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“Novatrix”, il testamento spirituale di Daniele Lombardi: al Teatro Palladium una serata all’insegna delle avanguardie storiche

Mar 13

Cent’anni fa l’Europa attraversava il fertile periodo delle avanguardie. Oggi l’Italia ha Daniele Lombardi, artista poliedrico e musicista visionario. Aveva. Si spegne il 12 marzo nel suo studio di Firenze dopo aver regalato il suo ultimo concerto-spettacolo a Roma, il 9 marzo, al Teatro Palladium: “Novatrix. Azione scenica su 10 frammenti delle Metamorfosi di Ovidio”.
Un inno laico alla creazione e alle origini, dichiaratamente ispirato alle “Metamorfosi” di Ovidio, un inno alla natura e all’eterno divenire, dalla creazione dei quattro elementi, degli astri, degli animali, dei pesci e degli uccelli per poi ripercorrere i miti di Apollo e Dafne, di Pan e Siringa fino alla caduta di Fetonte, figlio del Sole. Innegabili anche gli echi giudaico-cristiani alla “Genesi” nel racconto delle origini. Pur IMG_0089 (1).jpgnell’ispirazione a modelli alti della cultura occidentale, non è il testo (la voce narrante è Valerio Magrelli) il perno dello spettacolo-concerto. Fugaci e velati risultano i riferimenti ai miti greci, la prima funzione del testo non è quella comunicativa ma quella evocativa. Pur nella netta differenziazione delle sfere di competenze artistiche, non è nei singoli apporti la forza dell’evento, bensì nella sinfonia per voci sole che si sovrappongono, stridono, dialogano. In primo luogo il soprano Ana Spasic, capace di dare prova di incredibili virtuosismi nell’esplorazione delle potenzialità della voce umana, raggiungendo risultati di astratta espressività, tra il godimento e lo spavento, nel sillabare i versi iniziali: “L’estro mi spinge / a narrare / di forme mutate in corpi / nuovi”. L’ensemble strumentale di Roma Tre Orchestra (violino, violoncello, flauto, clarinetto, percussioni, pianoforte diretti da Marcello Panni) restituisce la musica composta da Daniele Lombardi con effetti vicini alle sperimentazioni del futurista Luigi Russolo e del suo intonarumori, oppure dell’ “Intermezzo interrotto” di Béla Bartók.
Ad arricchire la composizione verbale e sonora, le videoproiezioni di disegni originali firmati Mimmo Paladino, che delle avanguardie riprende gli stilemi offrendo linee, parole e forme geometriche simil Joan Miró, oppure figure umane stilizzate in monocromo di gusto tribale. Il linguaggio del corpo pure è chiamato all’appello e veste i panni di un pantalone bianco e di una maglia a fantasia hawaiana: è la danzatrice Maria Elena Curzi, che fluttua mentre accompagna con salti, arabesque e torsioni le parole del narratore e il pianoforte (Gabriella Morelli).
Si chiude con un tuffo nell’avanguardia la carriera di Lombardi con una prova di regia e musicale, confermando la sua attenzione per le contaminazioni artistiche e per le soluzioni sinestetiche: un’ora tra concerto, recitazione, canto, immagini per scandagliare gli strumenti del mestiere e consegnare ai posteri i segreti della sua arte. Ha l’inevitabile gusto di un addio alle scene, di un testamento spirituale. E di una rinascita fiduciosa, perché l’arte in tutte le sue forme faccia il suo corso e si rinnovi. Questo, infatti, il significato del titolo “Novatrix”: rinnovatrice. E con questo spirito di fiducioso ottimismo, piace ricordarlo nel parlare della sua ultima creazione. “Novatrix” è un manuale per l’uso, un abbecedario dell’arte per ripartire dal grado zero. Un’occasione per ripensare al teatro e all’arte: cosa sono se non trasformazione continua? Una lezione di vita, per valorizzare il singolo nell’insieme e ricordare che insieme siamo più forti.

Alessandra Pratesi 13/03/2018

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