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“Io sono”: la grottesca fiera dell’umanità

Frustrante, ironico, tragico e senza speranze. Tutto questo è lo spettacolo "Io sono", di Chiara Guarducci, diretto e interpretato da Laura Cioni e andato in scena il 30 e il 31 maggio presso il Teatro Lo Spazio di Roma.
Si tratta di un gioco, un perfido gioco diviso in otto episodi (Due maschi - Non mi sento - L'olimpionico - Un gatto, un cane - Bum - Happy day - Il Bidone – Disco) sull'umanità e le sue infinite debolezze.
Sulla scena la vita di dieci personaggi, tutti interpretati dalla Cioni, si svela al pubblico in una sorta di grottesca fiera dell'umanità dove le paure e gli occhi spenti di chi ha l'anima bruciata prendono forma senza vergogna.
Passando con u'’inquietante frenesia da un personaggio all'altro, l'attrice riesce perfettamente ad appiccicarsi addosso esistenze molto variegate e alcune delle centinaia di maschere che l'uomo indossa davanti alle persone per interpretare un altro sé. Così, su un palco pieno di sedie, dieci personaggi completamente diversi, ma tutti accomunati dalla solitudine che aggressiva si attacca alla vita senza lasciarla andare, raccontano, ad uno ad uno, la propria storia attraverso una carrellata di sketch irriverenti e di dialoghi strazianti. Iosono2Tutto la pièce ruota intorno alla lotta contro la superficialità e contro le apparenze che la società odierna ci impone. Non ci sono più esseri umani, ma semplicemente 'esseri' deformi e disperati, troppo impegnati a far finta di vivere un'altra vita e a far finta di essere felici. 
Una sorta di rappresentazione pirandelliana, amara e, allo stesso tempo, umoristica che scava la natura umana fino a scomporla per analizzare ogni sua piccola parte e sperare di riuscire a capire perché l'uomo per sua natura è destinato a essere infelice.
"Io sono" non è solo uno spettacolo, ma è un concentrato molto singolare di stili e significati che attraverso una messa in scena semplice ed essenziale riesce a parlare della complicata natura dell'uomo.
Impossibile non ricordare, seppur a tratti, l'ironia eccentrica della Marchesini (grazie alla particolare impostazione della voce dell'attrice) o gli sketch di Mr. Bean (nella scena del pranzo al ristorante). Tutte le forme di comicità e quelle della tragedia, dunque, si uniscono in un'unica rappresentazione dove su un palco stanno seduti i più piccoli frammenti dell'umanità e delle sue molteplici identità.
Una particolare introspezione della natura umana che non rassicura per niente, specie se ci si immedesima alla perfezione, scoprendo di avere fin troppe cose in comune con le disperate identità dei personaggi presenti sulla scena.

Marilisa Pendino 04/06/17

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