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La Fortezza- Momento unico per tre soli attori: intervista all’attore Matteo Tanganelli

Allo Spazio 18b dal 19 al 31 Marzo è in scena La Fortezza- Momento unico per tre attori soli adattamento del romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati a cura della Compagnia dei Masnadieri. La regia è di Elisa Rocca. L’adattamento e la drammaturgia è di Massimo Roberto Beato protagonista insieme a Alberto Melone e Matteo Tanganelli che abbiamo incontrato.

Per preparasi allo spettacolo “Convesations Pieces”, diretto da Marco Filiberti ha letto” Il Paradiso perduto” di John Milton. Essendo “La Fortezza” tratta da “Il deserto dei Tartari “di Dino Buzzati, anche in questo caso è partito dalla lettura del romanzo? 

In questo caso no anche volutamente perché avevamo la drammaturgia originale di Massimo e un’impronta molto precisa. Se l’opera è tratta da una determinata fonte tendo ad aggirarla trovando un parallelo. Adesso mi sto preparando per Parsifal sempre per la regia di Marco Filiberti tratto da Wagner: in questo caso ,per esempio, ho scelto L’idiota perché non voglio avere una lettura univoca. È ovvio che per entrare nel mood bisogna conoscere l’autore di riferimento.

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Quali sono le differenze tra il romanzo e questo adattamento e quali i punti in comune?

Il linguaggio drammaturgico è fatto per essere detto e agito che ha bisogno di un corpo che lo abita, di una sua compiutezza. Abbiamo utilizzato il metodo Suzuki che si fonda sulla necessità di dare un corpo e delle viscere a delle parole. La scrittura letteraria diventa un altro tipo di scrittura.

Come vengono resi l’attesa e il logoramento psichico dei protagonisti sulla scena?

La mia funzione è l’antagonista della missione di Drogo che lo logora. Ho cercato di dare una lettura personale e contemporanea riferendomi a quando ci scontriamo con il sistema perché non rispondiamo ai suoi parametri. Io rappresento una serie di figure che illudono e ingabbiano il protagonista in questa lunga attesa. La missione di Drogo trova compimento solo quando il protagonista si rifugia in una dimensione altra rispetto all’esistenza materiale perché non può cambiare il sistema.

L’opera è ambientata in una fortezza in mezzo al deserto. Il regista come ha concepito questo luogo a teatro e in che modo avete lavorato su questo ?

Noi partiamo da uno spazio vuoto con un attore che agisce in esso e uno spettatore che guarda. La fortezza e il deserto vengono evocati mediante suggestioni: è un luogo quasi onirico in cui sono i comportamenti che restituiscono l’ambiente in cui ci muoviamo. Ci sono elementi della vita militare che vengono proposti in loop alienante. La fortezza è una fortezza inutile ai confini di un deserto: tutto quello che è sognato è altrove. Per me è un’immagine crudele: una guerra è un problema concreto mentre questo logora. Le persone sono apatiche senza empatia e sentimento: il Generale si disumanizza a tal punto da diventare una statua, un’icona bizantina. È un teatro dell’assurdo in questa attesa di un qualcosa che non avverrà mai.

Che tipo di lavoro ha svolto per interpretare ben sei personaggi diversi e numerose comparse? Ci sono delle differenze nello studio?

Sì. Per me è molto insolito lavorare così. I personaggi sono pupazzi, non hanno interiorità: per questo motivo nello studio sono partito dall’esterno, al contrario. Sono come il lupo nelle fiabe che non ha un vissuto. Quello che è tutto essere è Drogo. Ci sono due pesi che si equilibrano. Non sono solo metaforici: questo tipo di persone le incontriamo tutti i giorni. Il maggiore Matti è un agente immobiliare che ti circuisce con sorrisi non interessandosi a te.

I personaggi rispecchiano quelli del libro o presentano tratti diversi?

La matrice è la stessa. In alcuni casi sono esasperati perché hanno uno spazio molto ridotto oppure hanno un’economia differente. Tronk si è innamorato della fortezza ed è intrappolato nella fortezza senza aspirazioni. Simeoni è il personaggio che agisce per il male che porta alla deriva Drogo. Tutto il resto è evocato mediante voci che insieme rappresentano il sistema.

Per lei è molto importante entrare in comunione con il personaggio. È successo anche questa volta?

Il sistema è fatto di persone: il sistema siamo noi. Stando dentro siamo sia vittime che carnefici anche se cerchiamo di fuggire con l’arte e la bellezza. Anche se uno cerca di essere il più sincero possibile davanti a una necessità delle volte -anche senza volerlo- fai del male. Come avviene per esempio per i cambiamenti climatici: si tende a dare la colpa a qualcun altro ma siamo noi i carnefici a meno che uno si ritiri a una vita eremitica. Io mi identifico con le vittime del sistema in questo caso ma nel caso di Tronk- per esempio- comprendo la necessità di essere una pedina dell’ingranaggio perché quando vuoi cambiare direzione sei spaesato. È molto più facile seguire delle regole, soprattutto oggi in cui i punti di riferimento stanno vacillando. Io credo profondamente nelle libertà ma non nell’anarchia perché è un rumore che non porta a niente.

Quali sono i punti cardine sui quali ha fatto forza per interpretare al meglio il personaggio?

Tutti i personaggi sono accumunati dall’incapacità all’ascolto. Si auto ascoltano. È un continuo specchiarsi nell’altro ma rimanendo nella propria condizione. Drogo si scontra contro un muro che lo respinge. Ognuno ha un suo punto critico anche fisicamente: Tronk è tutto testa, Matti è tutto pancia. Prosdocimo è talmente abbattuto dal sistema che vive in cantina come un animalino notturno lavorando al buoi.

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Nell’adattamento sono presenti altri riferimenti alla letteratura, al cinema e al teatro?

Sì. Le suggestioni sono tantissime. Mi piacciono i collage di varie fonti compresa la vita reale. Qui ci sono riferimenti all’espressionismo tedesco, al cinema di Terry Gilliam, a Dalì e alla pittura surrealista per l’atmosfera allucinata , alla commedia dell’arte per i personaggi- pupazzi. Per quanto riguarda il generale mi viene in mente il Ponzio Pilato in Brian di Nazareth diretto dai Monty Python per il capriccio annoiato di un aristocratico che non ascolta le esigenze di Drogo.

Maria Vittoria Guaraldi 19/03/2019

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