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Troppo vecchi per il Rock n' Roll, troppo giovani per morire: i 50 anni dei Jethro Tull di Ian Anderson

Lug 20

Veri ‘heavy horses’ del panorama rock/blues mondiale, ecco arrivare al traguardo dei cinquant’anni Ian Anderson e soci, ancora sotto il nome leggendario dei Jethro Tull. È decisamente un piacere ritrovarsi all’interno della cornice dell’Auditorium di Roma coi compagni della ‘vecchia guardia’, ancora legati ad un nome che difficilmente svanisce nel dimenticatoio. Anderson è infatti sempre stato considerato un po’ come un vecchio amico: un rocker, un menestrello, un teatrante dedito da sempre al verbo del rock n’ roll. L’anniversario dei 50 years of Jethro Tull ripercorre infatti, anche attraverso video che presentano commenti fatti ad hoc da ex-membri storici della formazione di Blackpoll, Lancashire nel 1967, che introducono alcuni dei pezzi emblematici di una carriera iniziata con “This Was” del 1968. Jeffrey Hammond, John Evan (travestito da daffodil inglese), Clive Bunker introducono infatti pezzi come "Dharma For One", "A Song For Jeffrey", "Heavy Horses" e altre chicche del passato ripercorrono la storia della band sui teleschermi.
Pochi sanno infatti che per un concerto il chitarrista dei Tull era stato proprio quel Tony Iommi (che Anderson ricorda essersi dopo riunito con la sua band, gli Earth, poi divenuti gli immensi Black Sabbath) e piace anche ritrovarsi Joe Bonamassa e Slash ricordare al pubblico romano alcune tra le canzonijethro tull roma 3 emblematiche della carriera di Anderson e soci, come l’intramontabile “Bourrèe in E minor” con le sue reminescenze bachiane o l’altrettanto mitica “Aqualung”, e Thick As A Brick.
Tutto l’evento è all’insegna del revival e del bel ricordo della storia della musica, e ci si può facilmente dimenticare che sul palco son presenti mestieranti, più che artisti che mettono in gioco sentimenti, passioni e cuore autentici. Ottimi musicisti, ma che tutto sommato si ritrovano essere poco più che turnisti, all’interno di un passaggio di epoca che fa vedere ancora immagini di repertorio storiche che inquadrano bene il cambiamento dei tempi.
Il nuovo Scott Hammond alla batteria, a metà tra impostazione jazz e blues rock, è pressoché immobile e decisamente poco estroverso, soprattutto se paragonato ad alcuni ricordi del funambolismo e dell’estro di Barriemore Barlow, di Clive Bunker o perfino di Doane Perry. Florian Ophale alla sei corde offre un ottimo contributo chitarristico al lotto, ma stenta, forse data l'eccessiva bravura e pulizia, a presentare un'anima folk e rock che resta solo nella chitarra e nel flauto di Anderson. Come c'era da aspettarsi, dopotutto, dato anche il fatto che il nome Jethro Tull era stato dichiarato finito nel 2014 dallo stesso flautista e ora torna, dopo meno di cinque anni, in testa alle locandine. 
E dunque forse bene così. La figura storica, i ricordi e i brani tengono testa ad una mancanza di voce, da parte del menestrello, e di effettiva partecipazione spirituale da parte della band, oltre che di alcuni inserti vocali registrati di dubbia valenza estetica e musicale. La storia del rock e della musica degli ultimi cinquant'anni passa anche da qui e il tempo gioca la sua parte in casi come questo. Sembra dunque emblematico il grande titolo "Too Old For Rock N' Roll / Too Young To Die", del famoso concept album del 1976, in tutti i suoi pro e contro.
Una posa con una gamba appoggiata sul ginocchio dell'altra, un'ombra con un flauto traverso, un soffio che sembra un ghigno beffardo nello strumento: Ian Anderson e il soffio di una locomotiva rock n'roll. Immagine indimenticabile. Passaggio obbligato per ogni rocker che si rispetti.

«So the old Rocker gets out his bike to make a ton before he takes his leave. Up on the A1 by Scotch corner just like it used to be.»

Davide Romagnoli 23/07/2018

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