ultimo lavoro.

Con Animeland ti eri prefisso di raccontare ciò che rappresentano gli anime e i manga giapponesi in Italia per le generazioni da fine anni '70 in poi non attraverso la tua esperienza, ma attraverso quella dei tuoi miti. Sei 000Animelandsoddisfatto del risultato?
“Decisamente sì, ho realizzato un sogno d’infanzia in età adulta, raccontare manga, anime e cosplay con ricordi, pareri e aneddoti dei più grandi esperti nazionali in materia e dei personaggi pop italiani e non maggiormente coinvolti (emotivamente parlando) in questi argomenti! Sono convinto di aver prodotto un vero e proprio documento che fa il punto sugli ultimi 30-40 anni che resterà anche per i tempi e le generazioni future!”.

Come hai scelto le personalità da intervistare? Le scelte sono sì famose ma anche molto oculate, come Giorgio Maria Daviddi del Trio Medusa, o nomi altisonanti come Michel Gondry e Vincenzo Mollica. Sono stati tutti disponibili o qualcuno ha preferito non partecipare al progetto e quindi non è apparso in video?
“Per realizzare Animeland come l’avevo in mente occorrevano una serie di personaggi ed esperti che avessero un legame con fumetti, manga, cartoons, anime, cosplay, collezionismo, ecc. Ho fatto accurate ricerche su tanti personaggi pop della cultura italiana, del giornalismo e della critica nostrana e alla fine ho selezionato e convinto a partecipare i nomi che trovate nel film. I personaggi che “avrei voluto” ci sono tutti e sono stati, mano a mano che li contattavamo e coinvolgevamo, tutti gentilissimi e disponibili a lasciare un contributo sentito e sincero coi loro ricordi di ieri e pensieri di oggi ed io sono felicissimo di ciò”.

Come è stato approcciarsi dal corto al lungometraggio, quanto tempo ci hai messo a realizzare il film nel complesso? In cosa hai riscontrato maggiori difficoltà a livello tecnico e cosa invece si è rivelato sorprendentemente facile?
“Avevo già lavorato, per altri autori, a riprese, montaggi e post-produzione di documentari e film quindi sapevo bene a cosa andavo incontro avventurandomi nella realizzazione di un lungometraggio. Il tempo effettivo di realizzazione tra interviste, riprese in giro per eventi e montaggio è stato di circa tre anni e mezzo ma il sogno di realizzare un film legato a questi mondi fantastici ce l’avevo dentro da una vita.
Poi, montare un film con una narrazione così particolare (gli intervistati parlano attraverso argomenti concatenati per quasi tutto il film) non è stato per niente facile, ma è stato comunque più impegnativo ricontrollare i contenuti di tutte le fonti ed unire le immagini dei personaggi disegnati (spesso in ordine cronologico) ai racconti degli intervistati. Facile... non credo che ci sia stato niente di veramente facile all’interno di questo film. E’ un progetto particolarissimo (quasi inimmaginabile prima che lo realizzassimo) fatto con tantissimo impegno e tantissima fatica! Magari fosse stato facile”.

Hai utilizzato un approccio sentimentale piuttosto didascalico, ma non stucchevole o eccessivamente nostalgico, ma che ha dato il giusto valore alla formazione e al ricordo. Come mai questa scelta, perché prima di tutto coinvolgeva te in prima persona un sentimento del genere ripensando alla tua infanzia/adolescenza?
“Indubbiamente! Volevo che Animeland, prima ancora che raccontare la storia di manga, anime e cosplay, raccontasse l’amore per queste cose, e questo per me era più importante di poter raccontare in maniera precisa la loro storia (che in fondo la si può trovare in qualsiasi libro sul tema o su internet).
Volevo che chi guardasse il film facesse un po’ un viaggio nel tempo fino ai pomeriggi dei ragazzi degli anni ’70, ’80 e ’90 in cui non si passavano solo le ore davanti alle tv ma anche tante mattine a scuola e pomeriggi con gli amici a cantare le sigle dei cartoni, a giocare a calcio come “Holly e Benji”, a lanciarci le armi de “Il Grande Mazinga”, a simulare onde energetiche alla “Dragonball” o a fare magie come “L'incantevole Creamy”. Era questa la parte della infanzia/adolescenza mia e di tantissimi altri ragazzi e ragazze che ci tenevo a raccontare”.

000chiatanteIl messaggio finale del documentario sembra essere, come diceva Mary Poppins, che “il troppo stroppia”: una passione è giusta e sana finché resta tale e non sfocia nell'ossessiva fissazione e immedesimazione coi personaggi, viene ripetuto più volte nella seconda metà di Animeland. E' anche un tuo pensiero oppure è venuto fuori soprattutto dalle parole dagli intervistati?
“E’ una cosa che penso da sempre e che è emersa anche con gli intervistati. Inoltre lo penso in ogni ambito, anche le cose che fanno “più bene” in assoluto portate all’eccesso finiscono per far danni. E anche per fumetti e cartoni animati è lo stesso. E’ bellissimo essere pervasi o conquistati per una vita da personaggi, storie, disegni, atmosfere, citazioni e musiche di manga e anime ma non esserne totalmente “governati” o, azzarderei, “posseduti”. Queste passioni e questi mondi disegnati sono fatti anche per essere condivisi e apprezzati con chiunque altro li ami o ne è anche solo incuriosito”.

Ora parliamo un po' di te. Se dovessi scegliere qualche cartone animato giapponese della tua infanzia/adolescenza, quali sceglieresti? E quali invece non sopportavi?
“Ne ho amati tantissimi. Quelli storici a cui sono tutt’oggi più affezionato sono probabilmente “Ken il Guerriero” e “Lupin III”. In questo istante scelgo “Atlas Ufo Robot - Goldrake”, “Jeeg Robot D'Acciaio”, “Conan il Ragazzo del Futuro”, “Il Fiuto di Sherlock Holmes” (tra l’altro storica co-produzione Italia-Giappone), ma anche “Holly & Benji”, “E' quasi magia Johnny”, “Cara Dolce Kyoko”, “Giri la Trottola”, “C'era una volta Pollon”, “Rensie la Strega”, “L'incantevole Creamy”, “Kiss Me Licia”, “Dragonball”... poi c’erano anche i casi in cui impazzivo solo per le sigle e gli anime a stento li ricordo, ma credo questo valga un po’ per tutti.
Quando ero molto piccolo mi piacevano meno - probabilmente perché come storie li vedevo più vicini ai film o ai telefilm e meno alle mie fantasie animate di quel periodo - gli anime con tematiche, personaggi e trame più serie e meno giocose. E così cartoni come “Lady Oscar”, “Capitan Harlock”, “Rocky Joe” o “L'Uomo Tigre”, che da piccolissimo non mi attraevano più di tanto, ho finito per guardarli, seguirli e apprezzarli a pieno solo in adolescenza”.

Una sigla che ricordi a memoria e una che invece proprio non ti sovviene mai quando ti ritrovi a parlare con gli amici?
“Penso che le sigle dei Cavalieri del Re, dei Superobots/Rocking Horse, delle Mele Verdi, degli Oliver Onions, dei Fratelli Balestra e le principali di Cristina D’Avena (dico “le principali” perché lei ha cantato oltre 700 canzoni di prodotti per ragazzi!) le so tutte a memoria. Adoro da sempre le sigle in genere: cartoni animati, telefilm, programmi tv, varietà, trasmissioni radiofoniche e jingle pubblicitari, quindi in materia diciamo che me la cavo. D’altronde, come osserva anche Paola Cortellesi in Animeland, le sigle come quella de “La Balena Giuseppina” sono davvero difficili da ricordare e poi ce n’è una rap che mi piace, di fine anni ’90 e cantata da Cristina D’Avena, dal titolo “Curiosando nei cortili del cuore” stracolma di parole continue che fatico spesso a ricordare”.

Per finire, una domanda - anzi una scelta - obbligata se si parla di cartoni animati: Cristina D'Avena o Giorgio Vanni?
“Cristina ha fatto parte della mia infanzia e adolescenza ed è unanimemente riconosciuta come indiscussa regina delle sigle italiane per ragazzi quindi non potrei non scegliere lei ma ci sono delle sigle di Giorgio Vanni che mi piacciono molto (“Superman”, “L'Incredibile Hulk”, “Spider-Man”, “Diabolik”, “What's My Destiny Dragonball”, “Pokémon”, “Naruto” ed anche la criticatissima “Lupin Un Ladro in Vacanza”! E poi ci sono anche delle bellissime unioni tra Cristina D’Avena e Giorgio Vanni in brani come “Rossana”, “What a Mess Slump e Arale” e “All'arrembaggio (One Piece)”... anzi, magari gliene facessero fare altre insieme”.

 

Federico Vascotto 11/11/2016

Per le recensione di "Animeland": http://www.recensito.net/cinema/animeland-nel-fantastico-mondo-dei-manga,-anime-e-cosplay-con-francesco-chiatante.html

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