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"17 ragazze": più difficili essere madri o figlie?

A Lorient, un paese della Bretagna affacciato sull'Oceano Atlantico, la diciassettenne Camille rimane incinta. Assalita dai dubbi comprensibili che ne scaturiscono, decide di tenere il bambino. Fin qui nulla fuori dal comune, ma se a ciò si aggiunge che la giovane ragazza è la leader indiscussa tra le compagne di classe del liceo e che riesce a convincere (quasi) tutte a rimanere incinta per poter consolidare il gruppo, be', questo è insolito. E utopico, incosciente, rivoluzionario, irreversibile e pericoloso.

Ecco, il film di Delphine e Mouriel Coulin è tutto questo. Loro non giudicano la scelta delle ragazze, non esaltano l'atto di ribellione, ma mostrano come vanno le cose. Come le decisioni che si prendono durante l'adolescenza siano più che legittime, anche se si tratta di farsi mettere incinta da un ragazzo a caso e usare il corpo femminile come strumento per rivendicare la propria indipendenza.

Non c'è moralismo, ed è importante, ma nemmeno poesia, ironia, tenerezza o gioia. Sentimenti che una maternità, anzi diciassette maternità in questo caso, non possono non portare con sè.

I genitori escono sconfitti da questa vicenda, anzi sono la causa scatenante di questo atto folle: essere figlie non amate, spinge le ragazze a voler essere madri migliori, una sfida vera e propria tra due generazioni. Chi vincerà?

Tratto da una storia realmente accaduta nel Massachusetts, la vicenda viene 'francesizzata' ambientandola nel paese d'origine delle registe e infarcendola di elementi autobiografici. Ne esce un film basato su eventi fuori dal comune, che fanno riflettere madri e figlie, ma che ci angoscia dall'inizio alla fine, un film in cui non c'è un vero riscatto per le protagoniste, un film che ci insegna che certe cose non cambiano anche se tutto cambia.

Purtroppo, un film che non ci insegna quanto è bello essere madri non per ribellione, ma solo per puro amore.

 

(Martina Pattonieri)

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