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“Zack & Miri – Amore a primo sesso”: il declino artistico di Kevin Smith

Dopo un fulminante debutto con “Clerks” (1994), opera prima e vetta della sua produzione artistica, Kevin Smith ha licenziato un paio di modeste e apprezzabili commedie (“Generazione X” e “In cerca di Amy”) ed è quindi giunto a “Dogma” (1999) ormai privo di idee, ma deciso in ogni modo a entrare nel sistema produttivo hollywoodiano.

Questo pistolotto di apertura non è superfluo e non serve solamente a raccontare in breve la carriera del regista: perché da “Dogma” in avanti, se si eccettua la divertente sortita di “Jay e Silent Bob…fermate Hollywood!” (2001), per Smith è stato il collasso e sempre per il medesimo motivo, l’impossibile – o quasi – compromesso fra cinema commerciale e sguardo d’autore: il regista è infatti via via rovinato sulla piatta commedia sentimentale (“Jersey girl”, 2004), sullo scialbo sequel/remake del suo esordio (“Clerks II”, 2006), ridotto a un’innocua giostrina ad alto budget, e in questo “Zack & Miri – Amore a primo sesso” ha dimostrato di aver perso il passo perfino nel campo in cui meglio pareva muoversi: il demenziale-generazionale.

I trentenni di Smith sono sempre i soliti: timorosi di tutto – soprattutto di crescere – e sessuomani molto poco praticanti, un tantino nerd e fondamentalmente bonaccioni, anime candide. Eppure qualcosa è cambiato dal 1994 del debutto a oggi: ma il regista pare non averci fatto caso; oltrettutto questo soffermarsi autocompiaciuto sul sentimentalismo lacrimevole da melodramma televisivo pur di concludere in maniera rassicurante il film non fa altro che violentare ripetutamente la logica e abbandonare qualsiasi pretesa di verosimiglianza.

Perché la trama di questo film fa davvero gridare vendetta: due ragazzi (lui orrendo e sovrappeso, lei meravigliosa e simpatica, eppure snobbata dai maschi), amici da vent'anni, fanno sesso per soldi e scoprono solo a questo punto di amarsi. Fine, anzi lieto fine: roba che neanche in quei blandi telefilm per adolescenti annoiati del pomeriggio tv.

È quindi il minimo, ritenersi delusi da un simile lavoro, se l’autore (anche della sceneggiatura) è lo stesso Smith che tanto ci aveva fatto sperare con le sue prime pellicole; ora invece pare essersi ridotto a licenziare solamente lavori di facile (e ampia) digestione per il pubblico.

Nota finale di biasimo per la distribuzione italiana, che ha impiegato ben tre anni a importare questo film. Se qualcuno si sta chiedendo come mai, visti i blandi e inoffensivi contenuti, ritenga utile il seguente indizio: il titolo originale è “Zack & Miri make a porno”.

 

(Manuel Nepoti)

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