Il 9 maggio 2026, in occasione della 61.Biennale d’Arte di Venezia, le Procuratie di Piazza San Marco apriranno le porte a una delle retrospettive più attese della stagione: la personale di Lee Ufan.
L’esposizione, che celebra il novantesimo compleanno del maestro, si articola in otto sale attraverso un percorso che abbraccia ben sette decenni di ricerca. Lee Ufan, figura cardine del gruppo giapponese Mono-ha ("Scuola delle cose") e del movimento coreano Dansaekhwa (pittura monocroma), è noto per un’estetica che rifiuta l’artificio a favore del dialogo tra la materia prima e la performance del gesto pittorico. La sua poetica si fonda sul concetto di liminalità: l’opera non è un oggetto chiuso, ma un dispositivo che attiva lo spazio circostante, favorendo un incontro inedito tra la percezione dello spettatore e la realtà del mondo.
Nelle sale delle Procuratie, il dialogo tra l’artificio e la natura si manifesta attraverso l’accostamento di pietre e lastre d’acciaio, oltre alla ripetizione di segni pittorici che esplorano il rapporto con il supporto. In questa configurazione, lo spazio vuoto non è un'assenza, ma un elemento che assume lo stesso valore formale della materia fisica.
Oltre ai dipinti e alle installazioni storiche, la mostra presenta un'opera site-specific concepita appositamente per interagire con le architetture veneziane.
Questo appuntamento, coordinato cronologicamente con una nuova esposizione al Dia Beacon di New York, rappresenta la più importante presentazione dell’artista mai realizzata in Italia, offrendo una sintesi necessaria su un autore che ha ridefinito il rapporto tra corpo, tempo e percezione spaziale.
Curata da Jessica Morgan e ospitata presso lo SMAC Venice (San Marco Art Centre), la mostra si configura come un Evento Collaterale di straordinario rilievo, sancendo la collaborazione tra la prestigiosa Dia Art Foundation di New York e l’istituzione veneziana.
arta Fontana 25/03/2026



