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La Scala Shepard all'Auditorium Parco Della Musica: in equilibrio perfetto tra rinascita e revival

Mag 29

Quattro giovani promesse si aggirano nei meandri dell'Auditorium Parco Della Musica a Roma. Si tratta de La Scala Shepard, band romana che fa parte a tutti gli effetti della fetta di scena indie più interessante, meno commerciale, su cui sicuramente c'è da scommettere.
È una data particolare quella del 26 maggio 2018, e non esclusivamente perché c'è da condividere l'Auditorium con dei mostri sacri dell'indie internazionale-Arctic Monkeys-in concerto la stessa sera, alla stessa ora, solo a pochi metri più in là, ma soprattutto perché si preannuncia un vero e proprio rito d'iniziazione nella vita di una giovane band: l'annuncio di un'imminente album, dopo ben due EP che hanno determinato la loro fortuna dal 2015 ad oggi.
Il luogo in cui decidono di annunciare il lavoro che stanno svolgendo in questi mesi è un tempio della musica calcato da artisti di fama mondiale ogni anno. Giungere dai club e arrivare all'Auditorium rende il tutto più emozionante. Vengono annunciati a gran voce, nel buio dell'elegante sala Teatro Studio Borgna, da Ernesto Assante, giornalista di Repubblica.it, nonché direttore artistico del Retape Festival, durante il quale sono state portate sul palco dell'Auditorium le più innovative ed interessanti realtà della scena romana odierna.
I primi momenti di show vertono sull'emotività che trapela dai volti dei quattro giovani artisti, un'emotività che però non intacca neanche in minima parte l'esibizione, anzi, al contrario rende il tutto studiatamente reale, tangibile, una sensazione palpabile e condivisa, donata al pubblico in evidente fermento. Le luci a neonscala2 blu si tingono di rosso, i volti divengono meno tesi ed ecco che una delle due voci, nonché coautore di molti celebri brani de La Scala, Aberto Laruccia, rompe il ghiaccio con qualche labile parola di benvenuto. Ben presto la scaletta si infoltisce e la tensione sembra essere un lontano ricordo. Sul palco si scherza, si chiacchiera con il pubblico, si percepisce una sana complicità che strappa certamente un sorriso a chiunque assista. “Poche idee confuse”, “Cristoph e Dorothea”, “Su a Berlino”, “Banalmente non ho sonno” sono solo alcuni dei pezzi interpretati con grinta, caratterizzati da sonorità che certamente richiamano uno stile rock-revival ombreggiato da synth moderni che lasciano spazio anche a percussioni disparate e fraseggi rapidi ma ben scanditi. Si susseguono brani del primo Ep, "Di Passaggio", e brani che compongono "Eureka", ultima fatica portata a termine nel 2016. Lo stile de La Scala è una boccata d'aria fresca nel bel mezzo di una nube tossica composta da cantautori che sono l'uno la copia dell'altra. I testi ai limiti del sarcasmo (ma pur sempre emozionali) vengono coronati da uno stile folk misto post-rock che rende questi giovani artisti collocabili precisamente a metà tra il nuovo ed il passato, tra la tradizione e il progressismo musicale. Non sono mancati durante la serata i tributi illustri tra cui la famigerata "Contessa" di Enrico Ruggeri, reinterpretata rimarcandone la ritmica e la grinta, l'ironica "Donatella" di Donatella Rettore e "Chicco e Spillo", splendido brano di Samuele Bersani reinterpretato a due voci incrociate-in linea con la band-su sfondo di luci stroboscopiche per rendere il tutto molto più scenico e certamente di grande impatto.
I ragazzi de La Scala (Alberto Laruccia, Claudia Nanni, Lorenzo Berretti e David Guido Guerriero) giocano con il loro fedele pubblico, padroni del palco e umili al tempo stesso. Il momento più alto resta senza dubbio l'interpretazione toccante di "Un'altra ninna nanna", un connubio perfetto tra la tradizione cantautorale italiana e il nuovo universo post-rock che si appresta a prendere piede nel panorama internazionale. Un repertorio degno di una band già affermata, nonostante la giovane età dei componenti e nonostante tutti i pronostici vari ed eventuali.

Foto: pagina facebook Auditorium Parco della Musica

Giorgia Groccia 29/05/2018

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