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"Dominio Pubblico - La città degli Under 25": reportage dalla quarta edizione

Dominio Pubblico – la città agli Under25” è ormai giunto alla sua quarta edizione. Il festival, nato nel 2014 (e immediatamente riconosciuto come realtà promozionale dal MiBACT) da un’idea del regista e drammaturgo Luca Ricci e realizzato dal Teatro Studio Argot e dal Teatro dell’Orologio in collaborazione con il Teatro di Roma, si è svolto quest’anno dal 30 maggio al 4 giugno al Teatro India. L’obiettivo è quello di conoscere e promuovere la creatività delle nuovissime generazioni di artisti (gli under 25, appunto) nelle più disparate forme d’espressione: dal teatro alla danza, passando per la musica, le performance, le arti visive e audiovisive. La selezione degli artisti è stata fatta da un gruppo di under 25, che poi si sono impegnati anche nell’organizzazione dell’evento stesso. Dominio Pubblico vuole anche incentivare la partecipazione di un pubblico attivo nei confronti delle esibizioni: prima o dopo ogni spettacolo, infatti, sono programmati degli incontri nei quali artisti e spettatori possono confrontarsi e dibattere. Dopo anni di esperienza e progressivo successo, da realtà regionale, Dominio Pubblico è diventato ormai un evento di portata nazionale e, con l’incrementarsi della rete di contatti e di partnership, ha l’intento di imporsi a livello europeo.

In attesa della proclamazione dei vincitori (30 giugno), Recensito vi racconta il proprio passaggio al festival tra musica, teatro e cinema.

Gli under 25 in un festival a più voci e svariate sonorità. Dalla musica d’ambiente all’elettronica, dal country-rock all’indie-folk.domsanfj

Il primo musicista a esibirsi, con l’evento che ha aperto, il 30 maggio, il Festival “Dominio Pubblico. La città agli under 25”, è Sanfj, nome d’arte del siciliano Alessandro Sanfilippo, alla sua seconda partecipazione consecutiva a “Domino Pubblico”; musicista dal background di studi classici, avendo studiato Pianoforte al Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo. Anche solo dal punto di vista visivo, Sanfj si presenta in modo essenziale: un piano e un computer. Al minimalismo d’aspetto si unisce quello del suono, che però è tutt’altro che “semplice”. Su una percettibile base classica, Sanfj elabora infatti suoni elettronici e ambient, ottenendo una musica distensiva. Il motivo dominante è dettato dal piano suonato dal vivo e registrato, con inserti anche di musica digitale. Le sonorità che vengono richiamate all’orecchio sono quelle del maestro di genere Brian Eno con la sua Music for Airports e Ryuichi Sakamoto, per il suo uso metodico della commistione di stili (pop, elettronica, ambient e musica etnica orientale). All’interno della mezz’ora di esibizione, il ventiquattrenne ha raccolto un caloroso plauso di pubblico, tanto che alla fine dello spettacolo, ha chiuso il computer e si è seduto al piano, regalando ai presenti una sorta di bis con qualche altro brano suonato unicamente allo strumento che a lungo ha studiato.
domKEETMOREIl cortile esterno del teatro India si trasforma in un saloon del Far West. Un palco e tre giovani capelluti in salopette di jeans e camicia a scacchi. Sono i Keet & More, band romana nata nel gennaio del 2016 che sabato 3 giugno ha proposto il suo EP, “Keet & (STRA) More”. Lorenzo Spinato suona grintosamente la chitarra e contemporaneamente tiene il tempo con una grancassa. Mario Rea è strepitoso nei suoi assoli di chitarra e Luca Del Rosso, con l’armonica a bocca, una voce calda e profonda, dà vita a ballate country-rock che spaziano dallo skiffle inglese al blues fino ad abbracciare il folk. Così, per una serata, i tre ragazzi ci riportano tra la polvere dei ranch, tra le atmosfere tipiche dei locali del lontano ovest americano che non smette mai di affascinare.
“3 ottobre” è il titolo di una canzone. Perché il 3 ottobre non va dimenticato: è il giorno in cui Julia Traser (Giulia Pedrana) è partita per Brighton dal suo luogo d'origine, Livigno, paese sulle Alpi lombarde, per inseguire il sogno di diventare musicista e conoscere da vicino l'Inghilterra, che sin da piccola l'aveva affascinata. Tornata in Italia, domenica 4 giugno, anche la giovanissima cantante si esibisce al teatro India di Roma. Traser - nome che unisce due delle figure che più l’hanno ispirata, la cantautrice neozelandese Brooke Fraser e l’australiana Kate Hansen - intona chitarra e voce dei pezzi dell'Ep “My Own Way”. Alcuni testi, scritti dal poeta Willi Zini, “Grigiore d’arcobaleno” e “Occhi di bosco” si fanno portavoce del desiderio incontenibile di una corsa verso la felicità e la realizzazione personale, di una fuga per appropriarsi della sua vera identità ("Non ci voglio stare, non ci voglio restare, non voglio il mare").
Il suo è un indie-rock melodico che si mescola al folk e a suggestioni celtiche. Il tutto condito da una voce morbida di una bellezza cristallina che dà corpo a una musica, quella di un viaggio appena cominciato.

Alessio Altieri Penelope Crostelli

Da “S.P.E.M.” a “Questa è casa mia”: sul palco di Dominio Pubblico è protagonista l’umano, troppo umano.dominio3

Scavare a fondo nelle emozioni di una umanità che a volte si sceglie di occultare, in favore di qualche convinzione o di un beneficio temporaneo. Questo lo scopo della quarta edizione del festival “Dominio Pubblico”, che nelle giornate del 31 maggio e del 3 giugno ha visto avvicendarsi quattro opere, intense operazioni drammaturgiche per spazzare via il superfluo e fare ritorno al cuore pulsante. Quattro spettacoli teatrali molto viscerali, in cui la parola e il gesto si impastano con il sangue e le ossa e non temono di portare in scena l’umano, troppo umano, anche nelle sue accezioni più bieche.
Maschi di tutto il mondo, tremate! C’è un nuovo genere di essere umano in città ed è qui per distruggervi: dal palco del Teatro India, in occasione della seconda giornata del festival Dominio Pubblico, un gruppo di “super-donne”, completo scuro e capelli glitterati, farà di tutto per convincervi ad unirvi a “S.P.E.M.”, “Società per l’Eliminazione del Maschio”. Nel corso di questa conferenza-show di circa 50 minuti che l’anno scorso ha debuttato con grande successo all’Orologio, Cristina Pelliccia e Giulia Trippetta, spalleggiate da Elena Crucianelli e Bianca Friscelli, si rivolgono ad una platea divisa da un nastro adesivo, ideale muro di Berlino che separa gli uomini dalle donne, esortandola a prendere in mano la situazione, “istituendo l’automazione globale” e, soprattutto, “distruggendo il sesso maschile”. Liberamente ispirato a S.C.U.M., manifesto femminista stilato nel 1968 da Valerie Solanas, la stessa attivista, che qualche tempo dopo, avrebbe tentato di assassinare Andy Warhol, ci troviamo di fronte a una satira violenta e provocatoria, dietro cui si nasconde, come in tutte le satire che si rispettino, una riflessione che affonda le proprie radici nel contemporaneo e guarda al rapporto tra i sessi in termini di parità ed ascolto reciproco. E mentre il pubblico femminile ride di gusto davanti alle installazioni video che pubblicizzano il “manganello S.P.E.M” per l’eliminazione del maschio, gli uomini presenti non possono fare altro che assistere impotenti di fronte alla ferocia di una polemica di genere portata agli estremi: c’è chi si unisce all’ilarità della donne, non senza domAudizioneuna punta di disagio e chi mostra segni di impazienza. I più si arrendono alla verve comica e inarrestabile delle S.P.E.M., in cui, peraltro, la componente maschile è comunque rappresentata, nella persona di Stefano Guerrieri, esilarante nella parte secondaria dell’ “esperimento”, un uomo finalmente femminizzato allo scopo di diffondere il verbo prima di essere eliminato del tutto. Dietro agli slogan che inneggiano a un mondo migliore, reso più pulito e pacifico dall’assenza di uomini, la polemica alla fine non risparmia neanche le donne, nel tipo della “figlia di papà”, cortese, passiva e consenziente, lontana anni luce dalla donna decisa, indecente, orgogliosa, violenta, indipendente, che milita nelle file di S.P.EM.
Si continua con “Audizione” di Francesco Toto (drammaturgia di Chiara Arrigoni), uno spettacolo che fa di un’ambiguità spinta oltre le più tragiche conseguenze il suo filo conduttore. In una stanza spoglia e buia si sta svolgendo un colloquio. O almeno, quello che apparentemente sembra un colloquio: con un uomo elegante seduto a una scrivania e un ragazzo e una ragazza che, silenziosi, incassano i suoi insulti. Ben presto la competizione tra i due candidati si fa molto accesa: l’esaminatore fa riferimento a un compenso altissimo e a un lavoro di una sola sera, a cui potrà accedere solo il più spietato dei due, chi dimostrerà di essere in grado di riversare sugli altri il proprio disprezzo, servendosi di un corpo eroso dalla rabbia.
Segue “Romeo e Giulio”, della compagnia Bologninicosta, riuscitissimo esperimento che intreccia il tessuto narrativo noto ai più con cronaca, politica e danza. La celebre tragediadomRomeoeGiulio shakespeariana viene attualizzata e trasposta ai giorni nostri, mettendo al centro della scena Romeo e Giulio. Un amore che ben presto si trova stretto nella morsa delle dicerie di paese e delle resistenze da parte delle rispettive famiglie. Il suicidio di Giulio diventa un sacrificio inferto dai benpensanti: una crocifissione portata in scena non attraverso oggetti, fondali o effetti speciali, ma grazie alla notevole abilità fisica degli attori, che con i propri corpi rappresentano il culmine dell’esasperazione. Ma lo spettacolo è giocato anche su quella fluidità sessuale e su quell’ironia che rende possibile mettere in ridicolo il bigottismo di tutte le epoche. Un’opera intensa e densa di personaggi e linguaggi artistici, impreziosita dalle musiche originali di Dario Costa e dalla scrittura (a tratti cinematografica) di Sofia Bolognini, che per questo spettacolo ha ricevuto la nomination come migliore attrice per il Premio NUOVOIMAIE.
domQuestacasamiaCosì come candidato come migliore attore è Alessandro Blasioli per “Questa è casa mia”, monologo in cui l’autore e interprete, come un equilibrista, gioca sulla sottilissima linea che separa il tragico dal comico. Il pretesto è quello di raccontare l’amicizia di Paolo e Marco, due liceali abruzzesi all’indomani del terremoto de L’Aquila. I due si ritrovano ad affrontare una nuova conformazione del loro rapporto e delle loro vite. E così, tra i drammi degli sfollati, s’inseriscono delle note di colore esilaranti a base di musica folk, celebrazioni pasquali e personaggi caratteristici. Ma non mancano gli spaccati sulla vita nelle tendopoli, in una città sotto assedio militare, preda di enormi interessi economici e politici. Blasioli risulta sempre credibile e riesce ora a strappare sincere e scroscianti risate, ora a suscitare rabbia e sconfinata tristezza. Per concludere con la fulminante esortazione di Ovidio, che affiora luminosa dal cantiere di una città in (ri)costruzione: “dolor hic tibi proderit olim”. Un giorno questo dolore ti sarà utile.

Desirèe Corradetti e Letizia Dabramo

Talenti e sorprese del nuovo cinema under 25 italiano.

In parallelo alle iniziative di musica, danza e teatro del festival, si è svolta la sezione cinematografica che, in linea con lo spirito della rassegna, ha raccolto i lavori di molti artisti under 25. Ad aprire il festival è proprio un documentariodomMINGONG proiettato al Nuovo Cinema Aquila, multisala dalla facciata art déco nel cuore del quartiere Pigneto: si tratta di “Mingong” di Davide Crudetti. Giovane cineasta romano Crudetti si confronta in maniera disincantata con il tema del viaggio, girando un mediometraggio nato in risposta al progetto “Il villaggio e la Città, la Cina alle prese con sé stessa”. Un viaggio che diventa cinema, “Mingong” è la storia dei milioni di uomini e donne cinesi che dalle campagne si riversano nelle megalopoli costiere in cerca di un lavoro. Crudetti inquadra il disagio esistenziale di figli e genitori costretti ad abbandonare i villaggi natii nella più ampia cornice di dislocazione geografica, linguistica e culturale che caratterizza la nostra storia contemporanea. Dopo la proiezione si è svolto l'incontro con il regista e un intercultural meeting con associazioni e centri di accoglienza del V Municipio sull'emergenza migranti nelle periferie romane.
Giovedì 1 giugno è stato il turno di “Natalie”, cortometraggio del regista Michele Greco che segue la routine di una studentessa universitaria, sconvolta da un piccolo imprevisto che innesca domcortoperò una concatenazione di eventi che cambieranno le sorti della protagonista. Si passa poi a “Proof”, cortometraggio girato dall'inglese Holly Rowlands Hempel in collaborazione con il Sapienza Short Film Fest, che in soli quattro minuti esplora il rapporto madre-figlio e le conseguenze che un evento tragico può comportare su di esso.
La giornata di cinema del 2 giugno si apre con “Salifornia”, convincente cortometraggio di Andrea Beluto, che narra la breve e intensa storia di Ciacianiello, pescivendolo napoletano che inizia una battaglia con il negozio di dischi adiacente alla sua pescheria. A seguire “Una moderna favola jazz”, dove la regista Giulia Schiavon racconta le vicende di una ragazza goffa e disillusa alle prese con il susseguirsi degli eventi della sua vita, poggiando la narrazione su un leggero tappeto jazz.
La sezione dedicata al cinema di Dominio pubblico si chiude il 3 giugno con la proiezione di “Adele”, piccolo gioiello filmico girato da Giuseppe Maione, dove una fotografia dai toni caldi e fiabeschi si intreccia alla narrazione di un padre e un figlia che affrontano il lutto dopo la scomparsa della madre. In chiusura, spazio a “Iunivérsiti”, breve episodio parte di una webseries prodotta da ElephanTea sull'esperienza di tre ragazzi al loro primo anno di università.
Il 3 giugno ha avuto luogo anche l'incontro “Vita da artista” con il consigliere del settore audiovisivo Franco Trevisi del NUOVOIMAIE (Istituto Mutualistico Artisti Interpreti ed Esecutori), partner del festival, che oltre a dedicare un premio per la valorizzazione dei talenti emergenti under 25, ha illustrato i diritti connessi alla diffusione e riutilizzazione delle opere cinematografiche degli artisti interpreti ed esecutori.

Riccardo Bassetti

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