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S/CONFINAMENTI: presentata la nuova stagione dell'Opera di Roma

Il debutto italiano nell’opera di registi internazionali come Simon Stone, Ersan Mondtag e del duo Le Lab. La prima volta all’Opera di Roma di Claus Guth, Allex Aguilera e Luca Micheletti in veste di regista. Il ritorno di Barrie Kosky, Deborah Warner e Damiano Michieletto. La presenza di celebrati coreografi come William Forsythe, Benjamin Millepied e, per la prima volta al Costanzi, un lavoro di Uwe Scholz. Accanto a loro grandi bacchette come quelle di Marc Albrecht, Juraj Vacuha, Omer Meir Wellber e naturalmente del direttore musicale Michele Mariotti, che propone ben quattro titoli operistici e due concerti. Star della lirica come Lisette Oropesa, Maria Agresta, Vittorio Grigolo, Erwin Schrott, John Osborn, Karina Mattila, Gregory Kunde e Simon Keenlyside.

Un’equilibrata alternanza di opere poco frequentate come Mefistofele di Boito, L’heure espagnole di Ravel, Jenufa di Janacek e Peter Grimes di Britten, con altre del grande repertorio come Il flauto magico, Otello, La sonnambula, oltre a Tosca e Turandot proposte a Caracalla in omaggio a Puccini nel centenario della scomparsa, e che segnano il debutto all’opera dell’archistar Massimiliano Fuksas. Una prima assoluta con L’ultimo viaggio di Sinbad commissionata a Silvia Colasanti, e tratta dall’omonimo testo di Erri De Luca. E il ritorno del direttore onorario a vita, Riccardo Muti, alla testa della Chicago Symphony Orchestra.
È la stagione 2023-2024 dell’Opera di Roma, la cui immagine è stata affidata a un grandissimo artista figurativo come Giulio Paolini, scelto in collaborazione con il MAXXI, che ha realizzato una serie di evocativi collage volti a rappresentare con la sua raffinata poetica i titoli in cartellone.

La nuova stagione rappresenta la conferma e il potenziamento di un’idea di teatro che lo scorso anno avevamo definito con cinque aggettivi: aperto, curioso, sensibile, inclusivo, sfidante - dice il sovrintendente Francesco Giambrone - La nostra visione non cambia, e si arricchisce grazie a uno sforzo produttivo ancora più sostenuto, con scelte progettuali ambiziose e itinerari anche insoluti. S/Confinamenti diventa il nostro motto: con una linea a separare, ma anche a unire, il confine e il suo superamento. Abbiamo cercato di avere uno sguardo ampio e di abbracciare sia il grande repertorio di Verdi, Mozart, Boito, Puccini e Bellini, sia lo straordinario patrimonio di capolavori assoluti del Novecento europeo, da Britten a Janacek, da Strauss a Rayel, senza tralasciare la contemporaneità con voci come quelle dei compositori italiani Silvia Colasanti e Fabio Vacchi. Anche nella proposta di danza affianchiamo i tre celebri balletti romantici di Cajkovskij e creazioni di grandi coreografi del nostro tempo come Forsythe, Uwe Scholz e Benjamin Millepied. Il nostro – conclude Giambrone - vuole essere un teatro che accetta la sfida di porre domande, di interrogarsi su quello che accade nel mondo attorno a noi, sui mutamenti sociali, sui grandi temi della contemporaneità e anche su quelli che sono propri dell'umanità da sempre. Non un universo chiuso in sé, che si autocompiace degli spettacoli che produce o degli artisti che porta in scena, ma un luogo che si apre al pensiero, al desiderio di conoscenza e a percorso di crescita che, come tutti i viaggi che hanno che meta un teatro, non possono che renderci migliori”.

Il cartellone si presenta quindi con 10 nuove produzioni, di cui 6 d’opera e 4 di danza, 11 titoli operistici, 7 balletti e 5 concerti, con un totale di 28 serate in più dell’anno scorso: il 25% in più di attività. La stagione sarà seguita dal Caracalla Festival 2024 di cui possiamo già anticipare alcuni titoli: il balletto Carmen e l’omaggio a Puccini con Tosca e Turandot, proposte nel progetto creativo di Massimiliano Fuksas.
Si è fatto menzione, ovviamente, della collaborazione con la Rai, sempre molto proficua. Rai Cultura riprenderà ben tre titoli - il Mefistofele inaugurale proposto in diretta, il Dittico formato da Gianni Schicchi di Puccini, L’heure espagnole di Ravel, e La sonnambula di Bellini - e li trasmetterà su Rai5, mentre Radio3 trasmetterà tutta la stagione d’opera e di concetti.

Il Teatro dell’Opera di Roma è un’istituzione di grande tradizione per la cultura cittadina, nazionale e internazionale - dichiara Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma e Presidente della Fondazione - che con i suoi programmi di altissima qualità ha raggiunto negli ultimi anni consensi di pubblico vastissimi. Il successo e il ruolo del Teatro nell’ampio panorama artistico mondiale sono la linfa vitale nell’ideazione di un programma di assoluta qualità, che in questa nuova stagione vedrà un incremento di titoli e serate per soddisfare una richiesta sempre più vasta, capace di raggiungere l’intera città. Il Teatro dell’Opera di Roma sarà ancora una volta espressione culturale del grande patrimonio di bellezza che custodisce con cura e passione, dalla musica al canto, dalla danza agli allestimenti scenici. Grazie al sovrintendente Francesco Giambrone e a tutti i professionisti che con il loro prezioso lavoro rendono tangibile la magia dell’arte”.

Tuttavia, alla conferenza stampa avvenuta a Roma il 9 giugno non sono mancate delle domande permeate da un certo scetticismo generale. Il primo dubbio uscito fuori riguarda pressoché la campagna abbonamenti: “L’alternanza degli interpreti e dei cantanti è sempre oscura, cioè quando siamo di fronte all’acquisto dell’abbonamento non sappiamo chi salirà sul palco”.

A prendere la parola è Francesco Giambrone: “Grazie per la domanda. Nel momento in cui si aprirà la campagna abbonamenti e la vendita dei biglietti avrete da quest’anno il cast distribuito nei singoli spettacoli come è corretto. Quindi chi compra un biglietto sa esattamente quello che compra”.

Inoltre, è stato fatto presente che a parte L’ultimo viaggio di Sindbad, il teatro rispetto alla danza sembra puntare ancora una volta sul classico e consolidato senza guardare al futuro. A questa sollecitazione ha risposto invece Michele Mariotti: “Premesso che ogni proposta è ovviamente lecita e giusta, però mi sembra che tutto si possa dire tranne che ci si sieda sull’usato sicuro. Non dimentichiamoci che l’anno scorso abbiamo inaugurato con Dialogues des Carmelités e Il tabarro e Il castello di Barbablù, che è musica meravigliosa ma difficile sia per chi la fa che per chi lo ascolta. Quest’anno se non mi sbaglio ci sono quattro opere del Novecento, tra cui Peter Grimes che sono decenni che non si fa. Mefistofele non è del Novecento ma non è come fare Traviata. Insomma, mi sembra che ci sia veramente un giusto equilibrio che abbraccia un periodo di storia della musica veramente ampio”.

Infine, c’è chi è rimasto insoddisfatto del fatto che nel programma è assente il Barocco, ma su questa mancanza il direttore musicale ha risposto: “La stessa cosa la si diceva l’anno scorso e si diceva che bisognerà andare a Roma ad ascoltarla. Alla base della costruzione di un percorso di circa dieci opere è chiaro che devi fare delle scelte. Il Barocco c’è stato l’anno scorso e ci sarà sicuramente, lo amiamo anche noi ma capisce che non possiamo fare una stagione solo di Barocco. Dobbiamo tenere presente che ciò che non si conosce fa paura; quindi, dobbiamo creare un bilanciamento col contagocce, sapendo che ci sarà qualcosa che si lascerà come in questo caso il Barocco. Però non dimentichiamoci che nella stagione corrente c’è e ci risarà”.

Isac Jacky Debach e Aurore Dupaquier 10/06/2023

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