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"Terminator Genisys": la rielaborazione di un mito

Cosa sarebbe successo se Kyle Reese avesse trovato nel 1984 una Sarah Connor già consapevole del suo futuro e pronta a combattere per modificarlo? Questa è la domanda a cui Alan Tylor cerca di rispondere col suo "Terminator Genisys", reboot della saga giocato sulle variazioni temporali ad effetto farfalla.
Tutto è iniziato nel 1984 con il primo "Terminator", seguito da "Terminator 2: Il giorno del giudizio" nel 1991, entrambi firmati da James Cameron: due capolavori di genere che hanno stampato nell'immaginario collettivo l'immagine del pompatissimo killer robotico.
Dopo due sequel poco riusciti ("Terminator 3" di Jonathan Mostow e "Terminator Salvation" di McG), oggi Alan Tylor si fa carico dell'eredità di Cameron e prova a ricollegarsi ai primi due film, attraverso un ritorno alle origini.
Siamo nel 2029 e John Connor (Jason Clarke), capo della resistenza umana, lancia un duplice ultimo attacco a Skynet, l'Intelligenza Artificiale che ha preso il controllo della Terra il 29 agosto 1997 dopo un olocausto nucleare planetario. Il primo obiettivo è il cuore di Skynet, mentre la seconda offensiva, a cui partecipano sia John che il suo fidato braccio destro Kyle Reese (Jai Courtney), è finalizzata a conquistare il luogo in cui l'I.A. ha costruito la macchina del tempo che porterà il primo T-800 (Arnold Schwarzenegger) nel 1984 per eliminare Sarah Connor (Emilia Clarke), l'ancora diciannovenne futura madre di John. Una volta conquistata la struttura di Skynet, Kyle Reese si propone volontario per tornare indietro anch'esso al 1984 per salvare Sarah, di cui è segretamente innamorato per via dei racconti di John e di una foto che il compagno di battaglie gli ha regalato anni addietro. Ma Kyle nel 1984 troverà una situazione totalmente diversa da quella che gli era stata descritta da John: Sarah è stata attaccata da un T-1000 già nel 1973 e protetta da un T-800 che, dopo la morte dei suoi genitori, si è preso cura di lei fino al 1984.
Marciando sulla teoria degli snodi temporali gli sceneggiatori, Laeta Kalogridis (che ricordiamo soprattutto per aver scritto "Shutter Island") e Patrick Lussier, mettono in scena un 1984 parallelo a quello che abbiamo visto nel primo film di Cameron. Sarah, cresciuta a pane e piombo dal buon T-800, è così pronta a scagliare un'offensiva alla Cyberdyne Systems Corporation, azienda creatrice di Skynet, assieme a Kyle.
Il tono è molto più leggero rispetto ai film originari, soprattutto grazie alla nuova Sarah Connor, personaggio profondamente diverso dalla cameriera interpretata da Linda Hamilton nel 1984. Punto cruciale della trama è l'evoluzione emotiva del "Terminator Guardian", il T-800 (magistralmente interpretato da uno Schwarzenegger in formissima) che ha cresciuto Sarah: il robot made in Cyberdyne, dopo la convivenza decennale con la piccola, ha sviluppato delle forme di sentimenti umani verosimili, situazione ispirata al rapporto tra il T-800 e il piccolo John Connor narrato da Cameron in "Terminator 2".
Per la prima volta possiamo ascoltare i pensieri di Skynet (interpretata da Matt Smith), messa in scena però con un'idea palesemente ricalcata dalla Regina Rossa del primo "Resident Evil" di Paul W.S. Anderson.
Nonostante alcune cadute di stile come quest'ultima e numerose imprecisioni temporali (che potranno essere chiarite da un sequel?) il film è ben trainato da Schwarzenegger e da Emilia Clarke. Le situazioni messe in scena e le personalità dei protagonisti sono ricollegabili a quelle dei primi due film della saga e la sensazione che accompagna perennemente la visione di "Terminator Genisys" è quella di un continuità temporale (per quanto contorta) con quest'ultimi, una sorta di spirale diegetica che si accartoccia su se stessa e che rende l'opera probabilmente la migliore operazione effettuata nell'universo Terminator, dopo i primi due film di James Cameron.

Antonio Savino 10/07/2015

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