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City Fest: Il cinema secondo Nicolas Winding Refn

Si è svolto il 26 giugno al MAXXI l'incontro con il regista danese che ha inaugurato il nuovo format delle Masterclass, organizzato da Fondazione Cinema per Roma.


Divenuto ormai cineasta di culto dirigendo film come “Pusher” e “Walhalla Rising”, e in tempi recenti “Drive” miglior regia a Cannes, Refn è tornato in Italia per incontrare il pubblico romano in occasione della presentazione in anteprima assoluta del documentario “My Life Directed by Nicolas Winding Refn”, realizzato dalla moglie Liv Corfixen. “Mia moglie vorrebbe uccidermi, ma ha pensato bene di fare un film sulla sofferenza di vivere con me”, afferma scherzosamente il regista durante la lunga chiacchierata moderata dal critico Mario Sesti.
Il film riprende i giorni trascorsi dalla famiglia a Bangkok nel periodo delle riprese di “Solo Dio Perdona”, dove ai momenti intimi e privati, in cui appare spesso l'amico e consigliere Ryan Gosling, si alternano le fasi preparatorie e il lavoro sul set sviscerando nel tempo le ansie, i timori, e i mille dubbi di un regista “bipolare”, come egli stesso si definisce.
Refn oscilla continuamente tra esaltazione e abbattimento depressivo, lo vediamo spesso in silenzio con lo sguardo a fissare il vuoto, rendendo quasi palpabile nelle immagini il groviglio di pensieri che si agita nella sua mente; “l'arte è una forma di violenza penetrante, che trasforma anima e corpo un po' come l'amore, un'arma potente come la videocamera”. La violenza appunto, così abilmente messa in scena con un'estetica personale, perennemente alla ricerca del dettaglio esclusivo secondo un modus operandi che tende a distruggere “il buon gusto”, il già visto e il comune, per offrire al pubblico qualcosa di diverso e unico. Difronte agli imprevisti che gli si presentano sul set, Refn dimostra un forte senso dell'organizzazione; “L'energia che scorre fuori, l'idea, il processo creativo, si evolvono durante le riprese, dove metà del film si inventa”.
Il cinema è una terapia di purificazione a ciclo continuo, di quell'oscurità che di continuo ritorna e va puntualmente esorcizzata. Per essere artisti, afferma il regista; “bisogna essere bambini e abbracciare la gioia di creare senza preoccuparsi del consenso degli altri e del successo economico”. L'aura di mistero che sembra avvolgere il suo lavoro, è rafforzata dalla presenza nel film di Alejandro Jodorowsky, al quale sia Refn che sua moglie chiedono consiglio, quest'ultima in cerca di risposte sul suo futuro celate nei tarocchi del maestro cileno. L'amore che li unisce da più di vent'anni, i piccoli drammi quotidiani e le dolci sequenze che ritraggono le figlie, circoscrivono al meglio il racconto sulla figura di un autore che tornerà sugli schermi l'anno prossimo con “The Neon Demon”, con un cast principale questa volta tutto al femminile.

Vincenzo Verderame 28/06/2015

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