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"Un foglio bianco": appunti sull''ultimo film di Olmi

"A ottant'anni non ho nemmeno più bisogno di una sceneggiatura per girare, voglio sentirmi libero, anche di cambiare le cose all'improvviso, essere cioè un foglio bianco da riempire, lì, in quel momento. La libertà è il foglio bianco".

Si chiude così, su questa dichiarazione di Ermanno Olmi, il film documentario di Maurizio Zaccaro a lui dedicato, presentato a Venezia nella sezione "Controcampo e intitolato, appunto, "Un foglio bianco". In novanta minuti, il regista milanese ci accompagna in un viaggio singolare ma segnato da molte suggestioni, dietro le quinte del film di Olmi "Il villaggio di cartone", anch'esso presentato alla Mostra come evento fuori concorso.  

Aprendo una breccia nel muro di riservatezza dietro il quale il maestro bergamasco si è sempre trincerato, Zaccaro è riuscito a riprendere, con la sua telecamera HD, i momenti salienti della preparazione della pellicola, che racconta una storia sgorgata dalla fantasia di Olmi in poco più di due mesi trascorsi aletto,  in immobilità forzata dopo una caduta. Una storia di accoglienza, sul tema dell'immigrazione e del valore più autentico della carità cristiana. Un senso, la direzione che Olmi ha voluto imprimere a questa sua riflessione per immagini, che traspare compiutamente anche dal film di Zaccaro, soprattutto dai dialoghi tra il regista, uno degli ultimi maestri del nostro cinema - due anni fa Leone d'oro alla carriera - e gli aspiranti attori, durante alcune fasi del casting.

"Di questo percorso compiuto insieme  - ha spiegato Zaccaro- ho cercato di cogliere gli aspetti più intimi del lavoro di un regista ma non solo. Quello che mi interessava non era documentare la “macchina cinema“ bensì quello che la nutre, a cominciare dagli incontri con i personaggi che Olmi andava cercando per comporre il cast. Donne, uomini e bambini provenienti da paesi lontani. Per tutti costoro Olmi non era un regista ma un amico col quale dialogare senza soggezione, in totale libertà e serenità. Ne è nato così un documento unico, denso di sentimenti, umanità e reciproco rispetto; intervistare queste persone e Olmi stesso è stato un privilegio di rara intensità ed è ora la chiave per capire il lavoro di un grande artigiano del cinema, l’ultimo ancora attivo fra i registi che hanno fatto la storia del cinema italiano. Un foglio bianco non è solo un documentario o un omaggio alla sua inimitabile arte ma soprattutto il mio piccolo regalo di compleanno all’uomo che ha dato a tanti giovani aspiranti registi l’opportunità e il privilegio di “rubargli“ il mestiere stando alla sua “bottega".

 

(Luciana Matarese)

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