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Forme di valorizzazione del territorio italiano nell'industria audiovisiva contemporanea

Elio e Oliver, interpretati da Timothée Chalamet e Armie Hammer, seduti in Piazza Duomo a Crema. Ph. Sayombhu Mukdeeprom / Sony Pictures Classics all rights deserve

Quando si parla dei modi in cui l’industria audiovisiva può contribuire alla valorizzazione dei territori, il sistema delle film commission rappresenta forse il caso più emblematico e strutturato. Da circa due decenni questi enti regionali con funzione pubblica si occupano di facilitare, incrementare, de-burocratizzare il lavoro delle produzioni, adoperandosi per attirarle sui territori e producendo una serie di benefici diretti o indiretti, che riguardano sia l’economia dei luoghi adoperati come location, sia il loro posizionamento iconico e culturale come poli attrattivi per produzioni e turismo. I benefici apportati dalle film commission al territorio italiano riguardano innanzitutto la stessa industria audiovisiva. Oltre a occuparsi di amministrare e allocare fondi alle produzioni ritenute meritevoli, questi enti svolgono tutta una serie di funzioni ausiliarie volte a migliorare lo svolgimento dei piani produttivi: esse comprendono la ricerca di location, la facilitazione di procedure burocratiche, la ricerca di partnership con soggetti sia italiani sia internazionali, e la formazione di professionalità qualificate nei mestieri dell’audiovisivo. I benefici sull’industria sono sia immediati (opportunità di lavoro offerte alle maestranze locali) sia a lungo termine, portando alla creazione di infrastrutture e competenze spendibili successivamente.

Gli effetti della presenza delle produzioni italiane e/o internazionali sui territori, facilitata dalle film commission, non si limita alla sola industria audiovisiva. Nei mesi di attività la presenza delle produzioni può fungere da stimolo per le economie locali, dal settore alberghiero e della ristorazione, ai trasporti, fino ai vari tipi di attività artigianali richieste per la costruzione di set, oggetti di scena, servizi e così via. Oltre ai lavoratori del cinema e della televisione, la produzione di audiovisivo può così comportare benefici più ad ampio raggio per tutta una serie di professionalità radicate nel territorio.
Infine, il contributo forse più evidente ma anche difficilmente quantificabile dell’operato delle film commission è quello che riguarda la promozione dei luoghi impiegati come location all’interno di produzioni audiovisive. Questa consta di vari aspetti tra loro legati: primo fra tutti la possibilità di rendere poli urbani o paesaggistici attraenti per le stesse industrie del cinema e della televisione, che possono decidere di tornare a utilizzarle per produzioni successive. Ma va anche considerato – specie quando si parla di prodotti di ampia circolazione internazionale – l’impatto che un film o una serie possono avere sulla percezione che il pubblico ha di quella regione o specifico territorio. L’audiovisivo può avere un ruolo importante, e spesso assolutamente imprevedibile, nel portare le realtà locali all’attenzione del pubblico italiano o internazionale, con ricadute che vanno dalla promozione del patrimonio artistico, paesaggistico, eno-gastronomico, artigianale, all’incremento dei flussi turistici con conseguenti ricadute economiche.

“Incanto Economy”: immagini del Made in Italy

La valorizzazione del territorio italiano nella cinematografia trova spazio anche nella rappresentazione del Made in Italy. Quando pensiamo a questo termine, è inevitabile l’accostamento alla qualità: brand secolari che hanno scritto la storia del nostro paese sia nel settore culturale-artistico che industriale. Riconosciuto in tutto il mondo come un patrimonio immateriale, tanti grandi marchi di questo business tutto italiano sono riusciti ad affermarsi nel tempo grazie ad una narrazione folkloristica insita specialmente nei sistemi produttivi, dove l’innovazione si lega perfettamente alla tradizione.
Nel cinema non mancano lungometraggi prodotti oltreoceano che raccontano l’unione tra business e territorio: tra i titoli più recenti vediamo Ferrari (2023), lungometraggio di Michael Mann con protagonisti Adam Driver e Penelope Cruz, ma anche House of Gucci (2021) diretto da Ridley Scott, dove nei panni dei coniugi Gucci ritroviamo nuovamente Adam Driver stavolta accompagnato dalla performer e cantante Lady Gaga.
Entrambi i lungometraggi si avvalgono di uno storytelling dal carattere thriller\drammatico, enfatizzando le vicende familiari e di cronaca dei due grandi nomi. L’eccessiva caratterizzazione però, ha suscitato alcune critiche da parte della stampa, accusando i due film di stereotipizzazione dei personaggi. Ad esempio, Lady Gaga nei panni di Patrizia Reggiani assume vari accenti dialettali per tutta la durata del film, una scelta che a lungo può risultare ridondante e fittizia.
Altrettante le produzioni italiane, che concentrano il tema tra documentari e serialità: nel 2021 esce su Canale 5 la serie tv Made in Italy, con protagonista Greta Ferro nei panni di un’aspirante giornalista che muove i primi passi nel mondo del lavoro partendo dalla redazione di Appeal, magazine di moda. Un grande tributo agli anni ‘70, all’esplosione della moda italiana come industria creativa: la serie descrive la nascita e cambiamenti all'interno delle maison, rendendo perfettamente il concetto di “Incanto Economy" del Belpaese. Ogni puntata fa riferimento ad uno stilista diverso: Armani, Valentino, Krizia, Versace, Missoni, Walter Albini, Fiorucci, Raffaella Curiel e Ferrè, in pratica le colonne portanti della rivoluzione fashion italiana. La serie riporta sullo sfondo i contrasti sociali e politici del tempo, riuscendo a fornire un quadro abbastanza dettagliato nonostante rimanga un prodotto pensato per il grande pubblico.
Il genio dei sarti è strettamente collegato all’essenza del Made in Italy, attribuendo all’espressione termini come manualità, cura per il dettaglio ed esclusività, rendendo quindi il tema congruo al carattere documentaristico. Un buon esempio è la docuserie Moda. Una rivoluzione italiana (2024), una coproduzione tra SkyOriginal e Cinecittà che indaga sulla moda italiana a partire dai primi decenni del 1900 fino ai giorni nostri. Il documentario in quattro episodi mette in luce il ruolo dell’abito attraverso le rivoluzioni ed i grandi cambiamenti sociali del tempo, avvalendosi dello straordinario repertorio proveniente dall’Archivio Luce per gran parte della narrazione, e per questo unico. Un racconto storico che vede la moda come specchio della nostra società, narrato da studiosi e artisti di questo campo come lo stilista Roberto Capucci, il fotografo Oliviero Toscani, l’ex modella e docente Benedetta Barzini; e poi ancora Maria Luisa Frisa, Nick Cerioni, fino alla direttrice e capo-curatrice del Museum at F.I.T. di New York Valerie Steele.
Nella definizione rientra anche l’industria agroalimentare, che nell’immaginario collettivo riassume il concetto di tradizione familiare italiana e sistema produttivo manifatturiero. È il caso di Mine Vaganti (2010), diretto da Ferzan Ozpetek: le ambientazioni mozzafiato tipiche del Salento fanno da sfondo ad una storia familiare fragile, fatta di amore e perdono. Il regista intreccia l’infinita bellezza del sud Italia alle sue scomode e piccole realtà socio-culturali, senza rendere il lungometraggio una banale rappresentazione del meridione.

Il cineturismo: la valorizzazione del territorio italiano dal 2010 ad oggi

Il turismo cinematografico, la visita dei luoghi che hanno ospitato le riprese di film o sceneggiati di successo è in espansione da anni. Il neologismo cineturismo è stato coniato nel 2003, quando l’Ischia Film Festival ha realizzato un convegno dal titolo “Quando i film trainano il turismo”. Da allora, ogni anno, in occasione del Festival si svolge ad Ischia il Convegno Nazionale sul Cineturismo. Nel 2005 è inoltre nata la prima Borsa Internazionale delle Location e del Cineturismo (BILC), che punta a creare un momento di incontro tra la domanda e l’offerta legate a questo nuovo fenomeno economico-culturale. Oltre alle agenzie turistiche specializzate nei tour guidati, negli anni sono nati anche molti siti internet, come il Dizionario del Turismo Cinematografico, il Davinotti o il Portale del Cineturismo.
Fino al 2003 in Italia si parlava solo di “turismo cinematografico”, e fu proprio l’allora direttore artistico del festival ischiano Michelangelo Messina ad usare per primo questo termine. Ovviamente il fenomeno del cineturismo è probabilmente sempre esistito, ma è un dato di fatto che in Italia sia balzato agli echi della stampa grazie all’Ischia Film Festival, che ha posto al centro dell’attenzione il ruolo del paesaggio nell’opera audiovisiva. Inoltre la nascita della BILC ha destato sicuramente la curiosità del pubblico e l’interesse degli operatori. Obiettivo principale è dunque la diffusione culturale dei luoghi del cinema e il dialogo tra l’industria cinematografica e il territorio.
Ad Ischia è nato il primo movie tour italiano nel 2004 sui set dei più celebri film girati nell’isola verde. Oggi i movie tours in Italia sono diversi: da Procida e Salina per Il Postino a Matera nei luoghi di The Passion, o ancora sulle orme del Commissario Montalbano a Porto Empedocle. Nel 2003 il personaggio letterario creato da Camilleri ha persino indotto l’amministrazione comunale a modificare la denominazione ufficiale del paese, che ora prende il nome di Porto Empedocle Vigata.
Negli ultimi quindici anni sono stati diversi i film che hanno promosso e valorizzato il nostro territorio, con veri e propri tour alla riscoperta delle location cinematografiche. La ridente cittadina cilentana di Castellabate ad esempio, location del grande successo Benvenuti al Sud (2010), è stata ed è ancora teatro di un percorso cineturistico allestito per conoscere e “vivere” le location del film, che ha visto la collaborazione di Claudio Bisio e Alessandro Siani. L’iniziativa denominata “Benvenuti a Castellabate … Benvenuti al Sud” è promossa dal comune di Castellabate in collaborazione con gli operatori turistici del posto, a loro volta impegnati tutto l’anno a proporre delle offerte ai tanti appassionati del film. L’iniziativa prevede la realizzazione di un percorso “booking.movie maps”, che consente ai turisti di identificare i luoghi in cui è stato girato il film, anche grazie all’ausilio di banner raffiguranti foto di scena e degli attori. Cartellonistica e indicazioni sono state inoltre posizionate nei centri abitati del Comune in cui sono state effettuate le riprese del film, come i centri storici di Castellabate, di Santa Maria e San Marco. Oltre a questo, il progetto prevede la realizzazione di un manuale dell’offerta e di un contenitore web per promuovere Castellabate come una delle località turistiche in grado di coniugare cinema, storia, natura e gastronomia. Un altro noto caso degli ultimi anni è La Grande Bellezza (2013), che non è soltanto la storia del giornalista Jep Gambardella e del suo mondo, ma anche il racconto di un luogo: Roma. A dieci anni di distanza, il film premio Oscar attira ancora turisti da tutto il mondo, alla ricerca dei luoghi della Città Eterna. Il film, a proposito, si apre proprio con un turista giapponese che crolla a terra e muore (felice) dopo aver immortalato con la sua macchina cinematografica il fascino eterno di Roma. Sui mercati internazionali, nel corso degli anni, sono stati lanciati diversi tour privati dedicati ai luoghi narrati nella pellicola: dall’Aventino con i Cavalieri di Malta e il giardino degli aranci al Gianicolo con fontana dell’acqua Paola, dal tempietto di San Pietro in Montorio alle terme di Caracalla, per finire al parco degli acquedotti.
Uno dei casi più celebri degli ultimi anni è sicuramente Call me by your name (2017), che ha reso Crema un centro di attrazione turistica anche internazionale. A sette anni di distanza, il fenomeno cineturistico innescato dal film premio Oscar continua in maniera prepotente (dopo la parentesi dettata dalla pandemia) con bar e ristoranti in piazza Duomo che sono pieni di turisti soprattutto in estate. Così come sono presi d’assalto hotel, Airbnb e il noleggio di biciclette, che stanno letteralmente trainando l’economia turistica della città. Coloro che lavorano nell’ufficio Pro loco confermano infatti le insistenti richieste da parte della stragrande maggioranza dei turisti per informazioni inerenti ai percorsi che riprendano i luoghi vissuti da Elio e Oliver, per vivere più da vicino la loro storia d’amore.
Il cineturismo unisce pertanto le suggestioni del grande schermo alle bellezze del nostro Paese e dà nuove opportunità economiche alle località costiere e al nostro entroterra. Basti pensare che ogni anno, solo in Italia, sono circa dieci milioni i turisti che decidono di visitare alcune città sulla scia delle suggestioni generate dalle produzioni cinematografiche.

Lorenzo Meloni, Ailen Pasos, Benedetta Morelli  19/03/2024

 

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