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"Special", la nuova serie Netflix su gay e disabilità scritta, interpretata e ispirata alla vita di Ryan O'Connell

Special di Ryan O'Connell su Netflix da aprile 2019

«Fuggire da chi sei è dura. Soprattutto se sei zoppo». Ryan Kayes è un ragazzo gay affetto da paralisi cerebrale, una disabilità dovuta a danni al cervello subiti prima, durante o poco dopo la nascita, che porta alla mancanza di coordinamento muscolare. Di lui racconta “Special”, la nuova serie Netflix 2019 scritta, co-diretta (insieme a Anna Dokoza) e interpretata da Ryan O'Connell, che ne ha scritto la sceneggiatura seriale a partire dal suo libro memoir "I'm Special: And Other Lies We Tell Ourselves", pubblicato nel 2015 da Simon and Schuster, e che ha attirato l'attenzione di Jim Parsons (Big Bang Theory), produttore esecutivo della serie.

Ryan, a poco più di vent'anni – nella finzione come nella vita vera – si sente in un limbo: non è sufficientemente normodotato da frequentare il mondo dei “normali” (e nemmeno Grindr), né invalido a tal punto da poter passare il tempo con altri disabili più gravi. «È dura la vita di uno storpio», dice, sconsolato, nella prima puntata, dopo aver incontrato per strada un bambino che, vedendolo zoppicare, gli ha consigliato preoccupato di andare in ospedale. «La gente non capisce la tua disabilità. È la reazione al diverso», lo consola il suo fisioterapista.

Special

Tutti sanno che Ryan è gay ma pochi sanno della sua paralisi cerebrale (anche nota come PCI), che compromette la parte destra del suo corpo, e che lui vorrebbe “togliersi di dosso” a tutti i costi. Così, quando accidentalmente viene investito da un'auto, decide di riscrivere la sua identità: Ryan Rayes non zoppica perché è disabile, ma perché vittima di un incidente d'auto. Lo racconta nel suo articolo d'esordio su Eggwoke, il blog in cui lavora come stagista. Olivia (l'esilarante Marla Mindelle), la sua cinica direttrice dall'umorismo nero, obbliga i suoi scrittori a scrivere articoli che scavino il più possibile nella loro intimità, quelli che lei chiama «saggi confessionali», ossessionata dai contenuti virali e dalle visualizzazioni. La redazione di Eggwoke è popolata di casi umani sottopagati, tra cui spicca Kim, interpretata da Punam Patel, «una stronza che cambia il modo in cui parliamo del corpo femminile». Kim – donna nera e oversize – diventa molto presto una persona cruciale per la vita di Ryan, un esempio di accettazione di sé e body positivity, di resilienza e non-conformismo. E poi c'è Karen (Jessica Hecht), la mamma un po' svampita ma adorabile di Ryan, che ha passato la vita intera a fargli da badante, instaurando con lui un rapporto di dipendenza reciproca.
Arriva un momento in cui Ryan sente che è arrivato il momento di liberarsi dall'iperprotettività di sua madre per andare a vivere da solo e conquistare la sua indipendenza. Karen inizialmente non è convinta, ma questo decisivo passo le permette di smettere di spiare dalla finestra il suo affascinante vicino di casa per conoscerlo davvero. Soprattutto è l'opportunità di lasciare che sia qualcun altro a prendersi cura di lei: Phil è la prima persona a prepararle un toast al formaggio dopo decenni.

Non solo Ryan, anche gli altri personaggi raccontano bugie su sé stessi per sentirsi accettati. C'è Karen che per settimane tiene nascosto a Ryan il suo love affair con Phil, c'è Kim che ha costruito la sua facciata di ragazza ricca e alla moda ma, in verità, ha il conto in rosso. E poi ci sono le bugie che ci raccontiamo da soli, i pensieri negativi con cui alimentiamo la scarsa considerazione di noi stessi. Ryan non ama il suo corpo, odia la sua PCI, si sente uno sfigato e finisce sempre per credere che chi gli sta vicino lo faccia solo per compassione. Ma quando menti su te stesso, a te e agli altri, finisci per creare un sacco di problemi...

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Ryan O'Connell, come il sé stesso della serie, ha affrontato la dura sfida di “uscire dall'armadio” per ben due volte. In un'intervista a Vulture, racconta che fare coming out come disabile è stato estremamente più difficile che farlo come gay. Potremmo definire Special una “serie di formazione”, il racconto dell'evoluzione di Ryan nella consapevolezza di sé e dei suoi desideri, della sua sessualità in quanto gay e disabile. «C'è così tanta ignoranza sulla disabilità, perché non c'è dialogo, non ci sono rappresentazioni positive dei disabili in TV», riflette O'Connell su Vulture. Anche il sesso gay è ancora scarsamente rappresentato o, nell'estremo opposto, tendenzialmente ispirato alla pornografia mainstream che ipersessualizza i corpi («è ormai dato per scontato che scopiamo come conigli»). La scena in cui Ryan perde la verginità con un sex worker – oltre a dare dignità alla categoria dei lavoratori sessuali – mostra un sesso umano, comunicativo e, soprattutto, realistico. Sembra che quando si vuole parlare di sesso nel cinema la scelta sia sempre e solo tra: fornire indizi, evocare molto lontanamente l'incontro tra corpi senza mostrarli, limitando le inquadrature a pezzi di pelle (viviamo ancora in un'epoca in cui i corpi nudi sono offensivi); oppure creare un prodotto di nicchia, o strettamente pornografico, che mostra un sesso integrale, ma meccanico, degradante, irrealistico. Contribuisce ad avvicinare il racconto alla realtà la scelta di far interpretare i personaggi gay uomini (che costituiscono la maggior parte dei personaggi maschili) da attori gay.

Special tratta temi difficili come disabilità, omosessualità e pregiudizio sociale, senza appesantirsi di drammaticità e vittimismo, ma sempre con un tono leggero e divertente. Tutti/e siamo insicuri, fragili di fronte al (pre)giudizio. Tutti/e abbiamo bisogno di essere spronati ad amarci per chi siamo.
Special celebra la diversità senza ghettizzarla: chiunque, indipendentemente dall'orientamento sessuale o dalla propria capacità ambulatoria, può identificarsi nella storia di Ryan. È questa, dopotutto, la modalità più efficace di arginare la discriminazione: stimolare la conversazione sugli “invisibili” della società invitando tutti/e a partecipare e a divertirsi. Aspettiamo la prossima stagione.

Sara Marrone, 06/05/2019

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