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"The trip". Charlotte Zerbey e Alessandro Certini per la Democrazia del Corpo a Firenze

«The snowflake is the master. Ink floating inside out. A momentary life. Gather». È il ritornello della partitura coreografica e sonora messa insieme da Charlotte Zerbey e Alessandro Certini, punte di Company Blu e creatori “The Trip”. Un viaggio psichedelico, un intreccio tra movimento e parole, un’analisi del significato del logos reso per mezzo della corporeità. «Surrounding in, under, frankly, it was, in a way, kind of special. Indeed I couldn’t exactly focus […] here now, Dance, embrace the sound of meanings – dance – in the dialogical space of the world. Drop the weight, fly» («Circondandolo, sotto, francamente, era, in un certo senso, a sua modo speciale. In effetti non riuscivo a mettere bene a fuoco […] Qui e ora, Danza, accogli il suono dei significati – danza – nello spazio dialogico della parola. Molla il peso, vola»).

2.THETRIP CompanyBluIl duo, autore e interprete, prende parte al festival fiorentino diretto da Virgilio Sieni, “La democrazia del corpo”. Zerbey e Certini si muovono negli spazi del Cango Cantieri Goldonetta vestiti di blu; dialogano mettendo da parte le differenze tra uomo e donna, ponendosi alla pari e raccontandosi con gesti apparentemente poco definiti ma curati nel dettaglio. Le parole fantasma formano una lunga poesia; quest’ultima si unisce all’arte della registrazione e del mixaggio curati da Spartaco Cortesi e diventa musica elettronica, non colonna sonora ma elemento di primo piano nella performance. Tra parole, danza e tessuto sonoro, tra luce, buio e penombra, Vincenzo Alterini contribuisce con un’illuminazione non psichedelica ma funzionale alla narrazione. I danzatori portano sullo spazio scenico il peso dell’esperienza: si muovono con consapevolezza e bastano a sé stessi; interagiscono senza quasi mai toccarsi e dialogano attraverso il gesto. Il collage di parole è pensato, costruito e presentato in inglese; siamo lontani dal canto ma la lingua ha una sua melodia. «Embarked on velvet lawns, there is no hedge at the bottom of the gardens. All is in all and all is each, sufficient in its suchness […] Filthy streets and sunspots, a crowded parking lot. Society misfits, subdued cooing of cars» («Imbarcati su prati di velluto, non c’è siepe in fondo ai giardini. Tutto è in tutto e tutto in ciascuno, sufficiente in sé stesso […] Strade sudicie e macchie di sole, un parcheggio affollato. Emarginati, il represso tubare delle auto»). “The Trip” ripropone un aspetto culturale degli anni ’60 e ’70 a molti sconosciuto e tuttavia fondante in materia di danza contemporanea. È un grido a suo modo primordiale che riflette in maniera astratta sul sociale. «Yes love, yes hate. Humanities. Being directly aware, giving facts, ignored. Yes it is a discovery. We have been where we ought to be» («Si amore, si odio. Le umanità. Essendo direttamente consapevole, portando fatti, ignorati. Si, è una scoperta. Siamo stati dove avremmo dovuto essere»).

Benedetta Colasanti 22/04/2018

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