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Gli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” in scena con “Oreste”: intervista a Michele Ragno

Per il saggio del III anno del Corso di Recitazione dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, il M° Valentino Villa ha scelto un autore molto complesso, Vittorio Alfieri, facendo “incontrare in scena” i due testi che compongono la sua Orestea: Agamennone e Oreste. Abbiamo rivolto alcune domande a Michele Ragno, allievo del corso di recitazione e rappresentante della Consulta degli Studenti che interpreta il ruolo di Oreste, per capire che tipo di lavoro sia stato svolto.

Come è stato lavorare con il M° Valentino Villa? Qual è stato il suo approccio e quale la vostra risposta?

Lavorare con Valentino Villa è stato molto interessante perché sin da subito ci ha trattati più come attori in qualche modo già avviati verso un percorso professionale che come allievi. Gli aspetti tecnici sono stati curati al dettaglio, in quanto, trattandosi di Alfieri, il lavoro era estremamente complesso. Ci siamo confrontati con una lingua molto artefatta, che non ci appartiene e probabilmente non apparteneva nemmeno ai suoi contemporanei, perché Alfieri era piemontese e la sua lingua era il francese, e quindi per scrivere quest’opera ha dovuto costruire un sistema linguistico che non esisteva.

Effettivamente quello che immediatamente risalta è la complessità del linguaggio, l’approccio a un testo del genere richiede un lavoro particolare da parte di voi attori rispetto a uno di prosa?

Sì, la preparazione è totalmente diversa. Ci siamo dati come primo compito quello di analizzare il testo nei minimi dettagli, facendo un’analisi etimologica di molti termini, anche quelli più banali che usiamo ancora nella vita quotidiana, che però in Alfieri assumono significati più profondi. Successivamente abbiamo studiato il processo di scrittura, che si basava su tre fasi: ideazione, stesura in prosa e poi versificazione. Dei due testi che portiamo in scena, non esiste la stesura in prosa, e quindi abbiamo fatto noi, su indicazioni del M° Villa, il processo inverso, anche per poter analizzare al meglio i contenuti. Questo lavoro ci ha portato ad alcune modifiche sostanziali al testo, nel quale - ad esempio - abbiamo sostituito la parola “affetto” con “passione”, perché ci sembrava che la passione fosse il motore che muove ogni personaggio, specialmente quella intesa come desiderio di vendetta, che nasce dalla parte più profonda dell’essere umano. Abbiamo poi lavorato molto anche sullo studio dell’endecasillabo, un tipo di verso che prevede uno sforzo maggiore da parte dell’attore.Oreste1

Nello spettacolo c’è un rapporto molto particolare con lo spazio scenico, gli attori si muovono sul palco seguendo una sorta di struttura fissa, che viene scardinata solo da Oreste, ci puoi parlare del lavoro che avete fatto sullo spazio?

Anche questo aspetto è stato complicato, ma interessante e formativo. Marco Angelilli (il trainer ndr) si è occupato dei movimenti scenici. Si nota immediatamente che la scenografia si sviluppa in altezza, e noi abbiamo lavorato sulla discesa e sulla salita dei corpi, che in entrambi le fasi trovano delle difficoltà: quelli che si trovano a salire affrontano il percorso come fosse una scalata, quelli che scendono è come se lo facessero lungo una parete molto ripida, che li conduce a un burrone.

Infine, pensi che un testo del genere possa trovare spazio nel panorama attuale? Quale pensi sia il senso di portarlo in scena nel 2017?

Mettere in scena Alfieri, un autore praticamente mai rappresentato, è una sfida e farlo al Teatro Studio Eleonora Duse, dove hanno debuttato alcuni fra i più grandi attori della storia del teatro e del cinema del nostro Paese, lo rende ancora più interessante. Io credo che questo sia un lavoro attuale, perché l’obiettivo che ci siamo posti è quello di restituire quella nobiltà alla parola che si è un po’ persa ai giorni d’oggi, forse perché spesso ce ne dimentichiamo.


E basta vedere gli allievi sul palco recitare quest’Oreste per capire che sì, la sfida è stata vinta.

Alessio Altieri
17/02/2017

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