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Àprile - festival delle case per l’arte (degli emergenti a Torino)

"Ciao! Anche tu vuoi esporre nel nostro bagno? Magari meglio un po' di teatro in cucina o poesia in balcone? Beh in ogni caso sei nelle case giuste". [incipit della chiamata alle arti fatta dagli organizzatori nda.]

Se nella capitale sabauda è l’autunno il mese delle più note manifestazioni artistiche, come Artissima e Paratissima, la primavera è il momento in cui fioriscono i più giovani e inaspettati talenti. Siamo stati ad Àprile, festival diffuso che ha aperto le case atelier di giovani artisti e le case ‘espositive’ di appassionati che si sono offerti di ospitare alcuni degli eventi. Il precedente più conosciuto di questo evento è il Portes Ouvertes des atelier des artiste de Belville che dal 1990 si tiene nel quartiere parigino in primavera. A Torino si è trattato di una due giorni di eventi in 11 case, fra Parella e Vanchiglia, con esposizioni collettive, sculture, installazioni, dipinti e fotografie. Ogni casa ha presentato anche eventi performativi site-specific: microteatro, talk, concerti, performance. 

Alcuni dei protagonisti di questa manifestazione ci hanno raccontato come si è svolto il tutto. In particolare abbiamo intervistato alcuni degli organizzatori e ideatori del festival fra cui Sonia Vacca.
Qual è il suo percorso, aveva già organizzato eventi simili?

Schermata 2024-05-14 alle 17.13.24.png"Ho sempre lavorato in ambito culturale, collaborando con grandi istituti e manifestazioni torinesi, tra cui il Salone del Libro. Trovandomi in questo campo da più di dieci anni sentivo che mi mancava un territorio diversamente fertile che mi desse input più spontanei e più vivaci, partendo dalle esigenze concrete degli artisti. Non ero l’unica a sentire questo slancio, siamo una decina a fare parte del collettivo e tantissime le persone e gli artisti che ruotano intorno al festival".

Questa è la prima edizione di Àprile, come è iniziato tutto questo?
"L’anno scorso c’è stata l’edizione zero, per la prima volta aprivamo al pubblico 7 case contemporaneamente. Prima di quel momento con la mia coinquilina organizzavamo eventi in casa nostra, ViaBava19. Tutto è iniziato da uno spazio di 2 mq nell’ingresso, lo sgabuzzino, chiuso da un telo rosso dove immaginavamo il “Teatrino più piccolo di Torino”. Così nel 2022 abbiamo ospitato un primo monologo, “Anna” di Francesca Berta, e vedere le tante persone accorse che si commuovevano nel nostro ingresso è stato un momento molto significativo. In più, proprio in questi eventi abbiamo incontrato alcuni membri del collettivo tra cui Neri Muccini e Sonja Krstić autori della tesi di laurea “Le Gallerie d’appartamento: un percorso verso nuovi spazi d’arte” e da lì il progetto ha cominciato a strutturarsi e la rete a espandersi. Ci hanno contattato molte case, anche proprietari avanti con l’età si sono messi in gioco. Ogni casa che si apre per la prima volta richiede approcci e esigenze diverse. In ciascuna delle 11 che avevamo a disposizione siamo riusciti a mettere un “supervisore” del nostro gruppo, aprirne di più significava non poter garantire un supporto e coinvolgimento adeguato. Per esempio nella casa PrendiNota, la padrona di casa ci ha affidato totalmente la parte artistica. Abbiamo scelto così due giovanissimi studenti del liceo musicale Cavour di Torino, Vittoria Capoccia al violino e Andrea Bertani alla viola. I due si sono esibiti con un repertorio dal più classico Mozart a M.J. Smith, compositore contemporaneo sconosciuto ai più e vedere ragazzi così giovani e talentuosi avere un proprio pubblico è stato molto bello. Stessa scena nella casa soprannominata Piano B che ha ospitato il recital al pianoforte di Simone Saitta, classe 2005".

Diceva che c’è stato anche del teatro.
"Due spettacoli inediti, uno nello spazio cohousing- spazio in cui siamo state contentissime di entrare perché la cooperativa che lo gestisce ha deciso di riaprirlo dopo il covid proprio con noi. In questo contesto le M A L E S - Malament'Espress (la regista studia ancora alla Paolo Grassi di Milano) hanno portato un Testo su Camille Claudel, scultrice e amante di Rodin. Una storia tragica. che ci mostra il passato per ricordarci sempre di ribadire la libertà raggiunta dalle donne oggi. Invece, Valentina Brancale e David Diop hanno portato in scena un testo su Lilith, utilizzando solo il corpo per rappresentare quelli che sono gli archetipi prima della colpa di Eva".

La scelta che voi fate ha anche una natura ideologica in linea con una non istituzionalizzazione?
"Gli artisti possono andare oltre, e noi li spingiamo in quella direzione. Siamo interessati alle forme che la loro ricerca può prendere, è proprio ciò che secondo noi va fatto. Ad esempio in Apartment gallery c’è stata un’artista, Morgana Cavicchioli. L’artista presentava una retrospettiva inerente gli ultimi 7 anni della sua carriera artistica e l’esecuzione di una performance. Quest’ultima si svolgeva in un grande salone ben ammobiliato e con una libreria a muro che faceva da sfondo all’azione. Morgana stava nuda, distesa su un lungo tavolo di legno, accanto a lei, su un altro in vetro, erano disposti materiali cartacei - giornali, riviste, ritagli ecc.- forbici e colla vegetale realizzata da lei stessa. Il pubblico era invitato a intervenire attraverso la creazione di collage usando il corpo nudo di Morgana come supporto andando a formare così un’opera collettiva. Aspetto importante nel lavoro dell’artista sono proprio il tema del dono e la ricerca costante dell’interazione con il pubblico rifacendosi così ai concetti dell’arte relazionale.
La performance ha suscitato curiosità, interesse e partecipazione. Non ci sono stati episodi violenti da parte delle persone, che sono sempre imprevedibili – dice Cavicchioli. “Sono intervenuti su tutto il corpo senza eccezioni. Nel complesso chiunque abbia interagito lo ha fatto in maniera diversa ed è stato molto interessante percepire il loro tocco sulla mia pelle. È’ stata un’esperienza positiva”.

Che effetto ha per lei l’ambientazione su chi vede il lavoro dell’artista? Il fatto di essere in una casa cambia la fruizione?
"Certamente, lo spazio domestico incide sull’esperienza. Personalmente ho pianto durante una performance a Casa Cuò. Si trattava di un lavoro del collettivo TastierACorpi sul “disutilizzo” degli oggetti di uso quotidiano. È stata un’esperienza molto più potente rispetto alla fruizione frontale. Eravamo in cucina in quaranta attorno a un tavolo, i performer muovevano gli oggetti con gesti frenetici, poi passavano in mezzo a noi e cambiavano stanza e il pubblico li seguiva; toccante in tutti i sensi. Nella casa di via Bava 19, invece, abbiamo presentato dei corti molto particolari di Lorenzo Rizza, opere in cui sembra che il tattoo prenda vita e si muova. Ha tatuato gratis più di settanta persone, montando le immagini a creare un’animazione, ispirandosi alle forme del precinema. Tra gli ospiti anche Andrea Menata che ha tappezzato la mia stanza con oltre 400 tavole della sua graphic novel Siesta. Ha potuto così per la prima volta presentare il volume al pubblico visto che è in cerca di un editore. Molto apprezzata anche l’installazione di Andrea Stefanelli, la camera da letto subacquea, un ambiente immersivo rivestito di plastica riciclata con proiezioni su tutte le pareti di alcune performance realizzate nei fondali del Mediterraneo, a suggerire la volontà di dominio dell’uomo sulla natura. Nell’immancabile teatrino invece lo street artist Max Cenere ha dipinto un murale incredibile che è ormai opera permanente.Schermata 2024-05-14 alle 20.22.19.png

A Ca’ di Mora l’ospite Artemisia, sperimentatrice ed artista visiva che accoglieva i visitatori con maschere in materiale organico sparse e nascoste per casa. Le opere qui sono anche stese, come panni al sole, con la serie “Brandelli” di Isabel Rodriguez Ramos, lasciandole interagire con l’esterno, con gli inquinanti e metalli pesanti presenti nell’aria torinese. Qui è stato anche presentato il progetto antispecista del collettivo Melagrama, un’installazione partecipativa con ragnatele giganti, nidi e mangiatoie per stimolare la riflessione sugli esseri non-umani con cui condividiamo la casa.
Anche Casa Caos apriva per la prima volta, con un programma interamente dedicato alla poesia performata, letta, dipinta, ricamata. Qui Teresa Priano e Iolanda Del Vecchio hanno trasformato il loro corpo in testo poetico, entrando in profonda connessione con i presenti. Una delle ragazze ha rinunciato a un altro ingaggio per partecipare al festival e mi ha raccontato che per lei significava dare ossigeno alla sua ricerca artistica, in un contesto non convenzionale. In 40 mq più di 300 sono state le persone in visita alle opere di Gao Lan, Be Purple e l’emergentissima Valentina Achilli. Presentati e venduti anche molti libri come quelli del collettivo Poeti der Trullo, che per la poesia è sempre un risultato di cui andare orgogliosi. A parte questa magia della poesia, io dico sempre che Àprile inizia quando finisce, perché sbocciano rigogliose collaborazioni.
Schermata 2024-05-15 alle 00.15.55.pngCome a Casa Moringa, nel cuore di Porta Palazzo. Qui era possibile visitare un unicum, frutto della collaborazione tra il pittore Giuliano Brancale e il video artista Jacopo della Rocca, iniziata durante la scorsa edizione. Quest’anno i due hanno presentato il proseguo del progetto INSIDE TURIN, dieci teli di scorci urbane che suggeriscono una immaginaria passeggiata a Torino, dalla notte al giorno: è proprio questo cambiamento luminoso e di atmosfera al centro dell’intervento del videomapping che sembra animare le tele con un impatto molto Maschere di Artemisia suggestivo. Rispetto all’anno scorso questa edizione risulta più matura. Oltre a progetti inediti di artisti italiani,siamo riusciti a portare in Italia per la prima volta mostre e concerti di artisti internazionali. Sasha Philip, francese, con la sua prima personale in Italia in Apartment Gallery. Poi da Berlino tre ragazzi tedeschi di 22 anni Agamemnon, Jan Luxcus e LittleWood hanno debuttato con i loro brani hip-hop su basi tecno anni ’80. Si sono esibiti in un concerto pazzesco durante l’inaugurazione e sono stati molto amati e apprezzati. Gerardo Rosato di Casa Rosato ha portato la sua esperienza di Cavallerizza [spazio artistico occupato attivo fino al 2019 nda]. Infatti dopo che quello spazio è stato chiuso, l’artista ha continuato a ospitare artisti e a realizzare progetti su quella linea. In mostra da lui c’era un artista sardo Marco Loddo, che ha presentato una trave di legno bruciata con solchi in ceramica come simbolo delle persone che hanno abitato quel luogo.
La cosa che mi ha colpito di più è stata la grande partecipazione delle persone che entravano molto incuriosite, molto più spronate a interagire con l’artista. In uno spazio istituzionale non trovi l’artista, invece qui puoi ricevere tutte le suggestioni che vuoi. L’ambiente informale stimola tutto questo".

Parlando degli altri membri del gruppo, una delle collaboratrici di Àprile ha realizzato una mappa online per visionare case, artisti.
"Sì, Federica Mariani è una programmatrice informatica e ha curato la parte web. Su aprile.org si può visionare posizione, programma e affluenza casa per casa in tempo reale. Sul sito ci sono anche le info per partecipare al nostro crowdfunding, con regali realizzati dagli artisti del collettivo in cambio di donazioni a sostegno del festival. Àprile è un progetto del tutto indipendente che si autofinanzia. Vorremmo poter investire di più sul lavoro degli artisti ma è anche vero che il progetto è tenuto in vita da persone che hanno altri lavori, questo è per noi limitante.
Potenzialmente potremmo trasformare molte altre case in spazi d’arte, anche in giro per l’Italia e all’estero, le proposte non ci mancano. Abbiamo bisogno di qualcuno che sostenga quello che stiamo facendo e non per forza devono essere le istituzioni cittadine, che fino ad ora ci hanno ignorato. Non penso cheSchermata 2024-05-14 alle 17.28.56.png non sappiano quello che succede in città. Al comune ci apriremo ma gli diremo che non possono mettere bocca sulle nostre scelte artistiche. Mi interesserei fossi in loro, anche perché c’è una comunità artistica notevole e sottotraccia che merita attenzione e supporto prima che emigri altrove. Quel che è certo è che ci struttureremo sempre meglio per continuare a supportare il lavoro degli artisti, continuando a costruire una rete, una visione ed esperienza artistica collettiva. Il termine “Aprire” ha una connotazione positiva, fa bene, aumenta il grado di comprensione sulle cose…è una bellissima parola, da lì partiamo. Abbiamo portato Àprile nei quartieri dopo Barriera di Milano e vogliamo continuare a costruire una rete, una visione ed esperienza artistica. Ed è possibile che riusciremo a esportare questo formato, una curatrice di Lione quest’anno è venuta per proporci di aprire lì.

L’iniziativa ha avuto certamente successo ma per dovere di cronaca riportiamo il parere critico di altri due artisti, Yaga la Maga e Elena Chantal Squillari membri del collettivo, artiste e abitanti di Casa Carena. Ci viene raccontato infatti che il festival è nato dall’idea che sono in tanti a Torino ad avere realizzato opere d’arte, laboratori in casa, collettivi. Nel 2023 si è arrivati alla formulazione di un evento che si voleva fosse questo, un’apertura, una boccata d’aria. Yaga sente molto forte un problema, quello della sostenibilità dell’arte: “Nel mondo di oggi l’arte viene intermediata attraverso l’ego, attraverso un personaggio e viene cancellata come fenomeno sociale, i soldi arrivano non agli artisti ma a ‘proprietari’ che si appropriano degli artisti…la corruzione sociale si ripete anche nelle parti più intime delle persone come anche nelle organizzazioni cittadine”.

Realizzare un evento di questo tipo era l’occasione per trovare soluzioni proprio a questo problema, e forse in questo senso si poteva fare di più. Cercare di capire come permettere agli artisti di poter fare arte, riconosciuti e retribuiti. Mettersi alla prova in questa esperienza deve essere stato bello quanto complesso, da ciò che abbiamo compreso anche nelle parole di Elena, non si trattava di un festival di case d’artista. Nasceva con l’idea di vivere la casa, fare feste e creare dentro questi luoghi così intimi delle esperienze, di divertimento e anche di cultura. Per chi lo ha vissuto dall’esterno il festival è stato tutto questo e anche di più. Ci auguriamo di vedere nella prossima edizione soluzioni nuove e maggiore supporto anche rispetto alla sostenibilità artistica, questione che sentiamo fondamentale.

Arianna Piccoli

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