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1927 – Monologo quantistico: Gabriella Greison e gli uomini dietro le formule

Con “1927 – monologo quantistico”, in scena al Teatro Brancaccino di Roma dal 18 al 21 gennaio, Gabriella Greison, di cui è ideatrice, autrice e interprete, non mette in scena soltanto la nascita della fisica quantistica, ma molto di più. Ispirato al suo romanzo “L’incredibile cena dei fisici quantistici”, lo spettacolo presenta infatti i risultati delle sue appassionate e accurate ricerche su quella che per lei è stata una vera e propria fissazione, un chiodo fisso, che l’ha rincorsa per tutta la vita, dall’Università di Milano dove si è laureata in Fisica, all’Ecole polytechnique di Parigi dove ha lavorato.
Si tratta della fotografia scattata a Bruxelles il 27 ottobre 1927 ai 29 uomini che hanno fatto la storia della fisica. Anzi ai 28 uomini e una donna per l’esattezza, perché tra loro vi era anche la “signora dellafoto 1927 scienza”, Marie Curie. Certo, gli altri nomi non sono da meno: in una sola immagine troviamo riuniti volti storici quali Albert Einstein, Niels Bohr, Lorentz, Planck, Heisenberg, Schrodinger, Dirac, Pauli, e tanti altri. Una foto, tante vite. Ognuna con la sua storia, il suo carattere, i suoi tic e i suoi vizi. Perché, al di là dei nomi che oggi affollano i libri di storia o le formule che si rincorrono, fredde, impersonali e soprattutto incomprensibili, nei libri di fisica, ci sono uomini in carne e ossa, con le loro passioni e paure, quanto tutti noi, se non di più. Infatti, come dice la Greison, «per pensare alla matematica e ai numeri, per dare i numeri» bisogna avere un quid diverso dagli altri.
greisonEd è proprio questa umanità il fulcro del “Monologo”, che cattura il pubblico con l’entusiasmo e il trasporto della sua narratrice, innamorata di queste vite normali, ma speciali. Storie che si intrecciano come una favola d’altri tempi. Anni che ci sembrano così lontani, anche perché non ancora permeati fino al midollo dall’imperante tecnologia dei giorni nostri, di cui molti protagonisti, dallo smartphone alla Tac, esistono e funzionano in gran parte grazie proprio alle formule che idearono questi fisici geniali. Loro, invece, comunicavano ancora con le molto più romantiche lettere. Come le conversazioni epistolari tra Marie Curie e il collega sposato Paul Langevin, che, una volta scoperte, non solo svelarono la loro relazione, ma fecero esplodere uno scandalo tale da abissare la prima donna Nobel della storia nel suo periodo più buio, da cui si risollevò anche grazie ad Einstein.
Amore, amicizia, rivalità, è di questo che la Greison ci racconta rendendoci un po’ più umani questi personaggi che hanno fatto la storia e che a loro volta sono stati investiti dalla Storia. Come Einstein, costretto all’esilio in America a causa delle leggi razziali, ma che poi proprio con le sue celebri formule della relatività contribuì – volente o nolente – alla realizzazione della bomba atomica. Destino amaro che lo accomuna agli studi di Niels Bohr e Werner Heisenberg, anch’essi nella celeberrima foto.
È impossibile, quindi, non rimanere affascinati da questo racconto che, unendo vite private a storia mondiale e scoperte scientifiche, con un’incalzante tecnica narrativa che ricorda molto il romanzo “1913 – l’anno prima della tempesta” di Florian Illies, ci fa quasi rimpiangere di non avuto una professoressa di fisica come Gabriella Greison, Anche se poi è lei stessa a riportarci talvolta coi piedi per terra, citando, così en passant, le tanto temute formule e ricordandoci perché a scuola non ci capivamo nulla. Ma tranquilli perché «se credete di aver capito la teoria dei quanti, vuol dire che non l'avete capita» (Richard Feynman).

Virginia Zettin 21/01/2018

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