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Musica per viaggiare (stando a casa) #2

Mar 25

In questo tempo-non tempo scandito superficialmente nel più semplice dei modi (per quanto banale possa sembrare il ciclico alternarsi del giorno e della notte) abbiamo potuto fare i conti con vari meccanismi di esorcismo della condizione di quarantena alla quale siamo obbligati. Con misure sempre più, doverosamente, restrittive. Ci si distrae, o almeno ci si prova, invadendoci la privacy a vicenda con video improvvisati di ricette culinarie, performance musicali dai balconi di dubbio orgoglio nazionale (passando dall’inno di Novaro/Mameli a Gigi D’Agostino con un niente), video chat per illuderci un po’, tutorial sulla “sopravvivenza in casa” che forse farebbero rabbrividire persino Silvio Pellico.

Un’alternativa, però ci sarebbe, a questa scimmiottata normalità che andiamo rincorrendo nella speranza che le cose tornino al più presto come prima. Possiamo coglierla come un’occasione per rientrare in noi stessi, senza più definirci attraverso la necessità di compiere azioni atte più a “tappare” questo tempo così bucato e apparentemente privo di senso. E accettando una condizione che la nostra schizofrenia quotidiana ci ha fatto dimenticare di possedere, come fosse una facoltà a dir poco spirituale: l’immobilismo.

Diventa necessario, con un simile presupposto, lasciarsi deliberatamente trascinare dal nostro mare di pensieri e riflessioni che, una volta imparato a navigare, potrebbe persino condurci in terre nuove e inesplorate. Tanto vale, allora, accompagnarci nel migliore dei modi, attraverso proposte musicali in grado anche di farci respirare “aria di casa” durante il viaggio. Paradossalmente, non tanto da spingerci a guardare indietro su certi nostri passi già fatti e compiuti, ma abbastanza da riuscire a muoverci con eleganza in questa “ordinaria” alternanza di sole e luna. Immaginando le opportunità di domani.

 

“SPIRITO DIVINO” – ZUCCHERO (1995)

Edizione straordinaria, extra-straordinaria:

il mondo è ammalato!

Oh, sveglia! Il mondo è ammalato!

Ma per colpa di chi?


Frugare metaforicamente tra le carte del proprio archivio personale spesso riporta alla luce “gioielli” che, a distanza di molto tempo, non sembrano proprio riuscire a scendere di valore. Anzi, nei casi più straordinari li ritroviamo trasformati in veri e propri tesori, forse per merito della loro stessa natura così astratta e indefinita, sottratta alle leggi fisiche. E’ il caso di questo settimo album di inediti del buon Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, pubblicato la prima volta nel 1995 e che in qualche modo segna il momento di grazia del cantautore emiliano reduce dai successi di pubblico e critica rilevati grazie a lavori come “Blue’s” (1987)  e “Oro, incenso e birra” (1989).
Sin dalle prime tracce ritroviamo quelle sonorità rock blues già sperimentate in precedenza, ma mai in maniera così energica e incalzante come ispirano canzoni del calibro di Voodoo Vodoo, O.L.S.M.M e la ben più nota Per colpa di chi?, piacevolmente intervallate da ballate evocative e bucoliche che si piazzano come ali sulla schiena dell’ascoltatore per aiutarlo a planare nel vorticoso turbine di emozioni e sentimenti (frutto di delusioni d’amore, affetti scomparsi, voglia di redenzione) legati a una profonda ricerca di pace interiore. Basti pensare all’emblematica Così celeste, alla sospensione liberatoria generata da Il volo, al carattere pastorale di Pane e sale, alla tenerezza di Papà perché e al senso di rivalsa intrisa d’affetto di Senza rimorso.

“Spirito Divino” è da considerarsi a tutti gli effetti una perla della musica leggera italiana, caratterizzata dal sodalizio perfetto di suoni e parole che quasi disturbano per la loro deliberata semplicità simil-infantile. La dimostrazione che un linguaggio impegnato a tutti i costi non è sinonimo necessariamente di qualità emozionale, e che restituisce interamente alle immagini evocate una potenza assai maggiore di un qualsiasi proclama intellettuale incastrato a forza tra le note di una partitura musicale.

Ed è anche il tipo di viaggio che ci occorre per realizzare quella preziosa interconnessione tra noi e il nostro “spirito divino”, sempre e comunque. Fuori e dentro la reclusione.

Jacopo Ventura,  25/03/2020

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