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“Amy. The Girl Behind The Name” al Festival dei Due Mondi di Spoleto

La 58esima edizione del Festiva dei Due Mondi di Spoleto accoglie un repertorio cinematografico contemporaneo e semisconosciuto nella sezione “Visioni Eccellenti” per iniziativa di Giorgio Ferrara e la Fondazione Carla Fendi. “Amy” del regista indiano Asif Kapadia apre il ciclo di proiezioni: un documentario interamente realizzato attingendo al materiale d’archivio (filmini amatoriali, home movies, footage ufficiale, fotografie dei paparazzi, interviste e materiali audio in voce off) che racconta le tappe turbolente della vita di Amy Winehouse dall’infanzia alla disastrosa caduta. Tuttavia l’eccellente idea di girare un film “povero”, sostanzialmente lontano dagli schemi tradizionali, non combacia con l’intento di partenza dichiarato dal regista: scoprire “la ragazza dietro il nome”.
Amy Winehouse è stata una delle figure musicali più controverse del secolo che all’apice del successo ha intrapreso un rovinoso processo di autodistruzione e disfacimento, certo, ma è stata soprattutto un’artista versatile e unica nel suo genere: estranea al mondo del pop-rock, partendo dall’influenza jazz ha sperimentato generi come il soul e il rhythm and blues, di solito poco accreditati per lo stardom di massa. È questa essenza che Kapadia, avendo a disposizione un soggetto tanto interessante, non ha colto nel suo film, concentrandosi invece sulle curiosità scandalistiche, sugli amori vertiginosi, sulle dipendenze e le debolezze, su tutto quello che la gente già conosceva e concedendole alla fine una lode di Tony Bennet, magra consolazione per chi ha amato in Amy la cantautrice.
Per questo “Amy” con tutte le sue ingenuità - Kapadia banalmente fa intervenire i testi delle sue canzoni più celebri a commento della storia che procede scandita da fotografie ridicolizzanti - non è dissimile da un lungo servizio televisivo che ricapitola la parabola del degrado di una star.
Questo film, presentato già a Cannes e al Biografilm bolognese, ben prima della sua uscita nelle sale, ha già fatto molto discutere la critica e non solo: la famiglia Winehouse ha preso una posizione molto dura nei confronti del regista accusandolo di pochezza e minacciando di ricorrere a vie legali. Kapadia, da parte sua, difende il suo lavoro sostenendo di aver voluto dare al pubblico un'immagine più autentica di Amy per riabilitarne la fama di artista maledetta: "La sua vita è stata dipinta come una barzelletta dai tabloid, e lei era un animo sensibile: non era abbastanza sicura di sé per far fronte a certe cose". Ma dobbiamo ribadirlo: Amy, artista e donna, meritava un'opera straordinaria all'altezza della sua unicità.

Silvia Maiuri 06/07/2015

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